È l’inizio di una notte.
Ho indossato una giacca pesante e sono qui ad ascoltare la pioggia,
protetta dalla terrazza e da una semioscurità che ora mi è affine.
La pioggia è la voce del cielo per la terra.
È un dono, una musica; un canto, un atto d’amore.
Un suono primordiale, radicale, universale.
I ritmi della naturale caduta si sovrappongono al gocciolio delle gronde
su altre superfici e al sottile suono dei rivoli raccolti in certi dove,
in una sequenza apparentemente regolare che a tratti si interrompe o si impenna come per mano di un invisibile solista.
Piove, in questo ennesimo famigerato Aprile.