La lezione del Monte

La salita. E, dopo il culmine, la discesa.
Entrambe faticose, entrambe bellissime.
Esistono reciprocamente, l’una indispensabile all’altra.
Come la notte ed il suo giorno.
Come la contrazione e la successiva espansione.

La salita e la discesa insieme fanno il monte.
Il senso della vita si evince dalla inevitabile duplicità delle cose.

Il generale Inverno

Ho sempre sbandierato ai quattro venti il mio disprezzo per l’inverno.
Ma la sensazione procurata da Gennaio, negli ultimi anni, è piuttosto particolare.
Da una parte c’è la cristallizzazione impietosa causata dal freddo.
Il gelo dei primi mesi dell’anno è quasi un anti-vita.
Le temperature sono paralizzanti, ostiche, perniciose nel loro addensare e appesantire ogni cosa.
Gennaio è il trionfo del più abissale Yin.
Dall’altra parte però c’è la consapevolezza del fatto che si va – e si va velocemente – verso l’apertura.
La luce, che lentamente e progressivamente aumenta, anticipa l’espansione primaverile e questo stato contraddittorio, dove il corpo resta lento per l’algido rigore mentre il cuore già comincia ad alleggerirsi, genera infiniti stati d’animo.
E pertanto infinite possibilità.

Non posso dire che mi piaccia Gennaio, per l’amor di dio.
Ma se fosse un’immagine sarebbe un cubetto di ghiaccio con una fiammella dentro.
E questo mi piace parecchio.

Vorrei…

…entrare nella mia mente
e penetrare i miei obscuri meccanismi..
Ma ho perso il PIN.

I morti viventi

Originariamente scritto il 26/12/2009.
Modificato il 27/12/2009 ore 01.16: chi doveva leggere ha letto.
Lascio solo il sunto:

La vita ha un suo progetto. A volte la somministrazione del destino è graduale.
A volte è un colpo secco.
Sono morti tutti e ancora non lo accetto.

Personalmente io muoio ogni giorno.
E nell’intervallo, tra una dormita e l’altra,
non vivo ancora come vorrei.

Il mattino

Il Gatto si alza a fatica come sempre. Si lancia in bagno.
Avrei voluto scrivere, per una faccenda di stile, che si trascina in bagno.
Ma il trascinarsi, che evoca attrito, movimento frammentato e, soprattutto, una certa lentezza non è una descrizione veritiera: il gatto si teletrasporta fulmineamente in tempo zero poiché l’ora giusta è già un remoto ricordo.

Rumori d’acqua, di cassetti che scorrono, di tappi che cadono.
Rumori di jeans che risalgono, di anelli che tintinnano, di cassetti che si chiudono.
Rumori sordi di spalle contro porte o di piedi contro lavatrici.
Cupi mutismi nell’ultimo sguardo allo specchio e tappetini che si arricciano sotto la spasmodica dinamica di una pendolare in eterno ritardo.

Entro poche decine di minuti, questa frenesia fulminea e compulsiva lascia il posto ad uno stato catatonico che si protrae indefesso fino alla deglutizione del primo boccone di brioche.
A volte, nonostante il soddisfacimento del primario bisogno, l’abbiocco si radica in profondità e si protrae fino a tarda mattinata. Mi sposto nello spazio con lentezza, mi sento ripiena di ovatta e lo stupore che disegna i miei tratti è segnale inequivocabile di totale inaccessibilità agli sparuti files della mia mente.

Il buongiorno si vede dal mattino.

Grip

Il golf segue fedelmente le mie traiettorie psichiche ed esistenziali.
Oggi mi hanno cambiato il grip (mica patate, il GRIP) perché “sono pronta”.
Ho tirato ovunque. Ogni palla una mina vagante.
Qualcuna giusta: memorabili cannonate.
Cambiamento, crisi, il Nuovo.
(Oppure: crisi, cambiamento, il Nuovo. )
Forse il miglioramento. Lo vedremo.
Per ora una titubanza attonita e smarrita.
Come sempre mi pare di ricominciare daccapo.
Già, già: come nella vita.

Calendario dinamico

In questi tempi di silenzio ed apparente assenza, avrei invece potuto scrivere veramente di tutto.
Non sono assente. Tutt’altro.
Sono così presente che mi ingombro da sola.
Ho bisogno di quiete. Di spazio. Di tempo dilatato, molle.
Di un tempo poroso in cui poter inserire a pieno titolo anche gli eventi dei piani sottili.
In questi periodi, maturati dalla fatica, partoriti a ripetizione secondo nuove cifre che si susseguono ad un ritmo vertiginoso,
ogni pensiero varrebbe una legittima riflessione.
Scrivere, se non altro, per aver l’idea di non perdere nulla.
Ma non perderò nulla comunque: tutto resta scritto sulla pelle, nelle ossa, nei bagliori inediti di uno sguardo che a tratti scopro un po’ più duro e un po’ più profondo.

E’ Agosto, lo sapete?
E’ GIA’ Agosto.
Per quanto mi riguarda dopodomani potrebbe essere già Novembre.
E’ noto che noi gatti interiori si litiga col calendario.
Non abbiamo ancora dimestichezza con freni ed acceleratori della quarta dimensione.
Ma le rughe, queste stronze, insieme alle discese gravitazionali degli iperchili che non riesco a buttare giù, vanno avanti comunque.
Pertanto, buonanotte Gattoni estivi.

Buonanotte

Chi sono?
Come mi sento?
Dove mi trovo?
Da dove vengo?
Dove sto andando?
Sono davvero io?

Adoro le mie certezze.
Buonanotte.

Evento

Mai urlato così tanto…
Il gatto aveva un arretrato di più di 20 anni…
Grande voce, grande musica.
Grandi emozioni.
Grazie DM

Crisi n° 258*

*(Considerato che sto al mondo da 15mila e 500 e pussa giorni e che, in media, una crisi ogni due mesi ce l’ho avuta, no?)

Il gatto annaspava quasi compiaciuto, credendo che l’affogare in una profondità straordinaria gli togliesse il respiro e facesse di sé l’eroe di una incredibile ed indimenticabile avventura.
Invece si era semplicemente rotolato, cadendo accidentalmente a muso in giù, in una fangosa e banalissima pozzanghera che, in condizioni normali, nemmeno gli avrebbe bagnato la coda.
Altro che togliere il respiro, pensa il gatto sbadigliando un insignificante vuoto.

Sono triste anche, non me ne abbiate. Molto triste.
I ricordi si ancorano agli oggetti, ai luoghi, agli odori, alle canzoni. E anche al calendario.
Come ho già scritto da qualche parte, è una cosa stupida: uno non si ricorda di qualcosa aprendo l’agenda. Ma tant’è l’agenda viola la guaina protettiva del quotidiano che schematicamente ed inesorabilmente avanza, occultando abilmente l’insidiosa interiorità (che ha ritmi, contenuti e sospesi tutti suoi), mettendo in bella vista cifre, mesi, nomi legati a tragedie e/o meraviglie personali.
Cosa ho fatto in quest’anno così intenso ed impegnativo?
Ho imparato qualcosa da quello che è successo?
Forse si. Direi di si. Ma certe pecche le ho mantenute. E anche nutrite.
Non ho vinto ancora il senso di colpa. Non ho vinto alcune debolezze, non ho superato il bisogno della conferma, non volo ancora con le mie ali insomma.

Sono delusa. Attenzione: so perfettamente che la delusione è la diretta conseguenza di un’illusione. E l’illusione ce la facciamo in casa noi stessi per cui nessuna accusa a chissachì, solo un amarezza che serpeggia sotto la superficie.
Sono delusa da me stessa quindi, dalle mie scelte oniriche: solo dormendo capita di sprecare così tanta energia per progetti sterili, disegni vuoti. Prima ci si sbatte senza risparmio per costruire un’idea, poi ci si consuma per smontarla, lavoro fatto con fatica e riluttanza perché ai propri mostri, si sa, ci si affeziona sempre. Ho costruito una casa su un terreno franoso. Che intelligente.
Quando l’ho fatto, è evidente, non c’ero. Tuttavia, anche ora, ad occhi aperti, l’esorcismo è veramente molto doloroso.

Mi capita di iniziare a piangere pensando a qualcosa, per poi continuare il mio pianto per tutt’altro. Piangere (curiosa coincidenza) è come sbucciare una cipolla: il blob energetico da buttare fuori se ne va e rivela un’altra botola segreta, che appare insidiosa e graduale come una casa lontana nella densa nebbia che si consuma pian piano.
Scrivere mi fa lo stesso effetto.
Ora che sono saltata di palo in frasca passando da mia madre ad altri personaggi e viceversa, ad esempio, inspiegabimente so cosa devo fare.

A volte la morte di mia madre mi sembra un evento totalmente senza senso, inspiegabile, ingiusto, tramortente e crudele. A volte (nessuno inorridisca per favore, ho già i miei bravi e giganti sensi di colpa per questo) mi pare una cosa giusta, perfettamente inscritta nel disegno che non ci è dato di percepire per intero.
Ed è qui che mi chiedo quale traccia sono io, di questo immaginifico Progetto. Quale riga sono? Sono una linea? Sono una curva? Sono una parte chiara? Una scura? Sono un colore? Un vuoto? Un armonioso arabesco?

Andrò a stirare ma invece di pensare cercherò di imparare qualche pezzo dei DM (il 18 c’è il concerto e io sono quella che non sa mai nemmeno una parola) così mi distraggo adolescenzialmente.

Va bè ragazzi, mica si può sempre ridere.
E comunque sono lavori che non finiscono mai.