Ho sempre sbandierato ai quattro venti il mio disprezzo per l’inverno.
Ma la sensazione procurata da Gennaio, negli ultimi anni, è piuttosto particolare.
Da una parte c’è la cristallizzazione impietosa causata dal freddo.
Il gelo dei primi mesi dell’anno è quasi un anti-vita.
Le temperature sono paralizzanti, ostiche, perniciose nel loro addensare e appesantire ogni cosa.
Gennaio è il trionfo del più abissale Yin.
Dall’altra parte però c’è la consapevolezza del fatto che si va – e si va velocemente – verso l’apertura.
La luce, che lentamente e progressivamente aumenta, anticipa l’espansione primaverile e questo stato contraddittorio, dove il corpo resta lento per l’algido rigore mentre il cuore già comincia ad alleggerirsi, genera infiniti stati d’animo.
E pertanto infinite possibilità.
Non posso dire che mi piaccia Gennaio, per l’amor di dio.
Ma se fosse un’immagine sarebbe un cubetto di ghiaccio con una fiammella dentro.
E questo mi piace parecchio.