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La vespa

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Mi sono seduta sulla panchina che ho fuori sulla terrazza, come di consueto, in un attimo di pausa, mentre il riso cuoce, mentre i gatti annusano per l’ennesima volta ogni angolo.
C’è stato l’imbianchino. Nuovi odori. Nuove disposizioni.
Spostamenti, particelle estranee. Un’aria diversa.

Mi gironzola intorno una vespa. Ce ne sono sempre state quassù.
Non me ne curo. Non ho paura. Basta lasciarle fare. Curiosano un po’ e poi se ne vanno.
Invece questa si ferma a mezz’aria per un po’, immobile tra le sue ali vibranti e mi guarda. Ad altezza volto, mi fissa. Come sospesa in un attimo che intercorre soltanto tra me e lei.
Lo fa per un tempo cha a me pare lunghissimo.
L’imbianchino ieri, tutto fiero, mi ha detto di aver distrutto ed eliminato un favo di vespe.
Lo sguardo che posso intuire di questo piccolo insetto è uno sguardo di rimprovero. Come se si fosse fermata a chiedermi: “perchè?”.
In nome della paura si uccidono molte cose.
Inutilmente.

Cosa si mangia stasera?

Certe terre promesse sono come la carota dell’asino.
Tu vai avanti e non la prendi mai.

Nel menù oggi, oltre alla carota dell’asino, abbiamo anche
la sindrome del binario, l’avvistamento della chimera,
il miraggio perfetto, l’epopea del paradosso.
E una serie infinita di rifrazioni, come di due specchi
messi l’uno di fronte all’altro, tali da portare alla follia.
Per non rischiare, vado a dormire.
Buonanotte supergatti.

Il karma, il capriolo e i visceri pensanti

Ore 08.05 circa – Genova, Via invrea. Vista dal 45, guidato da bionda placida signora.

Siccome è estate, nonostante il meteo insista a provarmi il contrario, non ho voglia di ammorbare gli sparuti lettori miei con contenuti pesanti che, in questo momento di travaglio e pulizie, sono il binario preferenziale dei miei visceri pensanti.
E allora volevo risparmiarvi dei lamenti.
Ma tant’è.

Stamattina, perché sono un essere contraddittorio, ho provato quasi piacere ad alzarmi alle sei.
L’idea era quella di prepararmi la colazione Speciale, utile anche a mantenere un peso che non leggo sulla bilancia da almeno tre anni.
Ma poi mi sono detta che la vita non è solo dolore, rinuncia e disciplina (quest’ultima, lo so, potevo fare a meno di scriverla) e nonostante il perdurare della ramata salutistica, ho deciso che una brioche era il minimo che potessi fare per me e per le mie mortificate carni.
Il karma però, che percorre canali inconsueti e spunta là dove l’effetto non c’entra niente con la causa, mi ha colpito sul binario 9 mentre aspettavo candidamente il locale rivelatosi soppresso per tutto il mese di Agosto.

Salto di palo in frasca? Si.
Ieri, mentre tornavo dal Covo, per la prima volta ho visto un capriolo in mezzo alla strada.
Spaventatissimo, nonostante io abbia rallentato fino a fermarmi, ha cominciato a correre inerpicandosi sull’argine e cercando di nascondersi dietro agli alberi. Andava di corsa avanti e indietro senza scappare davvero. Avrebbe potuto farlo. Invece il suo terrore cieco (forse esagero ma a giudicare dal tipo di movimento…) lo legava a me: se si fosse allontanato davvero non avrebbe potuto controllare il mio movimento. Chi lo sa cosa avrebbe potuto fare quella cosa bianca e grossa, con gli occhi grandi e luminosi, che si muoveva lentamente in mezzo alla strada… Per quanto ne sa lui, la mia macchina avrebbe anche potuto volare, si.
La paura è una brutta bestia.
A volte il pericolo immaginato è ben peggio quello reale.
Nella maggior parte dei casi, dico.
A volte si ha paura di una forma intera e quello che ti uccide
è solo un angolo di questa.

In ogni caso, buon Agosto.
Agosto, mostro mio non ti conosco.

L’osso

L’ho fatto bollire, come ha detto Gurpy.
Poi aveva anche detto di lasciarlo al sole molto affinché si seccasse
e si consumasse il midollo.
Questo me lo ero dimenticato.
Quando sono entrata in cucina dove bolliva il pentolino sono stata assalita
da una zaffata di odore macilento ed insopportabile.
Mi è venuto in mente il da farsi. Ma il cuore dell’osso così trattato è veramente insostenibile nella sua naturale manifestazione. Non resistevo un minuto di più.
L’ho miseramente buttato via.
In fondo era un pezzo di zampa di animale lacustre.
Mi spiace perché se le cose fossero andate diversamente oggi pomeriggio,
avrei fatto felice almeno un cane.

PS per i lettori intenzionati a cogliere eventuali doppi sensi:
qui non ce n’è.

Il cane in chiesa

Sono appena uscita (e rientrata fulmineamente, visto l’abbigliamento..) per comprare le sigarette.
Il tabaccaio è appena fuori dalla mia via, di fianco alla chiesa.
Al ritorno ho visto un cane ancorato con un guinzaglio blu al portone principale della chiesa.
Seduto, immobile, in sacra attesa del suo padrone, o della sua padrona (secondo me è il cane di una donna), messo di profilo rispetto all’entrata, fermo e diligente, con lo sguardo fisso su una delle porte laterali.
Mi è dispiaciuto non avere l’altro telefono: avrei fatto una foto bellissima e toccante.

Dalle nostre parti c’è un detto ironico che recita: “Sei benvisto come un cane in chiesa” il cui significato non lascia dubbi.
Il cane in chiesa non può entrare.
Non sei gradito, non ti vogliono, non ti possono vedere, ti è vietato l’accesso.
Il cane, incarnazione della fedeltà, della dedizione, della devozione, costretto a restare fuori dal tempio del sacro, dell’Amore, della bontà (che sia cattolico, è un puro caso) perché “cane”.
C’è forse da chiedersi qualcosa sull’innocenza degli animali rispetto a quella di coloro (o alcuni di questi) che possono entrare nella casa del signore, o è tutto chiaro?

Nuovi arrivi

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Sonnacchiosi linguini d’Amore.