Il karma, il capriolo e i visceri pensanti

Ore 08.05 circa – Genova, Via invrea. Vista dal 45, guidato da bionda placida signora.

Siccome è estate, nonostante il meteo insista a provarmi il contrario, non ho voglia di ammorbare gli sparuti lettori miei con contenuti pesanti che, in questo momento di travaglio e pulizie, sono il binario preferenziale dei miei visceri pensanti.
E allora volevo risparmiarvi dei lamenti.
Ma tant’è.

Stamattina, perché sono un essere contraddittorio, ho provato quasi piacere ad alzarmi alle sei.
L’idea era quella di prepararmi la colazione Speciale, utile anche a mantenere un peso che non leggo sulla bilancia da almeno tre anni.
Ma poi mi sono detta che la vita non è solo dolore, rinuncia e disciplina (quest’ultima, lo so, potevo fare a meno di scriverla) e nonostante il perdurare della ramata salutistica, ho deciso che una brioche era il minimo che potessi fare per me e per le mie mortificate carni.
Il karma però, che percorre canali inconsueti e spunta là dove l’effetto non c’entra niente con la causa, mi ha colpito sul binario 9 mentre aspettavo candidamente il locale rivelatosi soppresso per tutto il mese di Agosto.

Salto di palo in frasca? Si.
Ieri, mentre tornavo dal Covo, per la prima volta ho visto un capriolo in mezzo alla strada.
Spaventatissimo, nonostante io abbia rallentato fino a fermarmi, ha cominciato a correre inerpicandosi sull’argine e cercando di nascondersi dietro agli alberi. Andava di corsa avanti e indietro senza scappare davvero. Avrebbe potuto farlo. Invece il suo terrore cieco (forse esagero ma a giudicare dal tipo di movimento…) lo legava a me: se si fosse allontanato davvero non avrebbe potuto controllare il mio movimento. Chi lo sa cosa avrebbe potuto fare quella cosa bianca e grossa, con gli occhi grandi e luminosi, che si muoveva lentamente in mezzo alla strada… Per quanto ne sa lui, la mia macchina avrebbe anche potuto volare, si.
La paura è una brutta bestia.
A volte il pericolo immaginato è ben peggio quello reale.
Nella maggior parte dei casi, dico.
A volte si ha paura di una forma intera e quello che ti uccide
è solo un angolo di questa.

In ogni caso, buon Agosto.
Agosto, mostro mio non ti conosco.

L’osso

L’ho fatto bollire, come ha detto Gurpy.
Poi aveva anche detto di lasciarlo al sole molto affinché si seccasse
e si consumasse il midollo.
Questo me lo ero dimenticato.
Quando sono entrata in cucina dove bolliva il pentolino sono stata assalita
da una zaffata di odore macilento ed insopportabile.
Mi è venuto in mente il da farsi. Ma il cuore dell’osso così trattato è veramente insostenibile nella sua naturale manifestazione. Non resistevo un minuto di più.
L’ho miseramente buttato via.
In fondo era un pezzo di zampa di animale lacustre.
Mi spiace perché se le cose fossero andate diversamente oggi pomeriggio,
avrei fatto felice almeno un cane.

PS per i lettori intenzionati a cogliere eventuali doppi sensi:
qui non ce n’è.

Il cane in chiesa

Sono appena uscita (e rientrata fulmineamente, visto l’abbigliamento..) per comprare le sigarette.
Il tabaccaio è appena fuori dalla mia via, di fianco alla chiesa.
Al ritorno ho visto un cane ancorato con un guinzaglio blu al portone principale della chiesa.
Seduto, immobile, in sacra attesa del suo padrone, o della sua padrona (secondo me è il cane di una donna), messo di profilo rispetto all’entrata, fermo e diligente, con lo sguardo fisso su una delle porte laterali.
Mi è dispiaciuto non avere l’altro telefono: avrei fatto una foto bellissima e toccante.

Dalle nostre parti c’è un detto ironico che recita: “Sei benvisto come un cane in chiesa” il cui significato non lascia dubbi.
Il cane in chiesa non può entrare.
Non sei gradito, non ti vogliono, non ti possono vedere, ti è vietato l’accesso.
Il cane, incarnazione della fedeltà, della dedizione, della devozione, costretto a restare fuori dal tempio del sacro, dell’Amore, della bontà (che sia cattolico, è un puro caso) perché “cane”.
C’è forse da chiedersi qualcosa sull’innocenza degli animali rispetto a quella di coloro (o alcuni di questi) che possono entrare nella casa del signore, o è tutto chiaro?

Nuovi arrivi

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Sonnacchiosi linguini d’Amore.

Scenari apocalittici

si presentano ai miei occhi interiori se penso di uscire di casa lasciando sole queste due creature.
Matilde alle prese con un nuovo arrivato. Coccolone, mite, affettuosissimo. Piccolo.
Non so che tipo di lenti abbia lei, ma credo lo veda come un cinghialone zannato e demoniaco.
Sono le 7 passate e io, da un’ora buona, sono l’Arbitro Supremo degli Incontri Alieni Cosmici.
Lui si chiama Rossino (non mi si chieda il perché, che poi non è nemmeno un gatto rosso) ma potremmo chiamarlo UFO, viste le scene.
Vorrei postare una foto ma credo attenderò momenti più romantici tra i due.

Gatti svelati

Sono tre anni che blatero qui sopra, canalizzata da una quarantenne piena di perché, e non sapete nemmeno che faccia ho.
Che faccia ho?

Questa qui di fianco.

BUONGIORNO GATTI

Micini 2

Ma cosa sono tutti questi baffi? Baffa! Sei una baffa! BAFFA! BAFFA! Si! Sei una baffa!

Sei morbida come la luna piena

Ma che belle unghiette!Te le mordo tutte queste unghiette… Eh? Te le mordo? Te le mordo queste unghiette?

Di chi sono sti zampini?
Sono di Micini!

Non commento nemmeno.

Micini

Io lo so che è una brava crista.
Quando ci siamo incontrate mi ha tenuto sulla clavicola mezz’ora, senza nemmeno chedersi se avevo le pulci o se stava rischiando una pisciata seduta stante per la (mia) paura o qualche altra non bene identificata emozione.
E’ stato un colpo di fulmine.

Però.
Arriva a casa e con una voce da deficiente si mette a urlare:
Miciniii miciniiiiiii cosa fai li?” (Dormivo e sei arrivata tu!)
Miciniiiiiiii” e mi prende in braccio. Che io non ne avrei sempre voglia.
Lei crede che io le vada incontro. A volte è vero. Sono sempre qui da sola a rompermi le balle quindi mi fa anche piacere incontrare una presenza (nel suo caso, spiritualmente parlando, sarebbe il caso di parlare di “assenza”, ma non voglio essere cattiva dai. In fondo le voglio molto bene). Ma a dire il vero mi avvicino alla porta perché al di là della porta c’è il Fuori… un paradiso di schifezze varie da curiosare.
Va bè.
E poi “Micini”…. Ma non siamo mica in duecento. Perché “Micini”?
Sarà la legge dello specchio. Proietta in me la sua finissima frammentazione.
Non saprei cos’altro pensare.
A parte che mi ha già cambiato nome perché quando ci siamo conosciute mi chiamavo Claudia. E lei ha deciso per Matilde. E va bene.
E “Mattiiii“, “Matiiiiii“. Ma ci sta.
Poi quando parla di me con la sua amica mi chiama “La Cate”. Così ho scoperto di chiamarmi Caterina di secondo nome. E passi anche questa. Io so il fatto mio e so bene chi sono.
Poi è arrivata la volta di “Baffi”.
Ha mica mai visto un gatto senza baffi? Cosa c’è da esaltarsi così perchè ho una folta manciata di baffi?
Adesso c’è questo “Micini”.
Che non sarebbe niente in confronto alle cose che mi dice:

Mi infila la faccia nella pancia e mi dice:
Miciniiii che buon odore di gatto che c’è qui
Guardate che è fuori.
Mi annusa sempre.
Però quando sbadiglio si allontana bruscamente e dice:
Madonna! cos’hai mangiato? Un salamino di dinosauro?

No! Scendi di lì, che è il posto più sbagliato dell’universo!”.

Ma quanto sei bella da uno a dieci?
Mille? Centomila? Milleduecentomila?

Milleduecentomila?

Cos’è questo muso?
Un muso, l’hai detto. Cosa vuoi dire? Sfogati con me gigantessa smarrita.

Cosa sono queste zampe?” mentre mi bacia i polpastrelli. Che igienicamente non è che sia un granché, diciamocelo.
Cosa vuoi che siano queste zampe?, o Essere Diversamente Umano?..

Oppure mentre dormicchio sulla sedia, mi prende il muso e mi sussurra sul naso “ciao Micini vado ad asciugarmi i capelli”.
Lo volevo proprio sapere.

E’ lei che ha adottato me o le cose stanno diversamente?

Fobie 6

È enorme. Con gambe lunghissime e un corpo troppo grosso per i miei gusti.
Se é vero che portano soldi, allora mi aspetto un nutrito bottino. E subito.
E pensare che poco ci manca perché vada in rosso questo mese.
In ogni caso non si deve uccidere. Ma non lo ucciderei comunque.
Lo sposterei solo (molto) più in la da me. SE SOLO RIUSCISSI A CATTURARLO.
O a spostarlo, almeno.
Si è infilato nell’angolo del portoncino di ingresso. FUORI, per mia fortuna.
E non c’è verso a stanarlo. A meno che prenderlo con le mani. Non scherziamo.
E’ chiaro che ha più paura di me, povero.
Nemmeno io vorrei vedere una come me (grossa mille volte tanto) con un espressione simile sul volto.
DOPO 2 ORE CIRCA.
Jessica ha il terrore dei gatti.
Ovviamente non è più venuta a casa mia da un pezzo, data la presenza di Matilde.
Stasera si è fatta coraggio: non solo è venuta da me, ma è anche riuscita ad accarezzare la micia.
E’ vero che la micia ha un buon carattere, è morbidissima ed estremamente docile, ma le fobie sono fobie.
Io non avrei mai accarezzato il ragno, nemmeno dietro compenso in denaro.
(Certo, bisognerebbe sapere QUANTO denaro.)
Jessica ha stanato l’aracnide prendendolo per le zampone che spuntavano dall’angolo e lo ha lanciato nel cortile: “no, no, a me non fa schifo. Non ho paura”.
Data l’espressione [io : ragno = Jessica : gatto], deduco di avere un’amica estremamente coraggiosa ed intraprendente.
Io sono ancora da psichiatria.

Fobie 5

Neanche se ti fossi messo lì con squadra e righello.
O ragno, in perfetta diagonale all’angolo Sud-Est della mia cucina.