Biologia della felicità

Martedì, ore 07.40.
Scriverò. Stando attenta a non scivolare in immagini leopardiane. Ma non sarà facile: parlare di sole, di fresco mattutino, di uccellini che cantano e di silenzi che pian piano stemperano in un crescente e sommesso brulicare nelle vie deserte di una città che si risveglia, è un attimo. Intanto ve l’ho detto. Nella vita qualche cliché è necessario. Comodo, veloce e lo capiscono tutti.
Di tutti i mattini dell’anno – tutti dotati di un fascino peculiare che non sempre colgo, data la fatica mortale di alzarmi e uscire di casa a certe ore – quelli estivi sono i più belli.
Esci di casa e fai entrare tutto il fresco nella pelle con un piacere che fa quasi chiudere gli occhi. Poi dicono che la biologia non c’entra con la felicità. Il corpo vivo ed il silenzio arrestano la mente e, mai come prima, sento chiaramente di esserci. E mi accorgo che i pensieri sono una cosa che posso accantonare, relegare e destinare a più tardi.
Più tardi. Quando una serie di interazioni umane ed urbane mi faranno scendere in quel tessuto complesso e un po’ morboso del quale spesso vado anche fiera: la mia mente. Come la vedo bene ora. Che sistema magnifico. Senza di essa non sarei viva. Che tecnologia raffinata. E quante cose inutili. Che potenza. Che invadenza. Che ricchezza. Che schiavitù.
Più difficile da educare di un gatto. Più rognosa da trattare di una dieta ferrea. Più infiltrante dell’acqua in una spugna secca.
Beh, ora posso scriverlo anch’io con pieno diritto di farlo: io non sono quella roba. Questo è chiaro. Devo solo capire come individuare il momento in cui mi identifico. La porta. Il varco, attraversato il quale, mi personalizzo con tonnellate di esiti esperienziali e innumerevoli modelli costruiti in automatico nel tempo.
In potenza, sono qualunque cosa. In realtà, mi lascio essere come ho scelto quando avevo tre, quattro, dodici, quindici anni o chissà quanti anni, o come ha scelto qualcun’altro per me. Pazzesco.
A questo punto ha ancora senso sentirsi inadeguati se non si corrisponde esattamente alla maggioranza esistente?
Quando penso a questa cosa vedo con una chiarezza agghiacciante la dimensione di certi condizionamenti che vanno ben al di là di quelli familiari. Non è quel complottismo che va tanto di moda. È solo il dolorosissimo parto, ancora in corso, di un senso critico personale ed autentico che mi spela viva. Ma che prima o poi mi salverà.
Buona giornata gattoni. State freschi (se potete),

2 pensieri su “Biologia della felicità

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