Il mattino

Il Gatto si alza a fatica come sempre. Si lancia in bagno.
Avrei voluto scrivere, per una faccenda di stile, che si trascina in bagno.
Ma il trascinarsi, che evoca attrito, movimento frammentato e, soprattutto, una certa lentezza non è una descrizione veritiera: il gatto si teletrasporta fulmineamente in tempo zero poiché l’ora giusta è già un remoto ricordo.

Rumori d’acqua, di cassetti che scorrono, di tappi che cadono.
Rumori di jeans che risalgono, di anelli che tintinnano, di cassetti che si chiudono.
Rumori sordi di spalle contro porte o di piedi contro lavatrici.
Cupi mutismi nell’ultimo sguardo allo specchio e tappetini che si arricciano sotto la spasmodica dinamica di una pendolare in eterno ritardo.

Entro poche decine di minuti, questa frenesia fulminea e compulsiva lascia il posto ad uno stato catatonico che si protrae indefesso fino alla deglutizione del primo boccone di brioche.
A volte, nonostante il soddisfacimento del primario bisogno, l’abbiocco si radica in profondità e si protrae fino a tarda mattinata. Mi sposto nello spazio con lentezza, mi sento ripiena di ovatta e lo stupore che disegna i miei tratti è segnale inequivocabile di totale inaccessibilità agli sparuti files della mia mente.

Il buongiorno si vede dal mattino.

2 pensieri su “Il mattino

  1. È arrivato il momento, Scorpione, di scegliere come grido di battaglia la parola “sì”. Il mondo ti sta chiedendo di diventare più grande di come sei, più straordinario di cinque giuramenti di sangue e forte come la luna piena che sorge dietro la montagna

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  2. Significativo auspicio ad una che ha fatto spesso del “no” la sua bandiera. Una faccenda inconsapevole, naturalmente, un “no” interiore, inconscio, un afflato sommerso, costante e ripetuto del sabotatore che abita in me. (e chissà in quale stanza, vorrei sapere).
    Tutta roba nascosta. Difficile da controllare perché difficile da indentificare, isolare, estromettere o consumare.
    A parte un episodio di circa 40 anni fa (si, 40) che vede una giovane donna con una bambina in braccio:
    “R. saluta la signora”
    “No.”
    Un No cosciente che vale da solo 10mila “Si”.
    Quelli erano tempi!

    Dire “si”.
    Aprire le porte, sciogliere i confini, espandersi, compenetrarsi con il resto, inspirare profondamente e non trattenere. Non trattenere più.

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