Bruciare ancora

Dicono che per crescere e cambiare ci voglia l’attrito.
Io sto facendo scintille in questo senso.
Spero vivamente serva a qualcosa.

Ottobre

Già Ottobre.
E le cose che sembravano lontane sono già qui.
E sono molto diverse da come me le aspettavo.
Una parte di me – coscienza, volontà, non saprei – alla fine è diventata incisiva: le cose cambiano.
Non tutte come avrei voluto.
Ma bisogna vedere se quello che volevo prima è veramente quello che voglio: lo sappiamo tutti quanti ormai che non so chi sono, non so dove vado, etc.
In questa nuova “me” che nasce c’è una nota inedita. Un qualcosa di morbido, di dolce. Una specie di tenerezza che prima non percepivo che penetra e stempera la paura.
Non è una resa o una rassegnazione, ma una specie di “stare” comunque, più o meno in pace. Restare e vedere quello che sta accadendo.
C’è anche un senso non ben qualificato che mi amplia il respiro. Un specie di senso di immenso che spunta tra la regolare scansione degli attimi di pratica quotidianità.
Sono solo tracce. Ma non me ne occupo. Quel che dovrà uscire, verrà fuori da sé.

Ho dovuto andare da un medico per farmi dire quello che so benissimo.
Come se, come al solito, non credessi nelle cose che scorgo, che penso, che percepisco.
E’ ora di occuparmi davvero del mio corpo, prendermi cura delle mie funzioni per rendere al meglio in questo momento in cui posso fare veramente una reale trasformazione.
Vorrei dire altre cose. Ma le ho già dette ieri sera ad un amica. Ripeterle qui non avrebbe più lo stesso senso. Mancherebbero di freschezza e, soprattutto, si confonderebbero con le mille dichiarazioni scritte mille volte sulla mia necessità di rompere lo status quo.
Stavolta non scrivo un tubo. Faccio.
E comincio preparandomi un buon pranzo. Tò.

Bagaglio pronto

Parto da qui.
E’ ora di andare.

Movimenti

Una nota tecnica.
In questo periodo di profondi mutamenti (e quandomai non vivo profondi mutamenti, mi direte?) sento la necessità di cambiare grafica a questo mio tormentato diario.
Non trovo nulla che mi piaccia davvero e attualmente non ho i mezzi per creare un template come vorrei.
Perciò utilizzo questo che mi permette di cambiare colore ogni volta che mi pare.

Cosa ve ne frega?
Ve ne frega che il colore fa da “rilevatore d’animo” no?
Ciao gatti.

Modifica:
Sono tornata al vecchio modello.
Al momento non so fare altro..

In cantiere

Dopo il disordine, l’ordine.
Dopo l’eccesso, il calibro.
Dopo il caos, la sedimentazione.
Dopo l’azione, il riposo.
Dopo troppi si, qualche no.
Dopo l’informe, il confine.
Dopo il dubbio, la scelta.
Dopo un muro, la porta aperta.

L’essenziale esiste perché esiste il dettaglio.
La libertà esiste se esiste la regola.

Resurrezioni (2)

In tre giorni e tre notti ho dormito un totale di 9 ore.
Senza contare la settimana precedente a questa.
Sono scomposta da giorni.
Sono interiormente a pezzi da tutto questo tempo e ieri pensavo di morirne.
Ora, a parte il sonno, ho la spinta di un vulcano in piena attività.
Direi che sono un mostro.

Agosto di quest’anno è l’Agosto più forte che io abbia vissuto, da che ho memoria. Anche se, si sa, la mia memoria fa spesso acqua da tutte le parti.
Non capisco se queste siano le prove generali per una prossima vita da romanzo o sono soltanto amplificata al mio massimo.
Anche perché ormai questa storia dura da almeno tre anni.
Da quando mi sono detta “deve cambiare qualcosa!”.
E sì che qualcosa è cambiato.

Mi guardo allo specchio alla ricerca dei segni di questo sbattimento micidiale e, a parte un’espressione un po’ stanca, da una che dorme poco insomma, non vedo tracolli evidenti. Anzi. Ho uno sguardo tutto nuovo e davvero tutt’altro che spento.
Faccio le scale correndo, con il fare di un bambino che gioca, e mentre le risalgo mi chiedo come cazzo faccio ad avere tutto questo entusiasmo. Mi chiedo da dove venga questa stupefacente energia e cosa c’entri con le mie tempeste interiori.
Che ci sono momenti che una marina di Turner non me la fa, né in drammaticità, né in melanconia.
Les autres accorrono ad intingere le loro quotidiane noie nella mia mai smessa ironia. E io mi chiedo spesso quando e dove potrò fare altrettanto. E se mi è davvero necessario farlo.

Ho deciso che il noviziato è finito. Ora sono pronta per darmi in sposa al mondo. Cercando, con tutte le mie forze, di essere Nel mondo e non essere Del mondo… Senza la presunzione di imitare santi ed iniziati, è ovvio.
Inanellerò esperienze, mi specchierò nei fatti.
Lascerò ciò che va lasciato e cercherò di identificarmi con forza in un fluire che non cristallizza, di volta in volta, la forma.
Ce la farò?
(Non mi sono drogata. Smettetela.)

Me lo dedico

Questo è il commento che ho postato sul blog di un’amica.
Si parlava di trovare la propria essenza..
Si parlava di predicare bene e razzolare male..
Si parlava del mondo che è come lo creiamo noi..
e cose simili.
Io stasera lo dedico a me stessa, senza riserve, nel tentativo di alleggerire una condizione un pò difficile.

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Allora, senti.
Premetto che oggi sono di pessimo umore quindi la mia comunicazione potrebbe non essere scevra da venature contraddittorie e/o da grossolani errori. Ma la vita è anche questa perciò non mi astengo e scrivo perché voglio scrivere.
Come sai anch’io predico bene, anzi, talvolta benissimo, ma poi razzolo da schifo, nel senso che cado. Cado mille volte.
Ma diciamoci un pò una cosa.
RICONOSCIAMO prima di tutto, che Scegliere bene è una fatica.
Ammettiamo la nostra fallibilità e ammettiamo che si, occorre svegliarci. Ma svegliarsi è faticoso, difficile. Svegliarsi è riconoscere come falso e superfluo quasi tutto quello che abbiamo creduto di essere fino ad ora.
Non molliamo la presa, no, questo mai. Ma vogliamoci bene lo stesso anche se qualche volta sbagliamo, cadiamo, neghiamo l’evidenza e restiamo ancora un attimo abbarbicati alle propaggini del mostro che ci devia da dentro.
Non siamo tutti uguali e non tutti possiamo prendere di petto la vita senza prendere dei colpi nella pancia.
Non mortifichiamoci per essere quello che di fatto siamo: esseri umani.
La prima Via è l’accettazione.

Il primo insegnamento di Matilde è stato questo: non serve a nulla forzarla e rincorrerla per prenderla in braccio. E farle fare quello che voglio io COME lo voglio io. (Che poi vorrei solo averla addosso per farle due coccole, alla fine).
Bisogna aspettare che raggiunga il suo momento di fiducia, senza che si senta sopraffatta da una volontà non sua e che non riconosce subito come benevola.
Allora piano piano capisce, “sente” e si avvicina. Mentre esplora tentennante ogni centimetro che ci separa, acquisisce elementi fino a sentire e riconoscere profondamente l’ambito emotivo in cui si sta muovendo. Poi, maturata la sensazione, si getta contro le mie mani in un impeto d’Amore mai visto.

Non prendiamo per la coda il nostro gatto (interiore…).
Utilizziamo volontà e fermezza ma con compassione ed amore.
Altrimenti creiamo un altro mostro. Solo più sofisticato.
Atti di volontà e sincero impegno.
Non Forziamo. Nessuna forzatura.

Non smettere mai di tendere al raggiungimento della tua Essenza: la vita serve a questo. Ma sii amorevole con te e i mostri allenteranno la presa più facilmente e più velocemente.
Diamoci respiro e possibilità, casso.
Non siamo poi così sbagliati.
Siamo solo dove siamo, in questo momento. E ci sarà una ragione anche per questo no?

Progetto

Mi incanto, stanca del rincorrersi dei pensieri, dei tentativi di ragionare cose impossibili da razionalizzare e accedo accidentalmente a quel mondo fatto di immagini casuali e paesaggi surreali non strutturati.
Ci metto un attimo ad entrare in quel non luogo che in passato cercavo di conquistare con sensibile sforzo e disparate tecniche.
Mi fermo un attimo e nell’immobilità si apre il sipario che si sovrappone alla visione reale rivelando tutta la mia incoerenza, tutto il mio caos e tutti i sentieri possibili che pur essendo assolutamente a partata di mano, sembrano lontanissimi.
Vedo il mio campo pieno di scorie e particolari inutili.
Riesco ad intercettare gli ostacoli nascosti dietro alla mia presunta ricchezza interiore e comprendo che la frammentazione attraverso la quale mi esprimo è una ricercata e sofisticata via di fuga.
Il coltello che mi apre e mi esplora così profondamente e minuziosamente è un meraviglioso e spaventevole dono per questi miei anni.
Ho la voglia di entrare in questo paesaggio con un grande sacco nero in cui buttare piccoli arabeschi ormai deformati, decorazioni inutili e fuorvianti, frammenti di spazio-tempo ormai inerti da tempo.
Ho voglia di ripulire al massimo per trovarmi.
E per fare questo ho bisogno di uccidere tutto quello che sono stata fino ad ora.
Ho bisogno di estirpare tutto in tutto l’orto, dissodare la terra.
Ararmi, confondermi con il caos primigenio, destrutturami e tornare vergine.
E tutto questo forte impulso di distruzione – che potrebbe preoccupare più d’uno di voi che leggete – anziché abbattermi e rendermi ad un inquietante oblio, mi accende una fiamma, mi rivivifica, mi fa vibrare, mi espande.
E mi lascia intravedere una guizzo di Libertà.

Il percorso pare lento ed articolato. Ma non mi fermerò.

Occhiali

E’ il vizio del dettaglio che mi fa perdere di vista il cuore delle cose.
A volte piccoli particolari fanno la differenza, é vero.
Ma il particolare, per definizione, é solo una parte dell’intero.
Non dovrei dimenticarlo mai.

Dicono che la presbiopia sia tipica della mezza età,
il momento in cui si abbandona la tendenza egoistica
e la visione individualistica. (o si dovrebbe farlo..)
Sono andata a farmi fare gli occhiali.
Sarà, alla fine, una buona notizia?

A pensarci bene

Perché mai dovrei scegliere, andando a ridurre?
Io posso avere tutto.
Io posso essere tutto.