Don Livio

Mi piace Don Livio.
L’ho incontrato stamattina in via Roma mentre tornavo a casa.
Mi ha detto “ciao” soffocando uno sbadiglio interrotto dal nostro incontro.
Don Livio è dannatamente semplice, naturale e umano e sembra refrattario a qualunque etichetta. Anche a quella di Prete.
Non ha alcun valido motivo per dirmi Ciao anziché Buongiorno: non sono una ragazzina e, soprattutto, non frequento la chiesa da almeno 30 anni.
Salvo per un paio di episodi funebri che mi hanno vista per forza in prima linea, nelle panche davanti. Quelle che non sei nemmeno comodo se vuoi fare una cosa insensata come guardare tua madre o tuo padre sforzandoti di immaginarli dietro quattro centimetri di legno: ti devi girare di lato. E la gente dietro ti può scorgere. E ti fai il problema se piangi perché ti pare di fare un copione scontato, e ti fai il problema se non piangi perché hai paura di sembrare anormale.
Comunque per lui io sono loro. La loro figlia. Quella che abita a 30 metri dalla chiesa, passa sempre e non si ferma mai. Lui mi dice “Ciao”. Mi piace anche per questo.
Don Livio è un uomo di quelli la cui parola penetra senza l’ausilio di vesti e cerimoniali.
Don Livio è l’uomo della Rivelazione, nel senso stretto della parola: verbalizza cattolico ma ti parla della spiritualità. RI-vela i fondamenti con un linguaggio cristiano che nel tempo, trasformato in ripetitivi mantra che il popolo ripete mente pensa all’arrosto che mangerà dopo messa, è diventato il mezzo della chiesa per veicolare il dogma.
Concetti sacri, le cui forme, svuotate dall’originale contenuto, vengono riempite dai principi della non-libertà: dovere, senso di colpa, timore di dio.
Don Livio parla così, ma la sua energia da un senso diverso alle parole: egli ripristina il significato originario, le risacralizza, le rende di nuovo vive. E la rende fruibile a tutti.
Don Livio, il rivelatore.
La sua predica la ascolti volentieri: a fronte delle solite voci monotone ed annoiate, farcite di termini ecclesiastici un po’ snob e dalla consistenza inesistente, lui parla semplice. Chiaro. E anche poco. Ma i suoi discorsi hanno un peso enorme.

Io non vado mai in chiesa. Salvo quando sono un po’ confusa ed abbattuta e passo di li. E vado a sedermi di fianco alla statua della vergine, in un involontario spontaneo atto di blasfemia, per meditare sulla mezzaluna ed il serpente che stanno sotto i suoi piedi. Ho capito molte cose negli anni, guardando quella statua.
Sto un po’ seduta li. Poi guardo gli stucchi dorati, passo in rassegna tutte le statue presenti, in assoluta neutralità, con un apprezzamento puramente estetico. Poi mi alzo e me ne vado, piena del silenzio di un Tempio che non ha nulla a che fare con quelle quattro mura addobbate a festa. La chiesa fisica è un pretesto, un ente facilitatore, un rituale.
Finché in quel posto sarà presente l’energia di Don Livio, non sceglierò altro analogo luogo per rispondere ad un improvviso bruciante richiamo della mia interiorità.
Non so perché Don Livio sia cattolico. Sono affari suoi.
Comunque ha le palle. E mi piace.

Stay tuned with Your God, gatti miei. E buona giornata.

2 pensieri su “Don Livio

  1. brava…non tutti sanno cogliere il vero Don Livio, quello timido ma di grande saggezza che riesce a trasmettere serenità……quello che quando sei in crisi e piombi nel suo studio e senza dire niente chiudi le porte e scoppi a piangere come una bambina…quello che ti guarda e senza dire una parola ti passa un pacchetto di fazzolettini …e aspetta………
    E’ bello sapere che lui è li …..

    Mi piace

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