Progetto

Mi incanto, stanca del rincorrersi dei pensieri, dei tentativi di ragionare cose impossibili da razionalizzare e accedo accidentalmente a quel mondo fatto di immagini casuali e paesaggi surreali non strutturati.
Ci metto un attimo ad entrare in quel non luogo che in passato cercavo di conquistare con sensibile sforzo e disparate tecniche.
Mi fermo un attimo e nell’immobilità si apre il sipario che si sovrappone alla visione reale rivelando tutta la mia incoerenza, tutto il mio caos e tutti i sentieri possibili che pur essendo assolutamente a partata di mano, sembrano lontanissimi.
Vedo il mio campo pieno di scorie e particolari inutili.
Riesco ad intercettare gli ostacoli nascosti dietro alla mia presunta ricchezza interiore e comprendo che la frammentazione attraverso la quale mi esprimo è una ricercata e sofisticata via di fuga.
Il coltello che mi apre e mi esplora così profondamente e minuziosamente è un meraviglioso e spaventevole dono per questi miei anni.
Ho la voglia di entrare in questo paesaggio con un grande sacco nero in cui buttare piccoli arabeschi ormai deformati, decorazioni inutili e fuorvianti, frammenti di spazio-tempo ormai inerti da tempo.
Ho voglia di ripulire al massimo per trovarmi.
E per fare questo ho bisogno di uccidere tutto quello che sono stata fino ad ora.
Ho bisogno di estirpare tutto in tutto l’orto, dissodare la terra.
Ararmi, confondermi con il caos primigenio, destrutturami e tornare vergine.
E tutto questo forte impulso di distruzione – che potrebbe preoccupare più d’uno di voi che leggete – anziché abbattermi e rendermi ad un inquietante oblio, mi accende una fiamma, mi rivivifica, mi fa vibrare, mi espande.
E mi lascia intravedere una guizzo di Libertà.

Il percorso pare lento ed articolato. Ma non mi fermerò.

2 pensieri su “Progetto

  1. “Solo l’incapacità di udire la voce della nostra vera essenza ci fa apparire improvvisi e inaspettati gli eventi della vita. Mentre nella misura in cui sentiamo di essere anima, diveniamo anche coscienti di stare materializzando tutto ciò che ci accade momento dopo momento. La conseguenza di questo nuovo atteggiamento è che svanisce ogni paura e diveniamo finalmente liberi”.
    La semplicità del genio!

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  2. Il cuore del disagio è proprio questo: la mia Essenza mi è in larga parte sconosciuta. La immagino come dentro ad un prisma – apparentemente inaccessibile – che si manifesta attraverso dei riflessi: mille sfaccettature, mai la totalità.

    Per troppo tempo nascosta e dunque inascoltata qualche volta si è fatta strada tra le innumerevoli guaine lanciando qualche segnale che io non ho mai saputo cogliere. Segnali che mi sono stati riferiti dall’esterno. Segni a cui non ho mai creduto, che non ho mai riconosciuto.
    Come stupirsi di tanta insicurezza? Della mia autosvalutazione, della mie innumerevoli paure (che sono anche stufa di citare, ormai)?
    Ok. Ora so.
    Sarà un parto travagliato. Ma sarà un parto!
    Grazie all’ostetrica per il suo aiuto.
    (ma io devo continuare a spingere)

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