Rischi di Primo Raggio

“Arago diceva che fuor dalle matematiche pure,
chi pronuncia la parola “impossibile” manca di prudenza”.
(Eliphas Levi)

Preghiere fraintese

C’è una falla nella trama. Tutto perfetto un cazzo.
Ad un certo punto qualcosa ha ceduto.
Un vortice, un buco nero, un’idrovora gigante.
Un’aspirazione intensa e progressiva.
Io mi aggrappo più che posso, ma perdo aderenza.
Mantenere una postura composta è sempre più arduo.

Avevo chiesto qualcosa di nuovo. Ma questo è davvero troppo.
Possiamo rifare tutto, please?

(06.07.2008)

Consistenze

Che malinconia, oggi.
Una seta grigio perla che ottunde e scivola in ogni dove.
Sarà anche elegante, ma preferisco il mio solito fuoco.

Un ordinario gradevole dipinto (1999)

E’ un olio di squisita fattura.
Deve essere stato dipinto in un momento di scarsa ispirazione,
ma tecnicamente è perfetto.
Un scorcio di Venezia, un canale, romantiche imbarcazioni,
la gente a piedi.
Una luce calda nel cielo, ma per il resto tutto fermo.
Non c’è il brulichio della gente che passeggia.
Non c’è movimento nell’acqua.
Non c’è completa onestà nei muri delle case che contengono il canale.
Non mi è dispiaciuto più di tanto quindi, quando giorni fa l’ho
inavvertitamente danneggiato in un angolo, durante uno dei miei incessanti spostamenti:
muovo sempre tutto come se cercassi chissà cosa.
Un grumo di ocra gialla è saltato, rivelando un remoto fondo
di rosso scuro.
E’ impensabile raschiare tutta la tela ora.
Per il momento mi basta sapere che c’è qualcosa sotto.
E comunque serve la tecnica adatta.

I quadri come la vita.
Ogni cosa diventa lo specchio di ciò che ci importa.

Fiori notturni

La notte sale e non “scende”, come dicono.
La notte sale dall’interno come un fuoco che divampa
ed in un attimo l’attenzione si introverte,
i confini si rovesciano, un cono d’ombra inghiotte il Fuori,
la luce irrompe nel centro di ogni cosa.
Pensieri, speranze, domande, come fiori,
prendono forma, colore, profumo.

L’alba, poi, li sorprende.
Il primo sole ne allunga l’ombra, la assottiglia,
la spinge dentro come fosse una lama.
Sono i fiori notturni, la radice vera delle cose del giorno.

Ancora pomeriggi (1995)

La scusa è quella di una salute incerta.
In realtà è uno di quei sabati.
Quei sabati che ce n’è uno, massimo due, all’anno.
Le cose da fare sarebbero tante.
Dentro e fuori casa.
Ma non riesco a fare, non riesco a leggere, non riesco a pensare, non riesco a volere n i e n t e.

E’ bello girare a vuoto, cedere all’inerzia.
Camminare lungo un’incerta direzione che si frammenta, decade, guizza in improvvisi riccioli e delicatamente sposta placide folate di niente.

L’attenzione acquisisce ulteriore profondità e gli occhi si posano su spazi inconsueti, angoli dimenticati, vuoti che paiono in realtà molto pieni.

Una lancia di luce spacca la penombra e osservo con una certa apprensione il pulviscolo che danza per aria.

Distolgo lo sguardo e mi butto sul divano, gli occhi al soffitto.
Poi di lato.
Gli oggetti all’improvviso diventano sconosciuti, i parametri si alterano, le poche certezze si sfaldano e il processo mentale torna dritto all’infanzia.
Una soffice nuvola di meraviglia nutre il mio cuore e la giornata acquista un senso.

Mi alzo.
Vado fino a metà corridoio, ma poichè non ricordo dove stavo andando, torno indietro e mi risiedo.

Ecco.
Il dialogo con un presunto malessere fisico è una sfida: a chi riesce una maggior sfiancante lentezza.
A volte vinco io.

Omaggio alle Galline

Serpy è felice. Cammina a fianco di un dirupo, ma calpesta a piedi nudi un prato fresco ed umido di rugiada. Un prato fiorito di fiori che da tempo non vedeva. Una coraggiosa attenzione vale senz’altro di più di una tremolante rinuncia.

La Regina troneggia attraverso lievissime e fisiologiche variazioni di livello. L’essenza interiore si solidifica e si prepara a mostrare il culmine del Regno, dove ogni cosa ha il suo posto ed ogni persona il suo preciso ruolo. Progressivamente il brillio aumenta.

Della Gioiella molto non so, se non che ha imparato e continua ad imparare ad attraversare indenne gli incendi che di tanto in tanto consumano inutili antichi reperti di una vita che più sua non è.

La Lady è uscita dalla forma perfetta e ha trovato quella esatta. Prende confidenza con una solarità dimenticata, scopre interne ardite discese e finalmente s’innamora di sé.

Il gatto continua a meravigliarsi di quanta forza, potere e bellezza abbiano le persone. E quanto impegno e tempo occorrano loro per rendersene conto.
E intanto scopre di avere una bellissima coda…

Io sono

Mi hai tradita.
Un’omissione è una menzogna.
E’ peggio di una menzogna.
Un’omissione è una menzogna codarda.

Se non avessi me, mi sentirei male.
Se io non avessi Me, mi avresti fatto male.
Ma io ho me stessa e tutto ciò che contiene.
Io sono anche te, ma sono anche gli altri.
Sono la sera, la tranquillità, sono un libro.
Sono una risata, sono l’entusiasmo, sono il sonno.
Sono la tristezza, sono il bisogno.
Ma sono anche la gioia, la forza la fierezza.
Sono il sole, sono l’aria e quei piccoli fiori che
dal basso concedono un potere più grande del nostro.
Io sono quello che vedo, sono la bellezza,
sono la profondità con il suo pericolo ed il suo fascino.
Sono l’acqua, sono il silenzio, sono un canto,
un tenue vibrare.
Sono la sensualità e la celebrazione della natura
così sfrontata, così onesta, così severa.
Io sono un SI che spazza via ogni negazione, ogni paura,
ogni stupido timore.
Sono io la strada che mi conduce a te e anche senza di te,
debole meta, sono un eterno proseguire,
un fendente nell’esperienza più viva, una scelta inarrestabile.

Peccato per te.
Io ho solo cominciato.

Immature strategie (1995)

Dove hai la porta?
Dove si trova il varco?
E, ancora, dove ti trovi, esattamente?
Ti sto esplorando, centimetro per centimetro, attimo per attimo.
Sei sotto assedio, quasi costantemente, controllato a vista dai miei guardiani, pazienti, determinati, attenti.
Lontani, semisdraiati, apparentemente inermi.
I miei guardiani come un pigro gatto.
E mi sento furba, padrona dei movimenti che avvengono sotto la superficie…
Ho la passione del Sotto La Superficie.
Mi muovo bene, con poca luce e minimi riferimenti.
Qualche volta però, rovistando i tuoi fitti canneti mi sono sentita spiata, seguita, intesa, decifrata.
Mi credo furba ma forse i tuoi servi sono sulle mie tracce da tempo.
Sei sveglio in questo. Poichè son cose da donne.
Forse mi stai solo, pazientemente, cautamente aspettando.
Magari anche solo per infierire un mortale colpo.