primo Atto interiore

Chiudo gli occhi, magari sento di più. Magari sento meglio.
Niente da fare. Non ti trovo.
Io non ti trovo.
Non ti percepisco se non nei frammenti tuoi, incassati per sempre nelle mie fondamenta.
E’ ridicolo: ti cerco dove abitano i miei fantasmi. Ma tu sei reale!
Non è dignitoso che tu venga cercata là dove si trovano le mie effimere passioni.
Ma non saprei dove altro indagare.
Non ti chiedo nulla, non voglio un segno. La paura mi frena.
E che non siano intoppi ne rallentamenti nella tua trasformazione.

Se m’avessero detto che avrei conservato l’oggetto peggiore, non ci avrei creduto.
Invece si: scorgo la tua maglia passando vicino all’armadio, la guardo, tentenno ma poi la prendo.
Solo l’amore può farmi sentire te attraverso il profumo del detersivo.

Mi manchi in un modo molto sottile ma per questo non meno profondo.
La nostalgia di te è come una nebbiolina discreta che non mi toglie la vista ma che smorza i colori.
Il dolore lo confino in parte nella ruvida armatura di una fredda vendetta.
Una vendetta per te. Una specie di riscatto, tardo ed inutile. Forse.
Nemmeno so se potrai capirlo ora. Ora che hai lasciato un niente dietro ad un muro quadrato.

Io ci vado spesso, sai. Ma tu non puoi essere lì. Non ha senso.
Non puoi essere lì dove la natura lentamente si riprende le sue forze.
Non puoi essere lì dove si sfalda un mero veicolo.
E’ veramente assurdo: ritorni al tutto, al caos, rinunci all’ordine di una struttura visibile e prevedibile e così, come te, stanno facendo tutte le cose che sono state tue, che hai nutrito tu, che hai cominciato tu.
E poi dicono la fantasia.
Quando vengo da te, dall’idea che mi rimane di te, qualche volta, davvero, chiudo gli occhi e qualcosa mi pare di sentire..
Solo una flebile traccia, come una vibrazione più tattile che sonora.
Il decadente gancio che ti ancora, maldestro, all’idea che noi abbiamo di una tua presunta residua materiale presenza.
Il vincolo rituale che ti abbiamo infilato in tasca nella speranza che tu ti possa ricordare di noi.

Lo so che sono un’ipocrita: queste parole, alla fine saranno per me.
Tu sai già tutto. E, come sempre, intrisa di una elevatissima comprensione, mi lascerai fare, con la tua pazienza tipica di madre che da, senza chiedere niente.
Ciao

4 pensieri su “primo Atto interiore

  1. è da piangere…. ma con me certo ci vuole poco… e la Anna si merita non solo la commozione, si merita il nostro cuore puro, il nostro ricordo, il nostro rispetto, la dolcezza che proviamo pensando a lei.
    Mi fermo. Non riesco ad andare avanti.
    Non è giusto.
    Basta.
    Ciao.
    Ba

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...