ToDo

aquilone
Fare. Non pensare.

Frase scritta diligentemente nella prima pagina delle mie agende dal 2001 al 2007.
Voglio dire, come al solito, prima che una consapevolezza mi esploda nella pancia mandando schegge ovunque e – per fortuna – fin nel cervello, questa mi appare sullo schermo dell’intelletto operaio e si traduce in sequenze verbali e concettuali dalle quali sono irresistibilmente attratta.
Delle quali subisco il fascino, come di una cosa ben descritta, chiara, scintillante
e tuttavia misteriosa.
Come di un oggetto perfetto, finito e pronto di cui non si conosce l’uso.
La lenta carburazione del mio essere fa di me un’ottima teorica di corposa sapienza
a cui manca il decreto attuativo.
Un interessante programma a cui manca il file .exe. O .dmg, come vi piace.

Quello che voglio capire.
Ho paura di non essere capace?
Ho paura di essere capace?
Ho paura del fallimento?
O del successo?

Sono giornate pesanti, queste.
Ma all’aquilone del mio sorriso non si è rotta più la corda.
Ciao gatti.

Ventotto maggio

pavimento-scacchi-slider2
Oh, le cose vanno meglio. Ma mica ci si può dichiarare fuori pericolo per questo.
Mi sono seduta per terra in cucina. Brutto segno.
Almeno avesse il pavimento a scacchi di quell’antico inquietante e attraente sogno.

La cosa che mi fa più schifo di me è l’ingenuità.
Alla quale non crede nessuno.
La radice di tutti i miei mali.
Mi fa schifo e mi fa male.
Detesto la creduloneria, il mio bere tutto.
La buona fede. Sempre eh, non sia mai.
E una tardiva percezione della strategia e dell’arrangiamento jazz dei dati,
che rasenta il ritardo mentale.
Il fidarmi di tutti. Uno mi dice una cosa e io ci credo.
La fiducia smisurata in tutto, nella vita, nel tempo che passa,
nel campo delle infinite possibilità.

Mia madre me lo diceva un giorno si e l’altro anche.
“Perché sei ciula” mi diceva. Oppure “sei una tonna”.
Frasi come una condanna mista a rassegnazione.
Come vorrei oggi, dopo tutti questi anni, averla qui e risentire quelle frasi profetiche.
Frasi che oggi prenderei davvero in considerazione.
Come frustate, nella speranza di aprire gli occhi sul mondo reale,
prima che film e romanzi prendano il sopravvento per sempre.

Vorrei fare un corso di furbizia. E uno di economia.
C’è un giorno maledetto di due anni fa, che festeggerò per non dimenticare.
Da lì in avanti, passi falsi. Uno dietro l’altro.

E adesso mi risiedo per terra, ok?
Tanto finirò per trovare in tutto questo qualcosa di buono.
Ma mi si permetta il rasoterra. Altrimenti non trovo la lezione.
Buonanotte.