Politrauma (terapia del)

20120817-181628.jpg

Arriva un giorno in cui si è disposti a prendersi tutte le responsabilità.
E tutte le colpe.
Anche di ignoti.

Fa caldo, gatti.

Legittime aspirazioni

Per un momento, sognando di arte, danza, natura, letteratura, poesia, musica, viaggi e contemplazioni ho sentito che tutto quel dire: quello è svago, le cose serie sono altre è una falsità inaudita. Abbiamo preso per buone le regole di un’organizzazione globale che ci schiavizza.
Come? Lo avete già letto ovunque questo concetto? L’ho sentito dire da Salvatore Brizzi? È la bandiera degli sfaccendati post New Age?
Ok. Ma stavolta l’ho sentito io. Proprio sulla pelle, nella carne, nelle ossa.

Ci riempiamo di cose da fare, obbiettivi da raggiungere, ambizioni e speculazioni per ingrassare un sistema che – indispensabili servizi sociali a parte – ci munge e ci ingabbia. Ci riempiamo di situazioni condizionanti per non sentire il vuoto, perché siamo poveri. Poveri di spirito e di umanità. Perché di fronte ad un cielo azzurro dopo cinque minuti di silenzioso nulla (che poi è tutto) andiamo in paranoia e ci scappano di mano tutte quelle belle maniglie a cui ci hanno attaccato fin da piccoli.
Se le molli sei uno strano. Se le molli muori. E se muori nelle tue maschere diventi un uomo senza volto. E l’uomo senza volto, col cuore acceso, fa paura. Lo si isola, lo si combatte, lo si estromette dal sistema.
Ma la vita è un’altra cosa! La vita è l’Essere e l’esprimersi e fluttuare nella materia modificandola al nostro passaggio attraverso il proprio e peculiare contributo. Che pur non producendo denaro (nella maggior parte dei casi), aggiunge Valore. 
(04.08.2012, continuerò)

Detto questo, che è un ammasso di speculazioni generiche sull’argomento – di cui non posso certo farmi da portavoce – vi parlo di una fiamma su cui ardono miei caotici pensieri, le mie incerte speranze e, soprattutto, una confusione epica come una nube di pulviscolo che si incendia, si, ma che non produce altro che uno scoppiettante nugolo di scintille.
Quando esploderà il Fuoco? Quando partirà il falò? Quando si farà strada la corrente vera che come ossigeno puro farà appiccare l’incendio?
È un problema di mancato silenzio.
Per anni immersa in troppo rumore. Mai mi sono seduta in silenzio lasciando che il Cuore emergesse con la propria delicatezza.
Oggi come oggi mi sono necessari più impegno e più tempo e, soprattutto, una fortissima motivazione. Prima che tutti i falsi segnali lascino la mia persona, come strati di cipolla, come faglie sovrapposte, ce ne vuole. In fondo 25 anni di accumulo non sono un po’ di polvere sul tavolo del soggiorno. E non è una passeggiata riappropriarsi di redini miseramente cedute in sgrinfie altrui.
Mi muovo con passi incerti su una tensione che in realtà è esistenziale ma che trova una sua controparte concreta in un aspetto della vita che non è solo dannatamente importante, ma, ad un certo punto, diviene fondamentale e coincide con buona parte del Perché ci siamo e perché ci siamo così.

E capisco anche che dai miei doppifondi inconsci parte l’alt. 
E che resisto al liberarmi del tutto perché Mi temo.
Buona giornata gatti.

Avere quello che vuoi, volere quello che hai

Avere quello che vuoi. Volere quello che hai.
Ancora.
Circa 5 minuti fa mi si è aperta definitivamente questa finestrella, che si era annunciata da tempo. Da anni direi, sotto forma di titoli di libri, di ripetute letture delle solite condivisioni altrui e di blande riflessioni tenute sempre rigorosamente all’interno di certi confini.
Quante potenziali aperture ha il mio castello?
Quanta luce può entrare?
Diciamo che il castello è destinato ad essere abbattuto.
Questo il senso dell’Arcano XVI.
Attualmente siamo soltanto al terzo o quarto fulmine, con caduta di calcinacci e aperture parziali. Aperture Irregolari e rovinose, o di finestrelle che per il fragore e le vibrazioni fanno ‘clic’ e miracolosamente si spalancano mostrandomi inediti scenari.
Non sono ancora in grado di mettere io stessa il tritolo alle fondamenta. Ma sarebbe il caso di farlo prima che arrivi lo tsunami dei prossimi anni.

La delusione nel comprendere che io non c’entro un tubo con la progressione delle esperienze nella mia vita, è forte. E mi fa incazzare.
Ciò che accade, accade appunto, indipendentemente da me. E l’unica mia scelta sta nell’accettare o meno ciò che mi si para davanti. Nessuno venga ad argomentare sul concetto di libero arbitrio perché non ce ne asciughiamo più gli occhi.

Ciò che accade, man mano che cresco, fa sempre più schifo, è sempre più brutto, sgradevole e difficile. Anche se una parte di me, incredibilmente, cresce in bellezza e forza.
Questo infatti vale anche per le cose che scorgo davanti allo specchio. 
Mica ce l’ho con il mondo là fuori.
Dicono che il mondo è dentro di me tra l’altro. È una cosa che io non sento ancora nella pancia. Il giorno che lo sentirò, i miei problemi saranno terminati. Mi sono fatta togliere, ‘dentro’, colecisti, appendice e altre cosette: ci metterò un nanosecondo a polverizzare enti e presenze che funzionano male.
Sono indecisa se sto crescendo o se sto perdendo il senno.
Nel dubbio, smetto ogni progettualità e ogni tentativo conscio di controllo e osservo il fatto che nel mondo per ogni fiore bellissimo c’è anche una merda. Personale ed elegantissima espressione del concetto di dualità.
La vita è una partita doppia. Credo che poter pensare e scrivere questa frase sia l’unica utilità evinta concretamente dai miei antichi ed improbabili studi da ragioniera.

L’unico lenitivo che ridà un po’ di ossigeno è mantenere un universo interiore. Così come lo vogliamo, come ci piace. Consciamente illusorio, diciamo, per avere un po di respiro. Tenersi stretto un mondo interiore, assecondando in modo malsano le zavorre del passato che ci hanno definito fino ad ora e che sono l’unico abbraccio rassicurante che ci resta dopo quello della mamma. Per chi ce l’ha.
Il nuovo fa sempre paura. Specialmente quando abbandoni piangendo le tue zavorre per finire agganciata a quelle di qualcun altro, che paiono ancora più drammaticamente pesanti e che invece per te sono, di fatto, ascensori.

Tutto questo mi sta mostrando la strada per la libertà. La strada più dura che io abbia mai affrontato. 
Vivere in modo soddisfacente, tra me e me, indipendentemente dalle condizioni esterne, che possono essere aspre, deludenti e taglienti ma che sono solo strumenti da cavalcare.
Basta sentimentalismi.
Questo divenire è un campo di addestramento. Nessun cedimento, nessuna pietà. Quello che c’è, c’è e non si cambia ed ognuno esiste selvaggiamente, al di là delle buone maniere.
Se mi è capitato questo vuole dire che così deve essere.

E comunque amo i miei aguzzini.
Tutti gli altri non mi spostano nemmeno di un millimetro ormai.
Se devo farmi il culo me lo faccio. Ma con qualcosa che un po’ mi piace.
Buon Agosto, gatti.

SATVRNVS

Già ti sento.

Il viaggio

Dopo molto tempo sono in viaggio, da sola.
Non è un viaggio lungo. Non troppo insomma.
Sono seduta su un muretto della stazione, in una fermata intermedia
che calpesto ogni giorno, come una turista qualsiasi.
È l’atteggiamento che cambia i luoghi.
E trasforma il solito in qualcosa di inedito.

La mente è stanca ma tace, gli occhi sono aperti ad ogni particolare,
ad ogni sfumatura.
Il corpo è calmo ed ha un’energia uniforme, integra e con una vibrazione di fondo che riesco a percepire come una specie di rumore interno.
Costante, indifferenziato, gradevole.
Sento il potere che cresce. Incredibilmente.
Oggi ascolto una musica diversa dal solito.

Vado via vuota. Potrei tornare completamente diversa.

Maya

Tutto è illusione.
Tutto è un’illusione.
Al primo barlume di risveglio,
a volte ci si rimane male.

Poi, ce ne facciamo una ragione.

Solo io

Bene. Sono quasi le 22, sono sperduta nella campagna piemontese in un posto che pare magnifico (è buio) ed ha il suono di un rigagnolo, di qualche grillo, qualche ranocchia, sembra, lontana e di alcuni fievoli occasionali rumori del mio intestino.
Sono seduta fuori nella parte antistante l’ingresso di questa cascina. Ci sono degli arredi carini, semplici. Un tavolino di ferro e marmo, qualche poltroncina e un divanetto di vimini. Se mi muovo troppo – come quando allungo il braccio per centrare il posacenere – si accende la luce. Una luce intelligente, a tempo, con fotocellula, contro gli sprechi.
Mi sono fatta una sigaretta a mano: in un posto così pare stonato accendersene una già fatta, “commerciale”. Sarà ipocrita come osservazione – e come scelta -, ma seguo l’onda. La mia onda.
Internet non funziona. O meglio, funziona a rilento. A rilentissimo. E la batteria è quasi scarica e non mi sembra il caso di insistere. L’unica cosa che posso fare è scrivere qualcosa prima di andare a dormire.
Anche la musica sarebbe un di più, mentre ascolto rumori di insettini tra il fogliame e questo ipnotico gorgoglio d’acqua.
Ho un certo timore verso questo silenzio. E non parlo di silenzio acustico.
Ho sentimenti ambivalenti. Si fa un gran dire (non io) che certi viaggi si fanno da soli. Si.
Ma un po’ di incoraggiamento non guasterebbe.
Ho timore a fare quello che voglio di più al mondo fare. Non sarei sincera se non fosse così. Probabilmente farei finta, come ho fatto altre volte.
Il vero lavoro, al di là di quello che accadrà con gli altri, lo comincio stasera, da sola.
Anche se, ad essere sincera, quando certi mostri personali non si palesano, questa dimensione sacra mi è affine: la conosco da una vita, e ci sto bene dentro. Anche se era un pezzo che non me la permettevo.
Credo che i momenti più simili a questo io li abbia vissuti nell’infanzia. Quando tranquilla giocavo con le mie cose semplici, povere, essenziali: pietre, piante, pezzetti di legno, l’acqua del torrente. Giocavo in silenzio, e, mentre cercavo il perché delle cose con viva curiosità, sapevo che tutto era così perché tutto era così. Semplicemente.
Diciamo che da piccola ero più sveglia.

Sto entrando in uno spazio delicato, nel quale si entra piano piano, e dal quale dovrò uscire piano piano. Cercando la forza di farne una vera conquista, senza scaricare tutto subito alla prima chiacchierata.
Per non rimangiarmi tutto ciò che ho detto, dovrei pubblicare sul blog.
Non ne parlo di sicuro con nessuno in questo contesto. Non ora, nè domani.
Non so se riuscirò con i mezzi che ho a disposizione.
Se non riuscirò stasera, pazienza. Resterà solo una cosa mia.
Buonanotte
Soror …. (sento che in questi giorni troverò il mio Nome)

Easter Egg 2012

Scuoto l’uovo, ma non cilocca niente.
Quest’anno niente sorpresa, solo spazio vuoto.
Proprio quello che mi serviva.
Buona Resurrezione a tutti quelli che ce la faranno.
Buona Pasqua..
Con tutto il cuore.

Il Gatto Esteriore

Vorrei ritirarmi in un eremo e restarci per un po’.
Una versione creativa delle pulizie di Pasqua.
Ci vorrebbe un viaggio lontano. O forse non uscire di casa per una settimana. Mah. Ci devo pensare.

Aprire la diga e lasciare che l’acqua si muova finalmente.
Staccare i vecchi depositi, creare nuovi vortici e liberare la corrente.
Vorrei entrare nella grotta per scoprire da dove vengo.
E tornare alla luce con nuovi segni sul volto.
Vorrei capire perché ci ho messo tanto tempo a sentire vera la Domanda che è esplosa spontaneamente quando meno me l’aspettavo, e vorrei sapere perché, dieci anni fa, fui costretta a pormela anzitempo, senza essere pronta a cercare una risposta. Creandomi ansie da prestazione mica da ridere.

Vorrei capire perché mi sono ostinata a cercare fuori quello che posso trovare solo dentro, rendendomi dipendente, debole e paurosa.
Se c’è qualcosa (la sola) di cui posso aver paura quella sono io quando sono assente di me (Thanks a Battiato per la parziale citazione).
Se c’è qualcosa (la sola) di cui posso servirmi generosamente e legittimamente, quella sono io quando sono a piombo e mi ramifico senza fine nel Tutto.

Ora, il rituale più difficile: fare amicizia con l’agire.
Sto per trasformarmi nel Gatto Esteriore.
Il Gatto completo, ineffabile, globale, universale sempiterno.
(Se la fatica non mi schiaccia, però. Che fretta c’era? Maledetta primavera!).
Miao.

È arrivato l’arrotino?

20120327-180243.jpg