L’eterno ritorno

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Ho la febbre e mi sento libera dal “dover” fare tutte quelle cose normalmente ideate o pronunciate dopo, appunto, questa odiosa parola: “devo”.
Mi ritrovo qui con una rivista in grembo, approcciata come fosse un film o un seminario sulla ricerca di se stessi.
Sono un po’ annebbiata e le associazioni mentali corrono libere e velocissime e penso che molte cose di molti anni fa, sono tornate nella mia vita alla grande.
Tutto è ritornato: la lettura delle riviste con quel senso un po’ metodico e rituale. E con quell’infantile (infantile?) abitudine di strappare le pagine con le foto di una bellezza incredibile e con gli oggetti che mi piacciono molto.
Basterebbe aprire la cartellina blu, quella dove conservo i ritagli – che ogni tanto guardo – per capire chi sono.
E’ tornata, tanto per fare insospettabili esempi l’Eau Dynamisante di Clarins, diligentemente scritta nella lista di cose da comprare “prima o poi”, la ricerca dei profumi di Serge Lutens (e li ho trovati!), il cucire un po’ ogni tanto, il mettere mano ai pennelli, l’astrologia, una maggior cura del corpo (che ha un po’ risentito di questa specie di medioevo appena trascorso) e, in definitiva, l’atteggiamento sacro generale che rende ogni cosa lo step di chissà quale percorso.
Non torno alle enciclopedie per il solo motivo che adesso ho internet.
Scrivo queste cose perché sono malata ed annoiata?
No. Questa è la parte più sana della sottoscritta.

A prima vista parrebbe un tornare indietro.
Ma io preferisco pensarla come una ripresa. Un ritorno su un’ottava più alta.
Come un altro giro sulla spirale. Uno dei più onesti, direi.
Sono sempre stata tentata di pensare di aver perso un sacco di tempo.
In realtà ritrovarsi oggi può essere solo il segno di un lavoro svolto – un enorme lavoro svolto.
Una gavetta indispensabile per radere al suolo tutto ciò che non è struttura autentica.

Scrivo moltissimo in un diario privato. Come anni fa.
Ritrovo la mia ironia, la mia scioccante e sincera profondità, le plateali ammissioni circa paure, carenze e piccole follie.
Chissà che non torni a fare un po di teatro anche qui sopra.
Per il momento pare di no.
Ciao gatti

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