Il gioco di Dio

Dicevo altrove, tutti gli anni la stessa storia.
La cosa che mi pesa di più è l’impormi un comportamento consono all’occasione, quello che gli altri si aspettano o quello che CREDO gli altri si aspettino.
Non è nemmeno tanto il fatto che non c’è più quel pranzo rassicurante
con le cose di tutti i giorni, con la torta di mia madre, piuttosto che
quella mezz’ora pomeridiana in cui si anticipava il rituale tipico del giorno di Natale:
il sonnecchiamento sul divano di casa, nel caldo abbraccio delle radici familiari.
Questo tipo di festeggiamento, pur da superare e trascendere prima o poi, mi piaceva.
Comunque non è questo. Non solo, ahimé.
E’ che ogni volta che il calendario mi ricorda la partenza di questa mia esistenza ho un senso di disagio inevitabile e puntualissimo. Un disagio bruciante, complesso, difficile da spiegare e da capire, impossibile da condividere senza sembrare in preda ad una qualunque forma di depressione o alla banale e cinematografica angoscia del tempo che passa.
Il viale del tramonto su di me non fa presa.
Più che altro incidono gli ingredienti non utilizzati e lasciati, come dire, scadere.
Incide lo spreco, l’incapacità mostrata, lo sguardo al passato.
Che non esisterà ma fa il suo danno nel momento in cui lo prendo in considerazione.
Incide, sopra ogni cosa, un presente ancora sempre troppo spesso insoddisfacente.

Sono molti i fantasmi tirati in ballo. Li ho identificati con una certa precisione, li conosco bene e non voglio, né in questa sede né in altra, illustrarli, benché la mia analisi sia precisa, lucida ed efficace come sempre.
Sarebbe l’ennesima esplorazione capillare di un Essere che ora voglio portare alla sintesi e ad un consapevole agire.
Ciò che veramente mi fa friggere è che in questa occasione non me la cavo bene nemmeno “fuori”.
Di solito, avendo una buona conoscenza della forma, riesco a creare una salvifica discrepanza tra come mi sento dentro e come appaio fuori.
Qui non funziona quasi mai.
Normalmente non vedo l’ora che finiscano gli eventuali festeggiamenti, non vedo l’ora che le 00.00 del giorno successivo mi permettano un profondo sospiro e cose di questo genere.

Liberarsi del proprio genetliaco.
Quel giorno in cui una volta mi sentivo speciale e senza alcun dubbio reclamavo il diritto e celebrare la mia comparsa in questa sfida avvicente, difficile e a tratti gratificante.
Credo che questa lunga fase di avversione ad un naturale e legittimo atto di autocelebrazione, prima o poi svanirà. Più velocemente di come è comparso.
Ma intanto ci siamo ancora dentro.
Credo sia questo il momento adatto di ricordarmi che anch’io sono Dio.
E la mia comparsa fa parte del gioco.
E allora giochiamo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...