Un giovedì

Incantata, a fissare un vuoto
estremamente pieno.
L’anticamera della trance onirica.
Conterei di fare bei sogni.
Buonanotte Gatti

Tempeste elettromagnetiche

Stamattina ho avuto dei pensieri caotici e – diciamo – intensi.
Ho la testa tra le nuvole e un corpo che va per i fatti suoi.
Già sono svanita a sufficienza insomma.
In più piove, ho poco tempo e mille cose da fare.
Non ci si può mettere anche l’energia elettrica!
Sono arrivata a casa, ho acceso la luce del corridoio ed è saltata la lampadina.
E va bene.
Ho acceso lo stereo per ricreare il sottofondo musicale di ieri sera
(io mi fisso sulla stessa musica per giorni interi) e il display recita “no disc”.
NO DISC UN CASSO! Dentro c’è il cd! Ne metto un altro, stessa cosa.
Provo con un altro ancora, idem.
Il lettore cd non funziona più.
Allora accendo la lampada vicino all’impianto, per vedere – e forse capire – meglio,
e con un lampo beffardo ed impercettibile, quella stronza di lampadina
mi fa un irriverente “pac!” e si brucia.
Senza contare tutti i tentativi di far funzionare la base wireless per la connessione internet: ho spento e riavviato il modem almeno 8 volte.
Mi dite, per favore, cosa sta succedendo?

Chi cerca trova

Raspa, raspa, alla fine abbiamo trovato uno specchio gigantesco.
Molto bene.
Non mi resta che augurarmi “buon lavoro”…

Date

Sedici anni fa, in questa data, finiva una cosa.
Oggi ne inizia – forse – un’altra.
Poi dite che sono maniaca delle date e delle coincidenze.

E’ tutto rosa

Sto pensando a tutte le cose che ho letto e che mi sono state insegnate da quando ho cominciato il mio zoppicante percorso – chiamiamolo – di crescita, nell’ambito della relazione con gli altri.
Il non giudizio, l’accettazione, lo sforzo di percepire la parte divina nell’Altro penetrando per una attimo il manto della personalità e delle apparenze.
E’ dura ragazzi. Io giudico, critico, vivo di paragoni inopportuni, oscillando agli estremi di una bilancia che mi colloca un giorno in cima ad un’odiosa presunzione, il giorno dopo nel baratro abissale del senso di inferiorità.

Eppure, nonostante questo, a volte accade…
Accade che se non sto attenta scoppio d’amore per una persona qualunque che mi sta raccontando come ha fatto 45 punti nella gara di domenica. Accade che scopro solo ora la bellezza in una persona che conosco da 20 anni. Accade che mi sento profondamente legata ad una persona che conosco appena.
Questo è uno di quei rarissimi momenti. In cui sono tutti buoni, tutti bellissimi e tutti pervasi, investiti, da una fortissima emanazione che parte da un punto dietro il mio sterno.
Dovendo scegliere se considerarmi un tantino fuori le righe o beneficiaria di fortunati momenti di illuminazione, (se non altro per non far precipitare la mia già precaria autostima) scelgo la seconda.
Buonanotte gattoni.

Pronto, Padre Amorth? (2)

Sento una corrente che spinge
ma non capisco ancora da dove arrivi.
Ancora non vedo.
Ancora non sento bene.
Pronto, gentile signor esorcista?

Le aperture di Aprile

Wiki dice, tra le altre cose, che Aprile “secondo alcune interpretazioni deriva dal greco Aphros, che è il nome greco della dea Afrodite, a cui era dedicato il mese di aprile. Secondo altre teorie, il nome deriva dal latino aperire (aprire) per indicare il mese in cui si “schiudono” piante e fiori.
In ogni caso, ho ragione io: ci troviamo di fronte al mese amoroso per eccellenza.
Per lo meno, per molti anni è stato così per me. Non so perché quindi da qualche anno a questa parte non è successo più niente. Va bé.
Un’altra caratteristica di questo mese, relativamente alla storia personale, è la facilità in cui mi trova preda di influenze stagionali (invernali, però..) e di raffreddori micidiali.
Razionalmente parlando è una faccenda piuttosto ovvia: l’organismo è impegnato nell’adattamento al cambio di stagione e non ha molto tempo per occuparsi di controllare bene i varchi. I soldati sono tutti dentro a fare ristrutturazione e le sentinelle scarseggiano.
A questo punto – lo sapete già – tignosa come sono, sono pronta a disquisire il risvolto psicologico (se non psicopatico) dell’intera dinamica primaverile.
In sintesi c’è un’Apertura generale. In concerto con Madre Natura, ovviamente.
L’Apertura fa entrare e provoca un Cambiamento di Stato (i miei rarissimi fidanzamenti e gli altrettanti rari incipit di intrallazzi vari).
Il Cambiamento, in generale agognato dalla sottoscritta come un bicchiere d’acqua in mezzo al deserto, allo stesso tempo mi terrorizza, rompe le file, mi disorienta rendendomi particolarmente vulnerabile.
A tutto ciò io rispondo con una bella ritirata sottocoperta, letteralmente.
E invece di far entrare Javier Bardem, apro la porta al virus.
Una furbizia unica, non c’è che dire….

Pronto, Padre Amorth?

Sono inquieta e frenetica.
Sento le presenze.

Salite e discese

Come può un’intronauta della mia specie, abituata a sondare in profondità qualunque cosa, vivere una svolta epocale al solo atto di arrampicarsi lungo una parete rocciosa alta una ventina di metri? (che poi non si sa se i metri sono effettivamente una ventina, perché il senso della misura è sempre stato e sempre resterà un mistero per la sottoscritta).
Il primo insegnamento ricevuto ha a che fare con la valutazione.
La valutazione precede l’esperienza e facilmente può degenerare in un dannoso pregiudizio che nasconde i pericoli o, al contrario, tarpa anzitempo magnifiche ali.
Nel momento in cui ci si abbandona ad una attenzione non adeguata, il pericolo può correggere la nostra forma con un trauma improvviso e molto severo.
E laddove la paura mostra una lastra rocciosa apparentemente priva di appigli, l’esperienza ci mostra che anche la sporgenza di un solo centimetro, cercato e trovato con impegno ed attenzione è utile per sostenerci e per permetterci di progredire.
Occorre fondamentalmente Attenzione: la precisa direzione della nostra energia. Occorrono concentrazione, la giusta tensione e disponibilità ad effettuare anche un reset parziale delle precedenti esperienze poiché ogni luogo è unico e ogni individuo che si prepara a viverlo è diverso da tutti gli altri.
La progressione è un divenire continuo in cui il corpo non affronta la roccia, ma la integra amorevolmente nella propria dinamica di ascensione.
Più che una conquista o una sfida è una sintonizzazione, una risonanza, l’espressione di una Legge naturale che rivela la fondamentale condizione dell’individuo: l’essere uno in sé e parte dell’Uno con tutto.

Essere consapevoli di questo rende palese la necessità di coltivare una virtù, spesso data per scontata, ma per alcuni di difficile gestione: la Fede. Fiducia, cooperazione, sostegno, reciprocità.
Iniziare l’esperienza facendo “sicurezza” all’istruttore mi ha colpita parecchio, innescando tra l’altro tutta una serie di meccanismi mentali che spaziavano a destra e a manca per approdare alle mie storiche e famigerate zavorre di autosvalutazione. Mi stranivo del fatto che lui – pur essendo certamente in grado di non crearsi occasioni di pericolo – potesse affidare la corda a me che oltre ad essere una principiante, sono anche “io” (…).
Diciamo che ho scoperto di avere qualche problema con la fiducia. Per cui, nell’eterno gioco dello specchio, ho permesso, ad un certo punto, che una paura atavica ed irrazionale affiorasse nel momento in cui i ruoli si sono ribaltati.
La mia mente è convinta di fidarsi. Ma una vocina remota ed antichissima, che fino ad ora non avevo percepito con tale chiarezza, la pensa diversamente. E mi ha portato dritta a quello che potremmo definire la terza opportunità di questa bella esperienza.

Tale lezione, mostruosamente importante per me, che rappresenta in realtà l’inizio di un processo, di un nuovo atteggiamento, ha a che fare quindi con la paura, con la responsabilità ed in ultima analisi con quella quota di soggettività con cui navighiamo nell’esistenza che potremmo individuare nel cosiddetto libero arbitrio.
Molte volte ho avuto paura. Anzi, posso tranquillamente dire che ho sempre avuto paura di mille cose (chi ha già letto le mie esternazioni saprà della famosa paura dell’ignoto che oltre ad avere una valenza letterale, racchiude formalmente tutte le altre).
Quindi dov’è la novità?
La grande novità sta nel modo con cui ho scelto di affrontarla e il tentativo di eliminare coscientemente un vecchio radicato atteggiamento disfunzionale e assolutamente antievolutivo: la fuga. La mia solita fuga. In fondo potevo tranquillamente urlare: “portami giù”. Ma non l’ho fatto.
Non è stato tanto importante l’esito (ovvero superare di fatto l’attimo di paura viscerale e continuare), quanto di decidere di “restare” in quel momento. Non resisterlo e non cedervi, ma abbandonarsi ad esso restando vigile, presente, vivendolo fino in fondo e contemporaneamente cercare di fidarmi di me e di tutto il resto.
Questo, lo si capisce facilmente, cambia tutto.
Ce l’ho fatta. Ho dominato, anche se per poco, la mia mente.
Non supererò forse la paura della morte (che su di una roccia ha la diabolica bellezza del vuoto) ma consapevolizzerò il non essere rimasta un individuo primitivo alla mercè del suo cervello rettile.
Forse.
La mia salita è stata una discesa nelle profondità.
Come ho già scritto credo, cambia soltanto il punto di vista.

Chissà cosa accadrà nelle prossime uscite… Stay tuned.

Cambio di stagione

Scrivo poco.
Ma, almeno, vivo molto?