Casa dolce casa

Tempo fa, in un sms in cui giustificavo la mia scarsa disponibilità a causa dei troppi sospesi casalinghi, ho paragonato casa mia all’istantanea dell’universo appena dopo il Big Bang.

Ora la guardo, stazionando in mezzo a quella che dovrebbe essere la sala, con le mani sui fianchi ed un’espressione scorata e capisco che non avevo affatto esagerato con l’ironia.
La verità è che non mi piace più.
La verità è che le cose non sono al loro posto perché non hanno un loro posto.
La verità è che casa mia non l’ho fatta io.
I pavimenti non sono i miei pavimenti. 
Certe piastrelle non sono le mie piastrelle.
Casa mia è pregna di cose non mie: oggetti, sistemazioni, arrangiamenti, destinazioni ed orientamenti non sono stati scelti da me, ma da quella “me” a forma di mia madre, soprattutto, e di mio padre.
Da quella “me” scrupolosamente e vigliaccamente fedele alle radici, troppo poco coraggiosa da chiedersi come avrebbe voluto che fosse veramente la propaggine esteriore del mio essere.
Dov’è casa mia?
Dov’è la MIA casa?
E’ ancora nei nei miei recessi interiori, mai manifestata.
E il senso di smarrimento e di caos che affiora sempre più spesso non è altro che un richiamo di questa mia identità che pretende un legittimo riconoscimento.
Anche se, non voglio dimenticarlo, non è il caso di esagerare con le identificazioni.
In ogni caso meglio eccedere nell’identificazione con me stessa piuttosto che in quella con la mia famiglia d’origine.
Insomma, non si offenderà nessuno. Nemmeno mia madre.
Io temo mia madre.
Voglio essere approvata e confermata da mia madre.
Me la immagino mentre mi dice “Ma sei sema!!”: lei avrebbe cambiato tutto tutti i giorni.
Casa compresa.
Più chiaro di così.
Cominciamo ad eliminare. Yeah!
(ma quando crescerò?)

3 pensieri su “Casa dolce casa

  1. fino a quando non troviamo noi stessi in qualche non ben identificato angolo della nostra anima, non ci sarà mai un casa mia. fino a quando non riusciamo ad essere quello che siamo senza fare vedere ad altri quello che si aspettano da noi, cosa resta della tanto agoniata casa mia.? fino a quando non esiste una spontanea e naturale e soprattutto semplice condivisione, non esiste una casa mia. una casa mia, per come la vedo io, è un sorriso quando arrivo, uno scambio di pensieri anche silenziosi, uno sguardo, e ognuno può aggiungere quello che più ama. sogni ? forse. casa mia non c'è perchè non esiste famiglia e non parlo necessariamente di padre, madre, figli ecc anche se a volte pensiamo questo. casa mia è avere l'anima piena e sorridente, tornare a "casa" e sentire che la giornata passata è stata perfetta. desiderarlo con onestà ci porterà tutti ad avere casa "mia". un abbraccio dal lupotto sognatore che non si vede ma da qualche parte in qualche angolino nascosto trova casa sua semplicemente annusando l'aria. essere "liberi" è un bellissimo casa mia.

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  2. Magnifiche parole. E grandi verità. Ma ogni percorso, un personale percorso intendo, ha necessariamente delle tappe. So che verrà un giorno in cui mi sentirò a casa Mia ovunque ed in qualunque condizione proprio perchè avrò riconosciuto il famoso angolo della mia anima. Ma prima di allora devo maturare e sentire per davvero ogni step, ogni passo avanti.
    Il primo obbiettivo è proprio quello di riconoscere il mio riflesso all'esterno. Poi, superarlo.
    Il lavoro sulla materia è simbolico ed è un grande aiuto. Il lavoro sulla materia è un rituale che rafforza e guida l'intenzione profonda.
    Ripulire per ridisegnare. Svuotare per poter riempire. Cambiare fuori per aiutarsi a cambiare dentro.
    Insomma ho bisogno di raccontarmi una favola per capire..
    Grazie per le tue bellissime parole che, nonostante siano per me ancora un punto di arrivo non ancora raggiunto, condivido pienamente.
    Ciao Lupis

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  3. Che poi si scriverebbe forse "desperate".
    Ma io non sono mica un gatto inglese.
    PS:"Essere liberi è un bellissimo casa mia" si aggiudica l'oscar.

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