La stagione fuori posto

Capita che a fine Luglio c’è il cielo di Settembre.
Che stendi un costume usato nel weekend con addosso una felpa.
Che tutto è collegato e non sai se la tua mente segue il cielo
o è il cielo che obbedisce a te.
Capita che non hai mai tempo e all’improvviso ne hai troppo.
E questo non ti salva comunque dall’inefficacia di portare a termine
i quotidiani compiti.
Capita che ho due gatti e tutti e due con un’anomalia all’occhio sinistro.
E che mi scruto allo specchio per trovare in me lo stesso segno.
Capita che la gente fa un incubo e lo crede un sogno.
Che credendolo profetico lo nutre in se fino a materializzarlo.
Capita che alcuni sono vivi ma ne fai un funerale lo stesso.
Capita che alcuni sono morti, e ti parlano all’orecchio meglio di quando c’erano.
Capita che si ha una pena dentro e che la si usi per mettersi un po’ in ordine.
Capita di sentirsi spesso l’ultimo. E scoprire che il verso della fila può cambiare.
Succede di godersi le cose, per quanto umili possano essere,
con la mano del Vero e la pienezza della Dignità. Nonostante tutto.
Capita di fare un lungo e periglioso sentiero per poi scoprire
che la cosa vera è solo il percorso. Non c’è traguardo, non c’è arrivo.

Parrebbe un cliché, ma veramente non ci sono più le mezze stagioni.
O meglio ci sono ma si succedono in tempi sbagliati.
E questo è un grosso problema che riguarda tutti.

In mancanza della cioccolata concludo la cena con un goccio di vodka.

2 pensieri su “La stagione fuori posto

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