Silenzio! Ci si sveglia….

Non voglio analizzarmi. Ma voglio sentire. Voglio sentire bene.
Una volta, quando mi sentivo a disagio, mi rifugiavo nel minimalismo familiare di quel senso di povertà semplice che mi riporta alla figura di mia madre e che mi rassicurava come una coperta calda.
Oggi questo impulso prova ad uscire per sedare certi acuti di insoddisfazione generica, ma non funziona come faceva allora. Faccio il salto, spingo, ma non vengo catapultata nella cuccia che mi è tanto cara e nella quale, a pensarci, oggi resterei comunque solo pochi attimi. Mi trovo in una specie di strato mediano, tra questo essere al mondo senza troppe pretese ed un caotico volere non ben definito. Un impeto corposo e costante che non mi abbandona quasi mai. E non ho posa.
Vedo la bellezza di tutto (non saprei più fare diversamente) ma questo non mi nutre. Non quando sono in questo stato.
In giorni come questo, in cui piuttosto di alzarmi dal letto caldo pagherei quello che non ho. Trovo ostile il freddo. Trovo ostile il mattino. A dire il vero il mattino mi è sempre stato ostile. Non so. È davvero sempre stato così? Non ho memoria che possa aiutarmi a comprendere a fondo questo. Anche perché non mi è facile attraversare la barriera di una convinzione che ormai ho marchiato a fuoco nel derma della mia coscienza: sono nata in ritardo perché qualcuno mi ha tirato fuori a forza. Forse non ne avevo voglia. Stavo meglio dove stavo.
Rinasco in questo modo ogni mattina. All’alba di ogni mia giornata tutto è difficile, tutto pare una sfida, e la mia coscienza è come una nebulosa immensa che si vede costretta a ridursi in una forma funzionale piccola e sempre incerta, data l’incapacità di un preciso orientamento.
– E se poi ci si mettono pure i pendolari di arquata a rompere il cazzo allora ditelo. Continuo dopo. –
(Viaggio di ritorno). 
Credo che stare per metà nella superficialità in cui si scivola inesorabilmente nel quotidiano, e per metà in quella dimensione alta, che pure si vive nel quotidiano, ma che trasforma ogni momento comune in un fotogramma essenziale della nostra vita, non sia semplicissimo. Almeno non lo è sempre. Per me, dico e, credo, per chiunque si interroghi a proposito del proprio Essere e non sia un illuminato.
È un sentimento strano, un sentire complesso che include la meraviglia di Vivere insieme all’inquietudine esistenziale che suggerisce l’esistenza di un qualcosa che si trovi al di la delle comuni percezioni. L’idea di quel qualcosa di anteriore e sconosciuto che ipotizzato, desiderato, quasi sperato, lenisce le ferite di una realtà mondana non sempre compresa e che, allo stesso tempo, sgomenta chi, come me, difetta di fede. E non sto parlando di religione, ovviamente.
Il bisogno dell’ignoto. La quasi certezza dell’esistenza di qualcosa di ignoto. La paura dell’ignoto.
Il fragile equilibrio tra il lasciarsi andare e la paura di farlo.
E allora corro nei miei corridoi e apro tutte le porte nella speranza di trovare la chiave per decodificare e risolvere un dato stato d’animo e, più porte apro, più aumenta la confusione.
Come sul fondo di un lento e profondo fiume appena dragato, mi muovo per piccole distanze, senza una direzione. E senza esito soddisfacente.
La soluzione è una: attendere che la fanghiglia si depositi o venga portata via dalla corrente.
La soluzione è il silenzio.

2 pensieri su “Silenzio! Ci si sveglia….

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