Mare

Il caldo rende l’aria tremula, come il profilo di un ferro rovente.
Non è così in realtà. Ma è così per me.

Sdraiata, con gli occhi semichiusi, seguo i lineamenti dei monti,
delle case, dell’orizzonte poi.

Respiro al minimo, in una pigrizia addensata che mi rende immobile.
La pelle reagisce ad ogni forma incontrata dallo sguardo.
I sensi sono a mille e questo mio motore, finalmente lento,
rende percettibili minimi, cauti, impalpabili movimenti.
Sento i colori con il corpo, tocco l’umido con gli occhi.
Accarezzo il mare e le sommerse asperità rocciose con il pensiero.
Il suono del mare mi scivola nel cuore.
Il sole mi riempie, mi satura, mi matura.

Tutto diventa plastico: il tempo si dilata, lo spazio si contrae.
Insoliti parametri creano inedite interferenze.
E’ il rilassamento, è il non pensiero, è, finalmente, il solo Essere:
sciolgo i confini, e sono dappertutto, e Tutto è me.
In mezzo alla moltitudine e tuttavia da sola.

Scivolo nel sonno mille volte, e mille volte rinasco per una nuova sensazione.
E’ la mente che si perde, la struttura che si scioglie, il silenzio che subentra.
Ed è solo il silenzio il non-luogo in cui il contenuto, gradualmente, affiora.
Sono soddisfatta. E mi fermo qui, per ora.

Mare, spazio insondabile, specchio delle mie possibilità.

Un ordinario gradevole dipinto (1999)

E’ un olio di squisita fattura.
Deve essere stato dipinto in un momento di scarsa ispirazione,
ma tecnicamente è perfetto.
Un scorcio di Venezia, un canale, romantiche imbarcazioni,
la gente a piedi.
Una luce calda nel cielo, ma per il resto tutto fermo.
Non c’è il brulichio della gente che passeggia.
Non c’è movimento nell’acqua.
Non c’è completa onestà nei muri delle case che contengono il canale.
Non mi è dispiaciuto più di tanto quindi, quando giorni fa l’ho
inavvertitamente danneggiato in un angolo, durante uno dei miei incessanti spostamenti:
muovo sempre tutto come se cercassi chissà cosa.
Un grumo di ocra gialla è saltato, rivelando un remoto fondo
di rosso scuro.
E’ impensabile raschiare tutta la tela ora.
Per il momento mi basta sapere che c’è qualcosa sotto.
E comunque serve la tecnica adatta.

I quadri come la vita.
Ogni cosa diventa lo specchio di ciò che ci importa.

Fiori notturni

La notte sale e non “scende”, come dicono.
La notte sale dall’interno come un fuoco che divampa
ed in un attimo l’attenzione si introverte,
i confini si rovesciano, un cono d’ombra inghiotte il Fuori,
la luce irrompe nel centro di ogni cosa.
Pensieri, speranze, domande, come fiori,
prendono forma, colore, profumo.

L’alba, poi, li sorprende.
Il primo sole ne allunga l’ombra, la assottiglia,
la spinge dentro come fosse una lama.
Sono i fiori notturni, la radice vera delle cose del giorno.