La stanza del Caos

Adesso vi scrivo un po’ un’altra cosa da libro Cuore.
Devo svuotare la stanza del Caos. Ci metterò un tempo infinito.
Tutti hanno una stanza del Caos. La mia toglie veramente il fiato.

Certamente l’ho già scritto, ma lo riscrivo: in quella stanza ho un futon bello spesso 2 metri x 2 arrotolato, un lettino per massaggi accuratamente ripiegato, un tavolo quadrato che diventa il doppio di se stesso (e ora, ovviamente è espanso alla massima potenza), un cavalletto grande da studio in legno con quadro incompiuto e gigantesca cartella dei disegni, un cavalletto piccolo con altro quadretto incompiuto.
Io stessa sono incompiuta. Sono un po’ interrotta.
Sarà meglio che mi dia una mossa.
Nella stanza c’è anche un grande mobile a parete in cui sono occultate quantità industriali di tela e stoffa, carta, cartone, colle, nonché vernici all’acqua da esterni, scatole, vasetti di vetro, libri, ritagli di pellame, nastri di stoffa, nastri adesivi, catenelle di metallo, chiodi, ganci, cacciaviti, morsetti, martelli, metri, squadre, pinzatrici, taglierini, pinze, colori acrilici, colori ad olio, solventi, sacco a pelo, vecchia enciclopedia, guide turistiche, due vecchie lastre mediche utilizzate per aprire una serratura reticente e per togliere la polvere sotto le porte.
Mac Gyver non me la fa.

Da quando non c’è più mia madre, la stanza ha ereditato anche un mobile bianco con dentro ogni ben di Dio che va ben oltre il kit della piccola sarta, la macchina da cucire con tanto di mobiletto (aperto, con sopra un paio di jeans in fase di lavorazione).
Insomma, compreso lo stendino che va e viene ogni due giorni come sua sorella Asse da Stiro, capite bene che non ci si entra più.
E non ho nemmeno vergogna a dirlo perché io sono così.
Ora ho deciso di eliminare il mobilone che tiene troppo spazio e ha parti di se praticamente inutilizzate perché inutilizzabili. Ho trovato un brav’uomo che se lo prende come mobile per il soggiorno (perché é un mobile da soggiorno).

Insomma questa inutile e lunga premessa per dire che sono alle prese con i tessuti. Una volta cucivo.
Ora mi limito a fare la fodera ad un materassino oppure ad accorciare – di malavoglia – i jeans.
Più della metà di queste stoffe erano di mia madre e io sto facendo una fatica bestiale ad eliminare quello che, in realtà, non mi serve affatto.
Mentre faccio la scansione mi ritrovo il jeans ritagliato dalle sue gonne (“il jeans non si butta. Serve sempre”), vecchie lenzuola sbiadite che “si tengono come stracci per quando pitturi”, imbarazzanti quantità di tela di cotone bianca di una volta “che è un delitto buttare” (ma questa non la butto no).
Possibile che ogni riordino profondo sia una audace psicoterapia?
In più – come diavolo sono fatta? – saranno un paio di mesi che mi è risalita la voglia di dipingere. Andrebbe assecondata. Anche se faccio dei paciughi è e resta un’attività dello Spirito. E tutte le volte che entro in quella stanza mi dico “no, non posso. Prima devo mettere a posto”.
Come si gestiscono lo Spazio e il Tempo?
A-I-U-T-O.

8 pensieri su “La stanza del Caos

  1. Favolosa sorella di arrampicate… il riordino primaverile è sempre molto profondo (appena fatto oggi)

    “Come si gestiscono lo Spazio e il Tempo?”
    Semplice e allo stesso tempo dannatamente difficile, trovando il sendo del Tempo (TEM-pus) nello Spazio (TEM-plum) 🙂

    Mi piace

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