Il generale Inverno

Ho sempre sbandierato ai quattro venti il mio disprezzo per l’inverno.
Ma la sensazione procurata da Gennaio, negli ultimi anni, è piuttosto particolare.
Da una parte c’è la cristallizzazione impietosa causata dal freddo.
Il gelo dei primi mesi dell’anno è quasi un anti-vita.
Le temperature sono paralizzanti, ostiche, perniciose nel loro addensare e appesantire ogni cosa.
Gennaio è il trionfo del più abissale Yin.
Dall’altra parte però c’è la consapevolezza del fatto che si va – e si va velocemente – verso l’apertura.
La luce, che lentamente e progressivamente aumenta, anticipa l’espansione primaverile e questo stato contraddittorio, dove il corpo resta lento per l’algido rigore mentre il cuore già comincia ad alleggerirsi, genera infiniti stati d’animo.
E pertanto infinite possibilità.

Non posso dire che mi piaccia Gennaio, per l’amor di dio.
Ma se fosse un’immagine sarebbe un cubetto di ghiaccio con una fiammella dentro.
E questo mi piace parecchio.

Casa…

Adoro i Conglomerati di Savignone.

Il mattino

Il Gatto si alza a fatica come sempre. Si lancia in bagno.
Avrei voluto scrivere, per una faccenda di stile, che si trascina in bagno.
Ma il trascinarsi, che evoca attrito, movimento frammentato e, soprattutto, una certa lentezza non è una descrizione veritiera: il gatto si teletrasporta fulmineamente in tempo zero poiché l’ora giusta è già un remoto ricordo.

Rumori d’acqua, di cassetti che scorrono, di tappi che cadono.
Rumori di jeans che risalgono, di anelli che tintinnano, di cassetti che si chiudono.
Rumori sordi di spalle contro porte o di piedi contro lavatrici.
Cupi mutismi nell’ultimo sguardo allo specchio e tappetini che si arricciano sotto la spasmodica dinamica di una pendolare in eterno ritardo.

Entro poche decine di minuti, questa frenesia fulminea e compulsiva lascia il posto ad uno stato catatonico che si protrae indefesso fino alla deglutizione del primo boccone di brioche.
A volte, nonostante il soddisfacimento del primario bisogno, l’abbiocco si radica in profondità e si protrae fino a tarda mattinata. Mi sposto nello spazio con lentezza, mi sento ripiena di ovatta e lo stupore che disegna i miei tratti è segnale inequivocabile di totale inaccessibilità agli sparuti files della mia mente.

Il buongiorno si vede dal mattino.

Il baratto del Gatto

Una reflex tecnologica zeppa di automatismi per una reflex totalmente manuale. 
Perché i momenti magici mai si accordano con la batteria.

E’ la poesia è poesia. Anche se inavvertitamente sovraesposta.

Litorale riflessivo

Oggi guardavo il mare e pensavo: la distesa, la profondità,
la forza, la massa…
Cavolo, il mare è proprio grande eh……..

Ma se voglio, io sono più grande di lui.

Conflittuale lucido seducente Aprile

I fiori rosa di certi alberi.
La Bellezza incombe, poi dilaga lentamente.
Presto esploderà.
Aspetto il rigoglioso verde che ti strappa un sorriso.

E in questi tempi, comunque vadano le cose
senti il sangue correre di più,
Senti il sangue correre meglio, il corpo respirare,
la mente acquietarsi, il pensiero alleggerirsi.

Potrò sbocciare già ora?

Estetica dell’osso

Non vorrei essere fraintesa.
(Scrivo questa frase per l’ennesima volta, mi accorgo.
Ma quante paure ho?).
La definizione che mi sale spontanea al descrivere la mia vita di ora,
è qualcosa che nell’immaginario collettivo appare assai poco piacevole, ma tant’è.
Non siamo tutti uguali.

Mi sento come un osso rosicchiato minuziosamente.
Mi sento scarna ed essenziale.
Ma la straordinarietà di questo mio sentire è che l’osso in questione
è un proprio un bell’osso, quasi più bello di quando era rimpolpato.
Evidentemente, la polpa di prima non era un granché.
Sono tonica, quasi dura, ma elastica.
Sono strausata ma non mi sento stanca.
Comincio a capire ora cosa significa mettersi in gioco ad alta percentuale.
Prima andavo a 3 (cilindri).
Vivevo al 35%. Poco più che il doveroso, a questa età.
Lo si sa da secoli che, relativamente parlando, non c’è tempo.
Ora sono molto più viva.
Anche se il prezzo è altino.

Non oso pensare all’opportunità di essere e vivere al 100%.
Ma mi fido! Per l’amor di Dio, mi fido!!
Insomma, ti prego, tra un salto e l’altro, un attimo di pausa please.

Postilla: aiutati che il ciel ti aiuta. Che gli altri…

Il primo sole

Il primo caldo
che arriva fino al cuore.
La luce forte
che finalmente mi denuda.
Un sorriso pigro
per non perdere nemmeno un attimo
di questa immobilità intensa
di questa lentissima imprescindibile fioritura.

Sta arrivando

Il rosa dei fiori, il verde giovane degli alberi e dei campi, gli azzurri tersi e ventosi di un cielo mai così aperto, il profumo nell’aria, le mattine frizzanti, i pomeriggi chiari, le promesse del sole, gli animali fuori, la terra viva, il tenero grano, i germogli umidi e tesi, l’abbondanza ovunque, il gioioso movimento centrifugo di ogni cosa.

L’anno scorso non abbiamo avuto una Primavera.
Questa Primavera, mamma, la dedico a te.
E stavolta, non ne perderemo nemmeno una goccia.

Il Punto di Luce

In questo periodo, sommersa da una miriade di contrattempi,
di spiacevoli imprevisti, costretta in uno schema limitante
e costrittivo per contesti in cui ho veramente una responsabilità minima, faccio un po’ fatica a sostenere con convinzione il mio solito ottimismo.
Sono pervasa da una enorme bolla all’aria calamitosa, fitta di schegge ostili e di un freddo che mi arriva fino nelle ossa.
Tutto questo per non utilizzare la parola “sfiga” che rinnego immediatamente non appena la digito su questa complice e paziente tastiera. Cioè ora. Vade retro.
Per la solita solfa delle lezioni da imparare, mi chiedo qual è l’insegnamento occulto di una quotidianità così ostica e difficile.

Oggi aspettavo il treno, raccolta in una compostezza obbligata ed immobile a causa del freddo intenso, seduta su una grigia ed anonima panchina di cemento.
Guardavo la gente, i treni, i binari, il grigio paesaggio ascoltando Somewhere in Between (K. Bush). Come in un sogno, come in un film muto dalla colonna sonora insolita.
Il paesaggio freddo ed un po’ triste e questa musica così.. amorevole direi, così armonica, leggera ed evocativa.
Mi piaceva. Era un bel momento.
Mi sono detta: la Vita e la Bellezza esistono comunque, in ogni dove, in qualunque condizione. Basta cambiare un suono, un punto di vista, un punto di partenza, forse.
Già. Ma abbiamo sempre la forza, il tempo ed il coraggio di esplorare la realtà così a fondo, così generosamente e con sufficiente apertura da percepire la luce laddove, alla prima occhiata, pare non ve ne sia traccia?
Dov’è il mio punto di luce adesso?
Io non sempre riesco a capire.