Non capisco una cosa

A dire il vero non ne capisco molte.

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L’inverno è arrivato.
Il freddo secco sotto la volta stellata mi pare quasi piacevole.
Non regge il paragone con il tepore di un clima mite ma anche il freddo
ha il suo perchè.
E’ una qualità fisica che ho imparato ad apprezzare nel tempo
ed è qui che mi accorgo di come si cambia.
Sembra che io stia parlando di una banalità, mi rendo conto.
Ma capisco che se arrivo ad assaporare l’aria frizzante sul volto, sono pronta per una serie di altre cose che prima non sfioravano nemmeno l’anticamera della mia mente.

In fondo il rigore mi piace. Il rigore del freddo, ad esempio, un limite fisico. E del Limite inteso nel suo senso più ampio.
Il rigore è quella gabbia entro la quale si svolge e si sviluppa la nostra reale libertà.
Senza confini non esiste il concetto di libertà.
Può sembrare una contraddizione in termini, ma è così.
E’ una lezione che ho imparato qualche anno fa.
I confini sono la misura della nostra esperienza. Definiscono l’ampiezza del nostro movimento. Ci qualificano in quantità, in specie, in orientamento.
I confini vengono definiti con l’esperienza e di essa ne sono la bandiera.

A pensare che tolti false credenze e condizionamenti vari, dei confini rimane solo il Rispetto (verso sè e verso gli altri) viene quasi una specie di vertigine.

(ascolto: il sordo fruscio del sonno che sale.)

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