Una volta alla domanda “mare o montagna?” non avevo dubbi e declamavo una passione viscerale per lo sconfinato e profondo blu, che percepivo in modo intenso, quasi magmatico.
Ora, pur subendo sempre il fascino della profondità, non sono più così certa di escludere con decisione l’audace connubio terra-aria delle cime più spinte.
Ho sempre temuto la rarefazione, facendomi appunto rassicurare dalla densità, sebbene ambigua, dell’acqua.
Ma ora sono terribilmente attratta dalla montagna.
La montagna è un luogo ostile. La base è dura, fredda, inamovibile se non a nostro danno, cristallina.
L’aria è delicata, sacra, sottile. Custode di infiniti silenzi, catalizzatrice e rivelatrice dei nostri contenuti.
Fatica, coraggio, determinazione, sfida. E un premio invisibile, e preziosissimo.
La visione di se stessi senza filtri e senza inganni.
La superficie dura non permette cedimenti di forma, né possibili occultamenti.
In montagna ti vedi tutta.
In montagna sei costretta a respirare davvero.
I mostri si stanano, il pulviscolo interiore si brucia, il freddo fotografa quel che è.
La montagna è un insegnamento.
A febbraio farò un corso base di alpinismo.
Non vedo l’ora.
