La cosa giusta da fare (storia noir)

È Pasqua, ho finito di riordinare casa dopo la partenza dei nipoti ed esco sul terrazzo per rilassarmi un po’.
Prima di sedermi sulla poltroncina, mi cade lo sguardo sulla colonnina di marmo qui vicino e vedo una vespa sul bordo che si muove a fatica, molto lentamente.

Come al solito non mi faccio gli affari miei e con un pezzetto di cartone la prendo per metterla in un vaso, sulla terra, dove sta ricrescendo l’erba di San Pietro.
Non appena posata sulla terra si rianima un po’ ma presto capisco che lo fa perché cerca di risalire verso la luce. Tenta di arrampicarsi sul bordo del vaso di plastica ma scivola e ricade continuamente all’indietro.
Capisco di essere intervenuta a sproposito – come spesso accade – e mentre studio come aiutarla senza farle male, lei trova un appiglio utile nel gambo di una giovane foglia.
Risale la foglia. Per non farla precipitare la faccio appoggiare sul cartoncino che poi metto giù sul mobiletto qui a fianco.
Muove piano le antennine e nel giro di mezz’ora si sposta di pochi millimetri.
Non ce la fa più.
Ha l’estremità di entrambe le ali danneggiata. É opaca. Sembra vecchissima. Ha un’aria antica e polverosa.
Sta per morire.

Mi da pena questa lenta e lunga agonia ma non sento di poter far altro che lasciarla stare.
Penso che la vita, rinascita o no, é un continuo divenire. La vita non ha sentimentalismi. La vita é anche morire.
Questa piccola creatura mi da una lezione esemplare, oggi, che é Pasqua.
La vespa mi toglie fronzoli e seghe mentali e – scritto a parte che é proprio della mia natura – mi insegna a vivere il tempo.

Mentre scrivo questo, dandola per spacciata, riparte in picchiata, veloce e malferma, si avvicina al bordo: sta per fare un volo di 80 cm. Lascio che sia, stavolta, mi dico.
Cade e riparte con un andatura folle e penosa lungo la riga scura della pavimentazione.
Gira di colpo verso il marmo chiaro, verso il il bordo della ringhiera.
Verso la luce, che stavolta è il vuoto.
La blocco, ma lei insiste. Ok.

Vola giù dal quarto piano.
Non avrei potuto vederla da quassù se non fosse che subito si precipita un merlo (credo sia un merlo, tutto nero) a beccare qualcosa, tre o quattro volte, e questo qualcosa si muove ancora. Evidentemente non la trova interessante e la lascia a terra.
Naturalmente vado giù, armata di foglio di carta per raccoglierla, viva o morta.
È decisamente agonizzante, poverina.
Non sta più in piedi e si contorce.
Penso come possa essere brutta una simile fine e mi dico: lasciarla morire sulla pietra del cortile?
No. Ok che ognuno ha la sua strada e la sua storia. Anche e soprattutto un insetto giusto perché ci è quasi sempre invisibile.
Ma, pur dubitando della sanità del mio pensiero, la riporto su perché finisca nella terra.

Perché? Perché intervenire ha un senso. A volte l’essere rigidi nel non voler interferire sconfina nell’indifferenza. E questa non è mai un bene.
Io spesso sono indifferente un po’ per paura un po’ per ignoranza. Colgo l’occasione per fare un primo passo.
La situazione è palese. Non credo di andare contro natura.
É poggiata nel vaso di prima. Ora ha smesso di tremare.
Farò un piccolo buchetto per lei.

Per sicurezza soffio e lei reagisce muovendo lentamente e meccanicamente una zampa.
La vera pietà sarebbe ucciderla?
Com’è difficile fare la cosa giusta!

Forse non c’è la cosa giusta da fare.
C’è solo il fare e la responsabilità di aver scelto.

Ricontrollo: è andata.
La sistemo nel vaso.

La Vita è tutto un entrare ed uscire di scena.

5 pensieri su “La cosa giusta da fare (storia noir)

  1. voglio sdrammatizzare…sai quanti bestemmioni ti avrà mandato ??? 😉
    ps ( ehm a me era capitata stessa cosa con un’ APE come quella della foto. Le ho dato un po’ di miele e si é ripresa :/ )

    "Mi piace"

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