Morte Naturale

Ma scusate.
Una collega di anni TRENTASETTE,
“deceduta presso la propria abitazione
per morte naturale” e altri tristi dettagli
familiari che non sto a dire.
Ma la morte, a 37 anni, in quale modo
può essere considerata “naturale”?

Scusate, perchè dovrei trattenere qualcosa?
Una QUALUNQUE cosa, fosse anche la voglia
di urlare in piazza in mezzo al mercato, il giovedì mattina?
Perchè dovrei impedirmi qualcosa?
Perchè dovrei occuparmi del passato, inscalfibile,
o del futuro, totalmente privo di parametri?

Settembre

Lo sento già alle calcagna, come al solito.
Con al traino la sua tipica cornucopia che quest’anno,
decisamente, strasborda da quanto è rigonfia.
Pensieri, cose, eventi, condizioni di ogni genere.
Un’abbondanza imbarazzante.
E dire che ne avrei già abbastanza di questo 2008.

Il rituale desiderio di progettare, catalogare e schematizzare
è caotico e confuso come se fosse ancora permeato dall’afosa atmosfera di un Agosto che sembra non voler finire.
Agosto resiste.
Agosto forse non finirà affatto. Nemmeno a Novembre.
Non è per usare sempre le solite abusate espressioni,
ma Agosto quest’anno è un Agosto interiore.

Tutto questo complicherà alquanto il rito di passaggio.
Che diverrà complesso ed articolato a tal punto
da tradursi nel tempo su di una linea ad alta velocità.
Inizialmente non mi accorgerò di nulla.
Ma poi, ne scorgerò le tracce. E sarà nel momento in cui
guarderò i miei piedi e la terra che calpesto.

Il tempo vola.
Ma ho scoperto, forse, dove si trova il freno.

Tentativo di ritirata

Grandi quantità di energia inesplosa
possono implodere, invece.
Collassando in una tristissima rinuncia.

Tutt’altro che globalmente rassegnata,
sono comunque costretta a ritirarmi
in attesa di un altro obbiettivo.
Che peccato.

(intanto, chiudo gli occhi, mi concentro,
scendo in profondità e affilo le armi).

Vita intensa

Mamma mi manchi.
Mi mancano le telefonate mattutine in cui ci diciamo tutto
e niente: piccole cose, frammenti di quotidianità, inutili insignificanti notizie.
Era un modo per stare insieme.
Mi manca il tuo perenne sorriso.
Io non sono come te: non regalo tanta gioia agli altri come fai tu con la tua espressione sempre tersa, semplice e festosa.
Mi manca il contatto apparentemente effimero
di una chiacchiera apparentemente superficiale.
Ancora ora, ad un certo punto della mia giornata, mi parte l’impulso di sentirti, di telefonarti e dirti “cosa fai???” e sentire la tua voce, sentire il tuo frettoloso affanno perché stai facendo il pane, o perché eri fuori a sistemare le piante, la legna o chissà cos’altro.

Tanti pensano che per vivere intensamente siano necessari chissà quali contenuti o chissà quali rappresentazioni.
Tanti sottovalutano il vissuto quotidiano che assume uno svolgimento silenzioso e regolare, come con una specie di modestia, intessuto nelle piccole cose che trasformano il tempo in vita.
“La vita è quella cosa che accade mentre siamo intenti a fare progetti”.
Questa è una frase che ho letto anni fa in un libro. Com’è vera.
Che vita intensa ci siamo scambiate.
Che vita intensa nelle cuciture dei tuoi rammendi.
Che vita intensa nel rinvasare una piccola pianta.
Che vita intensa pranzare di fronte a te, mentre mi chiedi
com’è andata la mattinata.
Che vita intensa salutarti e dirti “ci sentiamo domani, ciao”.

Mi senti?
Ci sentiamo presto, ciao.

I blandi confini

“Avete mai confuso il sonno con la veglia?
O rubato qualcosa pur avendo i soldi in tasca?
Siete mai stati giù di giri?
O creduto che il vostro treno si muovesse
mentre invece era fermo?
Forse ero pazza e basta
forse erano gli anni ’60
o forse ero solo una ragazza… interrotta…
Dichiarata sana e rispedita nel mondo …
Diagnosi finale: “borderline recuperata”.
Che cosa voglia dire ancora non l’ho capito..

Sono mai stata matta?
Forse sì o forse è matta la vita.
La follia non è essere a pezzi
o custodire un oscuro segreto
la follia siete voi o io amplificati.

Se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto
se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno…

Non erano perfette ma erano amiche mie…
…Alcune le ho riviste..
Altre no, mai più, ma non c’è un giorno in cui
il mio cuore non le ritrovi…”

(dal film “Ragazze Interrotte”, per indiretta geniale iniziativa di Mumugoshi che condivide con la sottoscritta il gusto di ardite, poetiche e fiammanti esplorazioni psichiche)

Il bivio

Il prevedibile temporale in un cielo mesto e azzurrino.
Il dilemma primitivo tra l’agire e l’essere agiti.
E’ l’ignoto, tanto evocato, che finalmente incombe.
L’inattesa disgrazia che si trasforma in opportunità.
La realtà che supera di gran lunga la fantasia.
Scelgo il nuovo o indugio nell’amata limitante paura?

Appuntamento con il mostro

Sale dal cuore come uno spavento.
Ma lo fa lentamente, ad intervalli, con un fare progressivo.
Si traveste da malessere fisico ma io lo riconosco ormai:
attanaglia alla gola come nessun male sa fare.
Inizia come un fastidio, diventa una tensione e irrompe in un lento,
profondo, opulento spasmo.
Una contrazione, una specie di orgasmo quasi, una condensazione velocissima di mille emozioni trattenute, sfociano in un pianto catartico
che non so e non voglio arrestare.

Mi sforzo di trovare un volto a questa cosa che ho dentro
e che pare un’intrusa, una dissonanza estranea.
La interrogo, la guardo, la chiamo. Insisto.
E quando finalmente si volta, con non poco sgomento scorgo me.

Integrare una parte della propria ombra, abbracciare le nostre paure,
accettare il proprio esistenziale No per trasformarlo in Vita
è l’operazione alchemica più difficile, dolorosa e bella che ci sia.

Memorie (2006)

Nella dispensa, dove giocavo sempre, c’era un mondo tutto mio.
Ero irresistibilmente attratta dal mistero del buio e degli angoli.
L’imperscrutabile aura degli spazi confinati, dei segmenti di materia – confini appunto – che mi attraevano come se, anziché un limite tangibile, celassero porte per altri spazi che non potevo vedere e che intuivo o generavo con la fantasia.
Per me il muro non finiva lì.
E l’angolo era l’ingresso di un altro mondo.
Avrò avuto, allora, circa 5 o 6 anni.

A distanza di tanto tempo, ho sfondato il muro introducendomi negli sguardi e ho penetrato gli angoli sviscerando le esperienze.
Il gioco è ancora quello: una caccia al tesoro dove il premio è la scoperta dell’invisibile che precorre e sostiene il manifesto.
E che è reale come e più di quanto non lo sia
ciò che gli occhi possono vedere.

“Per quanto queste immagini possano essere deboli nell’uomo fisico vivente, esse tuttavia esistono, e lo accompagnano come germi di desideri, così come la cometa è accompagnata dalla sua coda”
(Rudolf Steiner, L’Iniziazione, 1946)

26 Luglio 2008

Buon compleanno.

Sei arrivata molti anni fa, senza far rumore.
E’ nel silenzio che si costruiscono capolavori.
Sei arrivata molti anni fa, con un preciso disegno,
semplice ed importante, che hai portato a termine
con dignità, forza ed eccellenza.
La tua vita è stata un costruire, un nutrire, un arricchire.
La tua vita è stata un Dare.

Sei arrivata molti anni fa con una volontà d’acciaio
e una congenita Sapienza.
Tu conosci le Leggi, tu cavalchi il Movimento.
Tu hai capito il senso dell’esistenza.
Tu non hai bisogno di religioni, di culti, di filosofie, di scuole.
La ricerca dell’essenza delle cose trova in te una delle più amabili
ed armoniche soluzioni.
Tu sei la manifestazione del giusto e del vero senso dell’amore.

Tu hai dato tutto e quando hai tolto lo hai fatto soltanto per
farci trovare altro.
Resci a dare un senso anche alla separazione, alla difficoltà.
Non posso rimproverarti nulla. Nemmeno questa estrema assenza.
Nemmeno il fatto che stai un passo indietro al velo,
quando ti cerco per lenire i miei brucianti bisogni.
Te ne stai dietro al velo per vedermi iniziare a volare.
Te ne stai dietro al velo, mentre tutto si sfalda

per ricostituire un nuovo ordine, un nuovo equilibrio.
Buon compleanno,
sebbene a qualcuno potrà sembrare assurdo.
Tu sei viva. Non importa dove.

Consistenze

Che malinconia, oggi.
Una seta grigio perla che ottunde e scivola in ogni dove.
Sarà anche elegante, ma preferisco il mio solito fuoco.