Fiori notturni

La notte sale e non “scende”, come dicono.
La notte sale dall’interno come un fuoco che divampa
ed in un attimo l’attenzione si introverte,
i confini si rovesciano, un cono d’ombra inghiotte il Fuori,
la luce irrompe nel centro di ogni cosa.
Pensieri, speranze, domande, come fiori,
prendono forma, colore, profumo.

L’alba, poi, li sorprende.
Il primo sole ne allunga l’ombra, la assottiglia,
la spinge dentro come fosse una lama.
Sono i fiori notturni, la radice vera delle cose del giorno.

Io sono

Mi hai tradita.
Un’omissione è una menzogna.
E’ peggio di una menzogna.
Un’omissione è una menzogna codarda.

Se non avessi me, mi sentirei male.
Se io non avessi Me, mi avresti fatto male.
Ma io ho me stessa e tutto ciò che contiene.
Io sono anche te, ma sono anche gli altri.
Sono la sera, la tranquillità, sono un libro.
Sono una risata, sono l’entusiasmo, sono il sonno.
Sono la tristezza, sono il bisogno.
Ma sono anche la gioia, la forza la fierezza.
Sono il sole, sono l’aria e quei piccoli fiori che
dal basso concedono un potere più grande del nostro.
Io sono quello che vedo, sono la bellezza,
sono la profondità con il suo pericolo ed il suo fascino.
Sono l’acqua, sono il silenzio, sono un canto,
un tenue vibrare.
Sono la sensualità e la celebrazione della natura
così sfrontata, così onesta, così severa.
Io sono un SI che spazza via ogni negazione, ogni paura,
ogni stupido timore.
Sono io la strada che mi conduce a te e anche senza di te,
debole meta, sono un eterno proseguire,
un fendente nell’esperienza più viva, una scelta inarrestabile.

Peccato per te.
Io ho solo cominciato.

Di nuovo il 3

Mi sembra di non vederti da anni.
E invece è passato soltanto un mese.
Mi manchi. Ero abituata ad averti tutti i giorni.
Ultimamente, in modo molto intenso.

E’ vero quello che dicono: la vita va avanti, anche senza di noi.
Per questo è stato importante il saper esserti grata: saper riconoscere e celebrare le opere fatte, i valori instillati, i segni e le impronte che resistono alla nostra fugacità.

Sei sempre più impalpabile, più impercettibile, più remota.
A quel sottile e trasparente velo che mi gira nel cuore dico: ti voglio bene.
A quel soffio silenzioso e tenue io dico: piango ancora il tuo aspetto umano, fallace, segnato dalla non comprensione. Ma inizio a sentire la grandiosità e la bellezza di ciò che va oltre.
E allora mi sale il sorriso.
Piango ciò che mi rispecchia. Piango i vincoli che non ho più.
Ma riconosco che se esiste il sentimento verso di te, esiste per forza di cose un’altra te che non sia quella che ho visto spegnersi.

Vorrei dirti sempre tante cose, ma nessuna è sensata, opportuna e pertinente come il dirti ancora una volta Grazie.

primo Atto interiore

Chiudo gli occhi, magari sento di più. Magari sento meglio.
Niente da fare. Non ti trovo.
Io non ti trovo.
Non ti percepisco se non nei frammenti tuoi, incassati per sempre nelle mie fondamenta.
E’ ridicolo: ti cerco dove abitano i miei fantasmi. Ma tu sei reale!
Non è dignitoso che tu venga cercata là dove si trovano le mie effimere passioni.
Ma non saprei dove altro indagare.
Non ti chiedo nulla, non voglio un segno. La paura mi frena.
E che non siano intoppi ne rallentamenti nella tua trasformazione.

Se m’avessero detto che avrei conservato l’oggetto peggiore, non ci avrei creduto.
Invece si: scorgo la tua maglia passando vicino all’armadio, la guardo, tentenno ma poi la prendo.
Solo l’amore può farmi sentire te attraverso il profumo del detersivo.

Mi manchi in un modo molto sottile ma per questo non meno profondo.
La nostalgia di te è come una nebbiolina discreta che non mi toglie la vista ma che smorza i colori.
Il dolore lo confino in parte nella ruvida armatura di una fredda vendetta.
Una vendetta per te. Una specie di riscatto, tardo ed inutile. Forse.
Nemmeno so se potrai capirlo ora. Ora che hai lasciato un niente dietro ad un muro quadrato.

Io ci vado spesso, sai. Ma tu non puoi essere lì. Non ha senso.
Non puoi essere lì dove la natura lentamente si riprende le sue forze.
Non puoi essere lì dove si sfalda un mero veicolo.
E’ veramente assurdo: ritorni al tutto, al caos, rinunci all’ordine di una struttura visibile e prevedibile e così, come te, stanno facendo tutte le cose che sono state tue, che hai nutrito tu, che hai cominciato tu.
E poi dicono la fantasia.
Quando vengo da te, dall’idea che mi rimane di te, qualche volta, davvero, chiudo gli occhi e qualcosa mi pare di sentire..
Solo una flebile traccia, come una vibrazione più tattile che sonora.
Il decadente gancio che ti ancora, maldestro, all’idea che noi abbiamo di una tua presunta residua materiale presenza.
Il vincolo rituale che ti abbiamo infilato in tasca nella speranza che tu ti possa ricordare di noi.

Lo so che sono un’ipocrita: queste parole, alla fine saranno per me.
Tu sai già tutto. E, come sempre, intrisa di una elevatissima comprensione, mi lascerai fare, con la tua pazienza tipica di madre che da, senza chiedere niente.
Ciao