Come può un’intronauta della mia specie, abituata a sondare in profondità qualunque cosa, vivere una svolta epocale al solo atto di arrampicarsi lungo una parete rocciosa alta una ventina di metri? (che poi non si sa se i metri sono effettivamente una ventina, perché il senso della misura è sempre stato e sempre resterà un mistero per la sottoscritta).
Il primo insegnamento ricevuto ha a che fare con la valutazione.
La valutazione precede l’esperienza e facilmente può degenerare in un dannoso pregiudizio che nasconde i pericoli o, al contrario, tarpa anzitempo magnifiche ali.
Nel momento in cui ci si abbandona ad una attenzione non adeguata, il pericolo può correggere la nostra forma con un trauma improvviso e molto severo.
E laddove la paura mostra una lastra rocciosa apparentemente priva di appigli, l’esperienza ci mostra che anche la sporgenza di un solo centimetro, cercato e trovato con impegno ed attenzione è utile per sostenerci e per permetterci di progredire.
Occorre fondamentalmente Attenzione: la precisa direzione della nostra energia. Occorrono concentrazione, la giusta tensione e disponibilità ad effettuare anche un reset parziale delle precedenti esperienze poiché ogni luogo è unico e ogni individuo che si prepara a viverlo è diverso da tutti gli altri.
La progressione è un divenire continuo in cui il corpo non affronta la roccia, ma la integra amorevolmente nella propria dinamica di ascensione.
Più che una conquista o una sfida è una sintonizzazione, una risonanza, l’espressione di una Legge naturale che rivela la fondamentale condizione dell’individuo: l’essere uno in sé e parte dell’Uno con tutto.
Essere consapevoli di questo rende palese la necessità di coltivare una virtù, spesso data per scontata, ma per alcuni di difficile gestione: la Fede. Fiducia, cooperazione, sostegno, reciprocità.
Iniziare l’esperienza facendo “sicurezza” all’istruttore mi ha colpita parecchio, innescando tra l’altro tutta una serie di meccanismi mentali che spaziavano a destra e a manca per approdare alle mie storiche e famigerate zavorre di autosvalutazione. Mi stranivo del fatto che lui – pur essendo certamente in grado di non crearsi occasioni di pericolo – potesse affidare la corda a me che oltre ad essere una principiante, sono anche “io” (…).
Diciamo che ho scoperto di avere qualche problema con la fiducia. Per cui, nell’eterno gioco dello specchio, ho permesso, ad un certo punto, che una paura atavica ed irrazionale affiorasse nel momento in cui i ruoli si sono ribaltati.
La mia mente è convinta di fidarsi. Ma una vocina remota ed antichissima, che fino ad ora non avevo percepito con tale chiarezza, la pensa diversamente. E mi ha portato dritta a quello che potremmo definire la terza opportunità di questa bella esperienza.
Tale lezione, mostruosamente importante per me, che rappresenta in realtà l’inizio di un processo, di un nuovo atteggiamento, ha a che fare quindi con la paura, con la responsabilità ed in ultima analisi con quella quota di soggettività con cui navighiamo nell’esistenza che potremmo individuare nel cosiddetto libero arbitrio.
Molte volte ho avuto paura. Anzi, posso tranquillamente dire che ho sempre avuto paura di mille cose (chi ha già letto le mie esternazioni saprà della famosa paura dell’ignoto che oltre ad avere una valenza letterale, racchiude formalmente tutte le altre).
Quindi dov’è la novità?
La grande novità sta nel modo con cui ho scelto di affrontarla e il tentativo di eliminare coscientemente un vecchio radicato atteggiamento disfunzionale e assolutamente antievolutivo: la fuga. La mia solita fuga. In fondo potevo tranquillamente urlare: “portami giù”. Ma non l’ho fatto.
Non è stato tanto importante l’esito (ovvero superare di fatto l’attimo di paura viscerale e continuare), quanto di decidere di “restare” in quel momento. Non resisterlo e non cedervi, ma abbandonarsi ad esso restando vigile, presente, vivendolo fino in fondo e contemporaneamente cercare di fidarmi di me e di tutto il resto.
Questo, lo si capisce facilmente, cambia tutto.
Ce l’ho fatta. Ho dominato, anche se per poco, la mia mente.
Non supererò forse la paura della morte (che su di una roccia ha la diabolica bellezza del vuoto) ma consapevolizzerò il non essere rimasta un individuo primitivo alla mercè del suo cervello rettile.
Forse.
La mia salita è stata una discesa nelle profondità.
Come ho già scritto credo, cambia soltanto il punto di vista.
Chissà cosa accadrà nelle prossime uscite… Stay tuned.