Solo io, ancora

Cani lontani abbaiano.
Non sapevo di uccellini notturni, che cantano allegramente come se il Sole fosse già vicino alla sua rituale quotidiana rinascita. Ci sono anche loro.
Sono passati dieci minuti dal pezzo che ho scritto prima.
E i rumori di questo regno sembrano moltiplicati. Ed amplificati.
La campana del paese vicino, con una certa gentilezza, mi richiama all’ordine.
Vado immergermi in un’oscurità ancora più profonda di quella che il mio occhio, ora, comincia a conquistare nell’intravedere le forme notturne in modo sempre più nitido.
Un’oscurità, quella del sonno, spesso da me mal compresa e non rispettata.
Un buio quotidiano che stasera mi sembra meno misterioso.
*

Solo io

Bene. Sono quasi le 22, sono sperduta nella campagna piemontese in un posto che pare magnifico (è buio) ed ha il suono di un rigagnolo, di qualche grillo, qualche ranocchia, sembra, lontana e di alcuni fievoli occasionali rumori del mio intestino.
Sono seduta fuori nella parte antistante l’ingresso di questa cascina. Ci sono degli arredi carini, semplici. Un tavolino di ferro e marmo, qualche poltroncina e un divanetto di vimini. Se mi muovo troppo – come quando allungo il braccio per centrare il posacenere – si accende la luce. Una luce intelligente, a tempo, con fotocellula, contro gli sprechi.
Mi sono fatta una sigaretta a mano: in un posto così pare stonato accendersene una già fatta, “commerciale”. Sarà ipocrita come osservazione – e come scelta -, ma seguo l’onda. La mia onda.
Internet non funziona. O meglio, funziona a rilento. A rilentissimo. E la batteria è quasi scarica e non mi sembra il caso di insistere. L’unica cosa che posso fare è scrivere qualcosa prima di andare a dormire.
Anche la musica sarebbe un di più, mentre ascolto rumori di insettini tra il fogliame e questo ipnotico gorgoglio d’acqua.
Ho un certo timore verso questo silenzio. E non parlo di silenzio acustico.
Ho sentimenti ambivalenti. Si fa un gran dire (non io) che certi viaggi si fanno da soli. Si.
Ma un po’ di incoraggiamento non guasterebbe.
Ho timore a fare quello che voglio di più al mondo fare. Non sarei sincera se non fosse così. Probabilmente farei finta, come ho fatto altre volte.
Il vero lavoro, al di là di quello che accadrà con gli altri, lo comincio stasera, da sola.
Anche se, ad essere sincera, quando certi mostri personali non si palesano, questa dimensione sacra mi è affine: la conosco da una vita, e ci sto bene dentro. Anche se era un pezzo che non me la permettevo.
Credo che i momenti più simili a questo io li abbia vissuti nell’infanzia. Quando tranquilla giocavo con le mie cose semplici, povere, essenziali: pietre, piante, pezzetti di legno, l’acqua del torrente. Giocavo in silenzio, e, mentre cercavo il perché delle cose con viva curiosità, sapevo che tutto era così perché tutto era così. Semplicemente.
Diciamo che da piccola ero più sveglia.

Sto entrando in uno spazio delicato, nel quale si entra piano piano, e dal quale dovrò uscire piano piano. Cercando la forza di farne una vera conquista, senza scaricare tutto subito alla prima chiacchierata.
Per non rimangiarmi tutto ciò che ho detto, dovrei pubblicare sul blog.
Non ne parlo di sicuro con nessuno in questo contesto. Non ora, nè domani.
Non so se riuscirò con i mezzi che ho a disposizione.
Se non riuscirò stasera, pazienza. Resterà solo una cosa mia.
Buonanotte
Soror …. (sento che in questi giorni troverò il mio Nome)

Easter Egg 2012

Scuoto l’uovo, ma non cilocca niente.
Quest’anno niente sorpresa, solo spazio vuoto.
Proprio quello che mi serviva.
Buona Resurrezione a tutti quelli che ce la faranno.
Buona Pasqua..
Con tutto il cuore.

Un canto antico

È l’inizio di una notte.
Ho indossato una giacca pesante e sono qui ad ascoltare la pioggia,
protetta dalla terrazza e da una semioscurità che ora mi è affine.

La pioggia è la voce del cielo per la terra.
È un dono, una musica; un canto, un atto d’amore.
Un suono primordiale, radicale, universale.

I ritmi della naturale caduta si sovrappongono al gocciolio delle gronde
su altre superfici e al sottile suono dei rivoli raccolti in certi dove,
in una sequenza apparentemente regolare che a tratti si interrompe o si impenna come per mano di un invisibile solista.

Piove, in questo ennesimo famigerato Aprile.