Fobie del solstizio d’Estate

Solo a leggere la parola mi parte l’input nervoso per l’orripilazione.
Ragno. Ragni.
Una parola onomatopeica per iscritto.
Cinque lettere che evocano l’Abisso.
Patisco anche un po’ i serpenti, le bisce e tutto ciò impunemente e subdolamente striscia.
Ma il rettile ha un suo perché, benché remoto, che lo investe di mistero e di vitale sensualità.
Il ragno è orrore puro. E’ quello che senz’altro ti attraversa il lenzuolo, in prossimità delle costole – se va bene – la notte, mentre tu te la dormi ignaro.
Il ragno è silenziosa violazione del tuo spazio. E’ pedante strategia, subdola trappola. E’ quello che ti colpisce perché sbagli tu. Tu che hai scambiato per pizzo o luccicante cristallo una setosa letale ragnatela.
E questa è il segno dell’immobilità e della stagnazione, del vuoto e dell’assenza. Non sto a spiegare il concetto, mi sembra ovvio.
Il ragno è il trait d’union tra il mondo onirico e l’angolo della tua stanza.
Il ragno è il grumo mobile delle tue paure.

Oggi ne ho stanati diversi, grazie al tubo telescopico chilometrico dell’aspirapolvere di mia cognata.
Il mio non ce l’ha. Domani compro l’aspirapolvere come il suo.
Un po’ mi facevano pena: non dovrebbero fare una brutta fine, come nessun essere vivente non dovrebbe mai fare una brutta fine, solo perché io ne ho il terrore.
Ma come si dice? Mors tua, vita miao.
Sarebbe più etico e naturale se finissero nel tubo digerente primitivo di qualche arcaico predatore dalle brutte sembianze (uno che si ciba di aracnidi deve essere l’immagine stessa dello schifo, l’incarnazione dell’incomprensibile, il Male).

Mi procurerò una colonia di gechi. I gechi mangiano i ragni?
Poi, però, avrei paura dei gechi. No.
Forse le lucertole? Le lucertole sono graziose..
Forse li mangia anche lo squarcababbio?
Lo squarcababbio è brutto quanto basta, ma mi è simpatico e mi libererebbe altresì delle zanzare: unica specie vivente verso la quale non nutro alcuna pietà.
Domani chiedo a Don Natal.

2 pensieri su “Fobie del solstizio d’Estate

  1. esiste una specie di ragno piuttosto comune e molto diffuso sul territorio italiano che appartiene alla categoria
    "staubsa Ugerae". questa categoria molto più rispetto ai suoi famigliari diffusi in tutto il mondo, ha una straordinaria capacità di adattamento, riesce per sfuggire al pericolo, a raggomitolarsi per trasformarsi in una pallottola e se necessario rotolare via a incredibile velocità oppure appiattirsi fino a diventare inesistente. questo consente all'animaletto che tra le altre cose possiede uno straordinario ingegno architettonico, di uscire persino da alcuni prolungamenti telescopici, (vedi aspirapolvere) per ricreare nuovi geniali costruzioni negli angoli della casa di ognuno di noi. e magari cattura qualche zanzara ……. speriamo bene

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  2. "Il ragno segnala un lato inconscio della vita che si mantiene legata ad una esasperata "coazione a ripetere", la fatica di qualcosa che non abbia ancora trovato spazio sufficiente per recuperarsi alla dinamica universale.
    In questo senso la comparsa del ragno può essere interpretata come una richiesta d'aiuto all'uomo affinchè si apra ad una dimensione più ampia."

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