Insonnia

foto copia

Avendo, di consueto, necessità vitale di scrivere, capite bene che questo silenzio è patologico.
In realtà è solo una forte inibizione le cui cause non possono essere trattate in questa sede.
Siccome però non è il caso di esplodere, mi faccio tutta una serie di discorsi mentali sostitutivi. Immagino frasi come se dovessi scriverle.
Poi però non le scrivo. Questa no. Questa non va bene. Questo non dovrei scriverlo. Questo si ma così è monco, e via con questo andazzo.
Blocco a metà i concetti, capisco che è cosa stupida e deleteria e tento allora di disciplinarmi al silenzio.
Inutilmente, bisogna dirlo.

Le poche frasi che compongo, di solito prologhi di epici trattati in odore di psichiatria, ad un certo punto incespicano, si contraggono, perdono la forma ed infine, pur di precipitare nella materia, si coagulano in acronimi: la censura, la schiavitù travestite da gergo giovanile.
Come se qualcuno potesse sentire anche quello che penso. Sono veramente alla frutta.
Nella mia testa si scontrano e rimbalzano decine di CCV, MVFC, PM, PP, WTF, SUM, TLC, SAV, NCPC, ecc.
Me li ricordo tutti perché mentre vago per casa rapita dal non senso, li scrivo su dei foglietti.
Peccato che non riesca a ricordarne tutti i significati.
Comunque BN. Che tanto sonno non ne ho.

Pensieri sparsi e predicozzo finale con tracce di cielo

20130520-222648.jpg

Nell’ultimo anno ho avuto l’impulso di chiudere il blog tipo 200 volte,
di cui 100 solo nell’ultimo mese.
Per due motivi. Uno non lo dico. L’altro é che mi sono messa in testa che esso rappresenta il mio passato e, precisamente, i miei anni di piombo.
Dato che agogno il cambiamento come bramo la brioche stamattina (sono riuscita a prendere al volo il primo treno, da non credere: anche la colazione, sarebbe stato troppo) mi é salita una specie di antipatia verso tutte le svariate emozioni descritte fino ad oggi.
Scappare dal già vissuto. Il vissuto male, s’intende.
Questo blog é assolutamente autoreferenziale.
Naturale: si chiama DIARIO.
É una mappa abbastanza affidabile della mia struttura mentale, complessa, un po’ barocca e perennemente work in progress arricchita da frequenti cazzuolate di materia astrale dai toni tendenzialmente cupi.
Molto color sangue venoso (dolore), molto rosso arterioso (rabbia e improvvisi benché rari accessi di vitalità), poche spennellate di azzurro cielo: i miei rari momenti santi.
Poche perché naturalmente l’azzurro si vive, non si scrive.

Dicevo, in un momento in cui vorrei, più del solito, essere migliore mi viene voglia di cancellare tutto per fare una tabula rasa propiziatoria che agisca, per analogia, anche all’interno della mia scatola cranica.
Sono celebre per aver buttato scatole intere di scritti nell’era del carta e penna. É proprio un istinto antico.
Ma oggi no. Provo a fare qualcosa di diverso.
Complice il mio narcisismo, credo che terrò botta e continuerò qui le mie metamorfosi senza rinnegare ciò che é stato prima.
Mantengo il nome (che mi piace) e magari anche la posizione statistica che, pur essendo sepolta nella massa, nei momenti infantili di smarrimento nonvalgoniente sonoinvisibile sonosolaalmondo, gratifica l’ego mica poco.
Se cambierò idea sarà perché ne aprirò un altro. Se mi prende una ramata forte di follia potrebbe ancora succedere, da un momento all’altro, come un fulmine a ciel sereno. Si fa per dire ‘ciel sereno’ da queste parti. E comunque non mancherò certo di dirlo.

Piangere abbondantemente durante i processi di trasmutazione delle emozioni negative (diciamolo bene: quando stai male come un cane, in pratica), a meno che non si ceda ad una strumentalizzazione vittimistica del proprio stato, é una cosa che non si racconta. C’è il tabù della sofferenza. La gente non vuole sentire parlare di dolore. L’ho capito quando mi é capitato di parlare, molto tranquillamente peraltro, dei lutti vissuti in questi anni: espressioni imbarazzate, percepibile voglia di scappare via, sguardi che cadono obliquamente verso il basso.
In fatto di argomenti, il dolore é scomodo come la masturbazione: a tutti capita prima o poi, nessuno lo dice, moltissimi arrivano a negarlo.
E chi lo esibisce solitamente ha un secondo fine. L’attenzione egoica, il guardatemi sto male, mendicando un sostegno che faccia da lenitivo. Che poi non funziona mai. Nel senso che non guarisce proprio nessuna ferita.
Se invece ti mostri e racconti sinceramente e spontaneamente che hai passato giorni a piangere miseramente mentre qualcosa di te prendeva fuoco, ti senti in imbarazzo, ti senti sfigata, quella che ne ha sempre una.
Fondamentalmente ci si vergogna della propria fallibilità, del sentirsi sventurati, gettando così per l’ennesima volta la responsabilità di se stessi in braccio alla considerazione altrui.
Invece bisognerebbe ammetterlo con semplicità, senza farsi paranoie di sorta e senza fare i salti mortali per mantenere un’immagine vincente che, in quel momento, non corrisponde affatto a realtà.
Adesso, proprio adesso mentre questo flemmatico controllore caracolla tra i sedili di fianco a me, mi scendono due lacrime. Per un attimo mi vergogno. Poi mi dico anche (perché qua dentro siamo in tanti) va be’, non sono tutta così: riesco anche a fare dell’ironia. Due cervelli in uno. Una benedetta dicotomia che non é una frammentazione schizoide ma l’esito di una maturazione lenta ed impegnativa. Il risultato del mio paziente e costante impegno nel liberare ciò che sono veramente dalla massa pastosa delle emozioni che mi ammantano ma che non costituiscono affatto la mia più reale identità.
Grazie signor Osservatore. Rimanga pure tutto il giorno con me. Non se vada come al solito quando scende la sera. Non vorrà mica dirmi che ha paura del buio! Pensi che un giorno veglierà sul mio corpicino mentre me la dormo beatamente. Tanto vale che si abitui.
Conosci te stesso. As usual.

Ore 22
E invece la sera, ancora se ne va.
Come se la sua presenza fosse possibile solo con la Luce.
E credo di non aver detto una fesseria.

RBA: Un (sentito) ringraziamento e sparute imbranate nominations

reality-blog-award
Allora.
tre settimana fa circa, esattamente nel giorno del mio compleanno, ricevo, come di consueto, essendo follower di una brava bloggara, un articolo direttamente nella mia casella di posta.
Faccio prima a sfruttare sfacciatamente la diretta fonte per due motivi almeno:
1) non so bene di cosa si tratta,
2) qualunque cosa sia lei lo descrive molto meglio di me.
(3,le ho pure rubato il titolo)
Quindi leggete qua.

Sottoscrivo la parte finale dell’articolo in cui Prigioniera di perplime sul da farsi e per la frase finale che, a causa della perplessità di cui sopra, mi risulta geniale.

Per quanto riguarda le 5 risposte invece, rispondo perché mi piace giocare.
1) Se potessi cambiare una cosa, cosa cambieresti?
– Niente
2) Se tu potessi ripetere un’età quale sarebbe?
– Dai 18 ai 25. Età in cui mi sono creata autonomamente danni per il resto della mia vita.
3) Cosa è una cosa che ti spaventa davvero?
– La paura di perdere coscienza, di scivolare nell’inconsapevolezza totale.
4) Qual è un sogno che tu non hai completato, e pensi di non essere in grado di completare?
– Condividere, ad una buona profondità, la mia esistenza con pari grado o persona illuminata e dotata di molta pazienza
5) Se potessi essere qualcun altro per un giorno, chi vorresti essere?
– Qualcuno che ammiro molto, per vedere come ci si sente.

Per le segnalazioni ho qualche difficoltà: le persone che seguo hanno già ricevuto questo riconoscimento, a partire da chi me lo ha regalato – con tempismo perfetto – in occasione di questo inquietante genetliaco (e comunque Prigioniera, per quanto mi riguarda può anche averne due).
Come ha fatto lei scrivo qui qualche link. E mi scuso se sono pochi, ma il mio cervello che ultimamente è in corto, non sa fare di più:

Prigioniera Del Deserto (quindi il premio ce l’ha doppio. Anche perché pubblica tutti pezzi musicali che sono anche nella mia libreria iTunes: l’affinità estetica è sorprendente)
It’s a chicken thing. Perchè la Manu è il top.
Latex and Lollipops, perché mi piace.
AlwaysTanteSophie, per la straordinaria proprietà di linguaggio, considerando che è tedesca fino all’osso, crauti compresi.
Roberto Zamperini, che scrive cose serie (mica gatti interiori o cani estroversi) sperando che non trovi questo mio tentativo di apprezzamento inopportuno (alla fine mica so cos’è questo Reality Blog Award).

Quindi, imperterrita, ricopio ancora il suo stupendo finale:
“Io non saprei come contattare gli autori dei blogs che ho nominato. Spero che leggano da soli e che non si inferociscano per il mio averli coinvolti in ciò che, in fin dei conti, potrebbe anche essere visto come l’ennesima catena di S. Antonio…”
Grazie collega di parole.