E’ ora.

Ci ho pensato tanto. Tanto tantissimo.
Non è che io non voglia più scrivere o, peggio, che io non abbia più nulla da dire, da celebrare, da lamentare, da domare…
E’ che mi sembra di scrivere sempre le stesse cose.
Ho paura di annoiare.
Ho paura di deludere.
Ho paura di aver paura di non so cosa.

Perciò ringrazio tutti quelli che mi hanno seguita fino a ora
e chiudo il blog.

(selezionare con il mouse la riga appena sotto, please)
PESCE D’APRILE!!! Col kaiser che smetto!!!!!
POVERI ILLUSI!!!!!! Ha Ha! Ma cosa credete???

Autotregua

E comunque, checchè ne scriva in altri momenti,
la vita è bella e piena d’Amore.

Un altro picco raggiunto

Poi un giorno ti svegli così: il frutto è maturo, la diga deborda,
il calendario è finito, e tra le foglie secche c’è già il nuovo germoglio.
Tutto è mutato.
E chi lo dice agli altri?
Bisogna poi per forza dirlo?
Bisognava dirlo prima.
Bisognava dirlo prima.

Bisognava dirlo prima,.
Non che ti presenti dopo un tot di giorni
con indosso il vissuto di un tot di anni.
E che, per non fare la figura dell’isterica, ti tocca anche tacere davanti all’Altro, ignaro, a cui tocca la veste del candido
che cade giù dal pero.
Oh crudo, vitale, fiammante Gatto!

I sospesi sono cumuli che nel tempo si gonfiano, fermentano,
si trasformano.
In bombe tossiche.

(Metterne una al catasto, ad esempio. Non c’entra niente, lo so,
ma ce la metterei).

Le mille forme di noi

Kuky De Zubeis, un cuore fiammante in cammino.

Golfing Cat from Morocco

Non posso dimenticare il fragore sommesso ma profondo dell’oceano.
Un mare irritato ma trattenuto. Un ossessivo rimescolio, una forza palesata ma tenuta al minimo. Un costante debole boato che risuonava con i visceri più profondi.
Il ruggito di un animale immenso. Il cenno di una potenza enorme.
Mi è sembrata la colonna sonora ideale di questo mio continuo rimescolio di fondo.
Interessante l’aspetto fenomenico esteriore: costruzioni polverizzate in un attimo, maturazioni precipitose, schemi prima rigidissimi ora frantumati minuziosamente da questa sotterranea greve vibrazione che pare arrivare dal centro della terra.
Io in totale risonanza con quella grande massa d’acqua grigia, torbida ed inquieta.
Io rasa al suolo con forza, senza la minima traccia di angoscia.
Non temo la distruzione che precede la trasformazione.
E’ la stagnazione, che mi fa paura; l’assenza di movimento, l’uniformità a tutti i costi, il non agito, la quadratura di un cerchio che vuol restare tondo e fluido.
Ho raggiunto velocità stratosferiche nel processo di adattamento, facendo saltare sulle mani tutte le mie identità, con la padronanza e l’abilità di un vecchio giocoliere.
Ho concepito nuovi progetti, ho partorito nuove forme e ho fatto anche qualche funerale.
Ho fatto tutto questo, senza averlo minimamente progettato, dietro le quinte di una vacanza mondana, nella piena invisibilità, totalmente indisturbata.

Esperienza audace, difficoltosa in qualche tratto, che ha conferito una quantità imprevista di frutti.
Sono una donna ricca.
Il Gatto con l’Oceano Interiore

Dies Natalis Solis Invicti

Dovrebbe essere chiara a tutti la natura del periodo che il Gatto sta attraversando. Tuttavia, pur serpeggiando decisamente sotto la superficie di una rassicurante normalità quotidiana, il movimento ondulato del tracciato vitale permette al mio Gatto Interiore di rigenerarsi, periodicamente, ad incredibile velocità.
Sarò lunatica, anche. Che ne so.
Fatto sta che oggi l’Araba Fenice è risorta per l’ennesima volta e tenta la rituale disanima filosofica di questo Natale che ha un senso astronomico, esoterico e, non permettetevi scontate battute, Interiore.

In questo momento di rara trasparenza percepisco molto profondamente il senso di questo evento: la rinascita, il periodico giro di boa del ritmo della vita che ci accomuna alla Natura, una Madre che non riconosciamo più, il flusso globale che ci sostiene, la sfera di energia nelle quale siamo inscritti da sempre insieme a tutto ciò che esiste.
Io come abilità cognitiva e logica, capisco che è passato un altro lembo di tempo, ufficializzato da calendari, bollette da pagare, compleanni da festeggiare, situazioni da nutrire.
Io come figlia della Natura, sento un fiore che sta per sbocciare nel mio centro, una fiammella che riprende vigore, un’attività sommessa, che ricomincia a brulicare, che si sviluppa in un crescendo indipendente dalla mia volontà razionale.
Il Sole torna a vincere, la vita si riapre, il respiro diviene più ampio ed io, come il Tutto, inizio un processo progressivo di radianza, calore e brillante luminosità.
Il Natale è il germe della primavera interiore, è la porta che si spalanca su sconfinati campi, è il rito preparatorio alla base della montagna da conquistare.

Non ho alcun motivo per essere contenta, se andiamo a vedere, ma sento dentro il muoversi di una sorgente fresca imperiosa, potente che non ho nessuna voglia di ignorare o sottovalutare.
Buon Natale a tutti. Ma come dico io.

Autocombustione

Dirò cose che non mi fanno onore.

Succede così: mesi, se non anni, posseduta da un’ossessione.
Faccio tutto da sola. Nel senso che sull’onda di una fugace idea o, più spesso, di una altrui frase – magari pronunciata distrattamente e prontamente fraintesa dalla sottoscritta – se adeguatamente insoddisfatta, o annoiata, o bisognosa, mi fisso su qualcosa, o, quel che è peggio, su qualcuno.
E metto in moto attori, scenografie, luci e camera.
Di solito viene fuori un bel kolossal.
Perché mica faccio le cose al risparmio, io. (Perché io valgo.)
Galleggio per un sacco di tempo in un oceano di tira e molla, di “si” strettamente intrecciati con dei “no”, di illusioni e delusioni,
di calme piatte (poche) e vigorosi moti ondosi (molti).
Nel mentre, raccolgo pazientemente ed impilo ordinatamente tutto i Pro e tutti i Contro che si succedono nel quotidiano.
Mentre l’Ignaro Protagonista, o la Situazione che va per i cazzi suoi secondo piani prestabiliti dal Fato, procedono per nulla scalfiti dalle mie tragedie greche (interiori..) che cerco di nascondere piuttosto bene, i due cumuli crescono e si ordinano nel tempo.
I Pro creano, nel divenire, un’affezione o un’attitudine, a seconda dell’oggetto delle mie manie, tutto sommato sana. Certo, una volta decurtate le somme di segno contrario.
I Contro si organizzano in una specie di blob composto da una consapevolezza che germoglia, da un crescente senso di rinuncia e da una specie di etica, sconosciuta in natura (nella Mia natura), che si forma piano piano, di pari passo alla progressione della mia maturità.
Per quello ci vogliono mesi, se non anni.

Poi, ad un certo punto, una sconosciutissima frazione di me, che ospita le suddette due sacre colonne, che paiono tener su una specie di temporaneo tempio, si satura.
In un secondo, senza nemmeno la famosa goccia che fa traboccare il vaso, la quota di coscienza dedicata al film raggiunge il punto di maturazione. Matura di colpo e cade.
Le colonne si sgretolano, si rimischiano tutti i mattoncini, viene fuori un fragore tremendo e un polverone pazzesco, io non capisco più un cazzo e per evitare lo sgomento mi riempio di sdegno e mi arrocco in un altissimo senso di Me. (Perché io valgo – 2).
Come con una sostanza misteriosa che si possiede dentro, che fermenta, che si scalda, che nutre una fiammella e che all’improvviso si incendia, essa stessa, senza rimedio. Purificandomi da un quasi-fallimento, da un’ambizione frustrata, da un errore di percorso, da un grossolano sbaglio. Una combustione spontanea, maturati tempi e condizioni.
Come, anche, una specie di cosa “a orologeria” tipo: se non premi in tempo (quanto tempo?) il tasto rosso, questo progetto di autodistruggerà inesorabilmente e le ceneri dell’esplosione mai si ricomporranno per salvare il salvabile, mai, mai e mai più.

In un primo momento c’è un vuoto tremendo. Un Nulla totale. Un E Ora?.
Poi si passa alla discesa nel profondo che permette di riposare e rigenerarsi.
Al momento mi trovo lì. E non ho nemmeno voglia di fumare.
Yeah!
(Mettete giù quel telefono! Lo psichiatra è inutile.)
(Semmai una maestra d’asilo.)
(Forse rivoglio la mamma. Boh.)

Duraturi ormeggi

Stamattina sono “7 fili su dieci”.(*)
Uno di questi è un cavo d’acciaio.

Che una certa persona non si illuda.
Io non torno indietro.
Nemmeno se cambio casa, lavoro, vita.

(*) Ringrazio la mia amica Lady per la calzante definizione
del grado di consapevolezza del momento

Centoottantadue giorni

Perché non ho cognizione dell’esatta durata della tua assenza?
Mi sento inopportuna, degenere, quasi blasfema.
E’ una mossa difensiva, questa?
O ho trovato il Miglior modo, senza saperlo?
A volte ho il dubbio di non aver ancora realizzato pienamente.
A volte invece penso di averti messa al posto giusto subito, senza esitazioni,
seguendo una forma saggia di evoluzione delle cose, che pensavo di non conoscere.

Mi sento in colpa per non vivere il dramma.
E per il fare, del ricordo di te, soltanto un’intima riflessione.
Talvolta ancora penosa, ma sempre più spesso gioiosa.
Se penso ai tuoi anni, al tuo entusiasmo, alla Tua vita, mi assalgono tristezza, rabbia, compassione e un profondo senso di ingiustizia.
Ma nella quotidianità non crollo. Non sono mai crollata.
Sono una stronza o sto facendo finta?

Fortune esistenziali

Felice senza alcun motivo,
aspetto la neve.

Tutto il resto è mente.

(ancora un giorno così e il blog non ha più senso di esistere).