La coscienza, il nuovo e la paura dell’ignoto

Penso alla coscienza come un fiume, contenuto ovviamente da argini. Due argini per l’esattezza (ecco perché il fiume!): ripescando il concetto della dualità e dell’imprescindibile costituzione di ogni cosa come coppia di opposti, abbiamo l’argine delle cose percepite come positive, piacevoli, costruttive e l’argine che sagoma il confine nella nostra parte oscura (negativo, dolore, distruzione).
Il fiume che sta in mezzo è la totalità del vissuto cosciente dell’individuo che corrisponde, inoltre, alla totalità degli elementi utili alla costituzione della percezione.

Di fronte ad uno stimolo nuovo (non ri-conosciuto) vari elementi idonei alla circostanza, contenuti nelle profonde acque del fiume, si organizzano in un modo nuovo, in una nuova forma, una nuova molecola che trascende la semplice combinazione matematica dei singoli e genera una nuova vibrazione, un nuovo sentire, una nuova realtà che va ad arricchire il materiale già esistente: il fiume si ingrossa, gli argini si spostano ampliando il letto (il potenziale) del fiume-coscienza.

Certo è che l’acqua che aumenta non si impone solo su di un argine, ma cambia i confini in entrambe le direzioni: la coscienza si espande, si eleva conglobando le nuove informazioni, ovvero maggiori possibilità di conoscere e riconoscere e, in definitiva, aumentando l’ampiezza e il potere della successiva percezione.
E’ come una spirale ascendente che accresce la possibilità di sperimentare, nel bene e nel male, e di sostenere eventi nuovi e, di fatto, ancora appartenenti al lato dell’esistenza ancora celato nell’inconscio dell’individuo.
Ancora non vissuto: ancora non integrato.

Se scopo dell’evoluzione è tornare all’unità originaria (allo stato indifferenziato) con consapevolezza, l’integrazione di quella parte del Tutto che ancora non conosciamo è il motivo dei nostri sforzi nell’abbattere le varie separazioni, nel tentare di divaricare ulteriormente gli argini, sperimentando tutto quello che manca.
E’ il tentativo di integrare ciò da cui ci siamo separati durante il processo dell’individualizzazione, per poi tornare al Padre – per così dire – coscienti di esserne parte costituente.

Uff, i miei pensierini. Sono tutta sudata.

3 pensieri su “La coscienza, il nuovo e la paura dell’ignoto

  1. Come fai a scrivere così bene? è un grande dono.
    Scrivi bene sia per la profondità dei pensieri che per la forma.
    Brava dunein
    un bacio grande
    Ba

    Mi piace

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