La telefonata della perpetua

Ciao papà – ciao
Dove sei? – Sono….
Dove sei papà? – (silenzio)
Papà? – “Papà
Dove sei papà? – Son qui da Fabrissio
Sei da Fabrizio? – Si
Stai bene? – Si
Hai mangiato? – Si
Cosa hai mangiato? – Ho mangiato
Cosa? – Ho mangiato
Cosa hai mangiato papà? – (silenzio)
Eh? Cosa hai mangiato di buono? – (silenzio)
Cosa hai mang… – La past….
….mangiato papà? – La pastasciutta..
(mancato sincronismo tra pause e vocalizzi.
La nostra è una comunicazione intercontinentale).
La pastasciutta? – La pastasciutta..
E poi?- E la carne.
La carne?? Ma di nuovo? Hai mangiato la carne? – Si.
Non devi sempre mangiare la carne!!! – (silenzio)
Hai capito?? – (silenzio)
Papà? – “Papà
Va bè. Stai bene? – Sto bene.
Allora ci vediamo stasera ok? – Va bene
Hai capito? Ci vediamo stasera. – Si.
(in alternativa chiude la comunicazione di colpo senza dire niente)
Ciao! – Ciao.
(in alternativa chiude la comunicazione di colpo senza dire niente)

Confesso che io stessa a volte guardando da fuori la scena, che si ripete sempre più o meno identica almeno due volte al giorno, vorrei che mi richiamasse e mi dicesse, scandendo bene le sillabe:
Romana…”
“eh?”
VapphanCooL!”
Sono una trituraballs senza rimedio.
Altro che perpetua.

E’ temporanea

… questa mia assenza.
Impegnative vicissitudini familiari.
Tutte le energie del Gatto sono volte
alla gestione delle Origini.
Il destino non fa sconti
e qui le forze ci vogliono proprio tutte.

Sette giorni di silenzio

Il Gatto è sparito?
Ha smesso di fantasticare?
Si è divelto dalla trama del pensiero ritorto su se stesso?
Macchè. Mi ero imposta da anni un generico ma rivoluzionario
(per me) progetto : “Fare! Non pensare!”.
E pare che l’Assoluto (l’Universo, Dio, il Gatto Supremo, fate voi, tanto ho perso la fede da un pezzo) abbia obbedito immantinente.

Sono giorni in cui non mi fermo un attimo.
Impegni, quisquilie e scadenze si accavallano senza posa.
Ed io trovo gradevole, se non addirittura intrigante, correre
da una parte all’altra, spuntando finalmente le varie voci
di un elenco di cose da fare che mi attanaglia le caviglie da tempo.

Che abbia tradito la mia proverbiale e pigra procrastinazione?
Che sia impazzita?
Che abbia colto, infine, una quieta saggezza?
Che sia INVECCHIATA?
(Come si scrive un urlo?)

Il tempo passa, certo. Ed io cosa faccio?
Invece di occultarne i segni mi metto nientemeno che le mollettine
in testa, in modo da avere bene bene la fronte (e tutto il resto) totalmente scoperto.
Farlo a vent’anni no, eh?

Buonanotte blog.
Preparo il kit della piccola pendolare e riprendo la mia appassionante relazione con quel tipo intrigante di nome Morfeo.