Aldebaran

Aldebaran

È passata la mezzanotte.
Il mare tace e io mi riparo dall’aria fresca e tesa che viene dai monti sprofondando nella poltroncina.

C’è una minuscola luce che brilla insistente là in alto. La vedo nell’esatto momento in cui la mia sera si trasforma in notte, quando maturo all’improvviso la decisione di andare a dormire.

La stella pulsa.
Immagino tra me e lei, come in un sogno ad occhi aperti, o in una fantasia desiderata, un eterno spiraliforme time lapse in cui si susseguono implacabili e veloci sequenze di giorno/notte. Giorno e poi notte. E poi giorno. E poi buio. E poi luce. E poi ancora notte.

E poi vulcani. E immani silenzi. E sordi boati. Fuochi e fumo e spirali di nubi. E eserciti, e polvere, e cavalli al galoppo. E gelo, e ancora fuochi. E verde, e azzurro.
Cosa avete visto qui, voi Stelle, dalla notte dei tempi ad oggi?

Chiudo gli occhi e un vortice mi rapisce. Viaggio in un flusso di immagini, una wunderkammer immaginale che mi mostra tutto: un insetto, una radura, un cielo, una caverna, una piramide, un abisso, una foresta, una statua, un incendio, un mare calmo.
Cose che ho visto e cose mai viste di cui però percepisco l’esistenza.

Aldebaran, luce gloriosa, gigantesco sole, piccolo diamante sulla veste di Nut, sono minuscola, minima, infinitesimale, e ho visto te.
Tra tante stelle, stasera ho visto te.

Aldebaran, riapro gli occhi, sono qui, in questa piccola sfera azzurra e bianca e ti guardo.
Ti scruto dilatando al massimo le pupille nella speranza di intercettare il colore dei tuoi bagliori.

Sotto le Pleiadi, appena percepibili, la tua luce freneticamente intermittente mi pare una soglia.
Che non attraverso completamente per paura di perdermi.

Stella Fissa, pulsante – tu respiri -, senza tempo.
La brezza dei monti diventa un alito siderale, argenteo, e tutto rallenta.

Penso che il tempo vissuto nella forma sia contemporaneamente ingannevole e ambiguo e prezioso.
Fondamentalmente, non lo capisco.
Non ci trovo il senso, diciamolo.
Cioè, stare nel Tempo e farsi domande che lo trascendono sono attività incompatibili.

Il rumore di un’auto che passa mi desta da questo incanto.
O forse mi riassopisce, ricacciandomi in un gioco di ruolo di cui non ho ancora inteso il fine.

Buonanotte gatties

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