Autocombustione

Dirò cose che non mi fanno onore.

Succede così: mesi, se non anni, posseduta da un’ossessione.
Faccio tutto da sola. Nel senso che sull’onda di una fugace idea o, più spesso, di una altrui frase – magari pronunciata distrattamente e prontamente fraintesa dalla sottoscritta – se adeguatamente insoddisfatta, o annoiata, o bisognosa, mi fisso su qualcosa, o, quel che è peggio, su qualcuno.
E metto in moto attori, scenografie, luci e camera.
Di solito viene fuori un bel kolossal.
Perché mica faccio le cose al risparmio, io. (Perché io valgo.)
Galleggio per un sacco di tempo in un oceano di tira e molla, di “si” strettamente intrecciati con dei “no”, di illusioni e delusioni,
di calme piatte (poche) e vigorosi moti ondosi (molti).
Nel mentre, raccolgo pazientemente ed impilo ordinatamente tutto i Pro e tutti i Contro che si succedono nel quotidiano.
Mentre l’Ignaro Protagonista, o la Situazione che va per i cazzi suoi secondo piani prestabiliti dal Fato, procedono per nulla scalfiti dalle mie tragedie greche (interiori..) che cerco di nascondere piuttosto bene, i due cumuli crescono e si ordinano nel tempo.
I Pro creano, nel divenire, un’affezione o un’attitudine, a seconda dell’oggetto delle mie manie, tutto sommato sana. Certo, una volta decurtate le somme di segno contrario.
I Contro si organizzano in una specie di blob composto da una consapevolezza che germoglia, da un crescente senso di rinuncia e da una specie di etica, sconosciuta in natura (nella Mia natura), che si forma piano piano, di pari passo alla progressione della mia maturità.
Per quello ci vogliono mesi, se non anni.

Poi, ad un certo punto, una sconosciutissima frazione di me, che ospita le suddette due sacre colonne, che paiono tener su una specie di temporaneo tempio, si satura.
In un secondo, senza nemmeno la famosa goccia che fa traboccare il vaso, la quota di coscienza dedicata al film raggiunge il punto di maturazione. Matura di colpo e cade.
Le colonne si sgretolano, si rimischiano tutti i mattoncini, viene fuori un fragore tremendo e un polverone pazzesco, io non capisco più un cazzo e per evitare lo sgomento mi riempio di sdegno e mi arrocco in un altissimo senso di Me. (Perché io valgo – 2).
Come con una sostanza misteriosa che si possiede dentro, che fermenta, che si scalda, che nutre una fiammella e che all’improvviso si incendia, essa stessa, senza rimedio. Purificandomi da un quasi-fallimento, da un’ambizione frustrata, da un errore di percorso, da un grossolano sbaglio. Una combustione spontanea, maturati tempi e condizioni.
Come, anche, una specie di cosa “a orologeria” tipo: se non premi in tempo (quanto tempo?) il tasto rosso, questo progetto di autodistruggerà inesorabilmente e le ceneri dell’esplosione mai si ricomporranno per salvare il salvabile, mai, mai e mai più.

In un primo momento c’è un vuoto tremendo. Un Nulla totale. Un E Ora?.
Poi si passa alla discesa nel profondo che permette di riposare e rigenerarsi.
Al momento mi trovo lì. E non ho nemmeno voglia di fumare.
Yeah!
(Mettete giù quel telefono! Lo psichiatra è inutile.)
(Semmai una maestra d’asilo.)
(Forse rivoglio la mamma. Boh.)

4 pensieri su “Autocombustione

  1. tu vali. non sentiamo la necessità di ritrovarci fra 100 anni su qualche illustre libro di storia, forse dobbiamo guardarci allo specchio e vederci l’anima, lasciarci andare senza chiedere e quando meno te lo aspetti, quando nemmeno ci pensi, troverai il sorriso di qualcuno, il palmo di una mano aperta, ci metterai quello che vuoi tu in quel palmo che si prenderà cura della tue debolezze, delle tue speranze, di un momento di confusione, della tua gioia.. c’è sempre qualcuno per ognuno di noi, gatti, lupi, o tutte quelle speci che entrano nel gruppo del “bestiario”. e si ricostruisce si fa un altro film. ciao
    e dai sempre io, solo cuore niente testa.

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  2. Meno male. Di “tutta testa” ci sono già io.
    Quale confronto con un’identica controparte?
    E poi. Lasciarsi andare, si. Ma come?
    E io,che ancora me la tiro perchè mi credo annoverata in un bestiario..
    (Io, l’aspirante Gatto.)
    Magari.. Le “bestie” Vivono. Senza ragionarci troppo sopra.
    Cavolo, è tardissimo.
    Buonanotte. Nel bosco e nella fattoria..

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  3. “rifiutati di cadere. se non puoi rifiutarti di cadere, rifiutati di restare a terra. se non puoi rifiutarti di restare a terra, leva il tuo cuore verso il cielo, e come un accattone affamato, chiedi che venga riempito, e sarà riempito. …. “
    (storie di donne selvagge. c.p. estés)

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  4. Magnifica. Grazie..
    In fondo un pò così la sono: a volte mi lamento, piango, mostro tutta la mia debolezza, mi sento una derelitta…
    Ma sempre più spesso, e sempre con meno lentezza, nel bel mezzo della crisi capovolgo la visione e faccio del mio andare alla deriva una nuova opportunità, una nuova forma di libertà e di ricchezza.
    Dai Gatto, che ce la puoi fare.
    (anche tu Lupo, ovviamente)
    (e poi, buona giornata)

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