Il primo caldo
che arriva fino al cuore.
La luce forte
che finalmente mi denuda.
Un sorriso pigro
per non perdere nemmeno un attimo
di questa immobilità intensa
di questa lentissima imprescindibile fioritura.
Mese: marzo 2009
Presto!
chiamate padre Amorth.
Ostinata cecità
Il fiore sboccia
e tu non lo cogli.
Autotregua
E comunque, checchè ne scriva in altri momenti,
la vita è bella e piena d’Amore.
Sta arrivando
Il rosa dei fiori, il verde giovane degli alberi e dei campi, gli azzurri tersi e ventosi di un cielo mai così aperto, il profumo nell’aria, le mattine frizzanti, i pomeriggi chiari, le promesse del sole, gli animali fuori, la terra viva, il tenero grano, i germogli umidi e tesi, l’abbondanza ovunque, il gioioso movimento centrifugo di ogni cosa.
L’anno scorso non abbiamo avuto una Primavera.
Questa Primavera, mamma, la dedico a te.
E stavolta, non ne perderemo nemmeno una goccia.
Proposito
Non voglio vivere le cose di oggi
sui solchi tracciati dalle cose di ieri.
Un altro picco raggiunto
Poi un giorno ti svegli così: il frutto è maturo, la diga deborda,
il calendario è finito, e tra le foglie secche c’è già il nuovo germoglio.
Tutto è mutato.
E chi lo dice agli altri?
Bisogna poi per forza dirlo?
Bisognava dirlo prima.
Bisognava dirlo prima.
Bisognava dirlo prima,.
Non che ti presenti dopo un tot di giorni
con indosso il vissuto di un tot di anni.
E che, per non fare la figura dell’isterica, ti tocca anche tacere davanti all’Altro, ignaro, a cui tocca la veste del candido
che cade giù dal pero.
Oh crudo, vitale, fiammante Gatto!
I sospesi sono cumuli che nel tempo si gonfiano, fermentano,
si trasformano.
In bombe tossiche.
(Metterne una al catasto, ad esempio. Non c’entra niente, lo so,
ma ce la metterei).
Indovina il fufy
Normalmente simile ad un laccio – ma può assumere qualunque forma – completamente ricoperto di piccoli uncini (tipo quelli delle lappe, le palline di Arctium lappa, che da piccoli ci tiravamo addosso e ci rimanevano attaccate alle calze e ai maglioni).
Come ti muovi ti muovi, alla fine rimangono sempre attaccati da qualche parte.
Fufy tignosissimo e difficile da eliminare.
Assorbe parecchia energia. Delle volte quasi pesa.
Una volta eliminato ci si sente liberi e leggeri.
Ma ad eliminarlo si patisce parecchio.
Farsi volere, nonostante tutto, è la sua specialità.
Si annovera tra i fuffies più parassiti e paraculi che esistano.
Io ne ho due o tre. Enormi.
Una regola
I legami non si tagliano.
I legami si slegano.
Ci risiamo?
Mentre parlo elargisco arcani segni.
Misteriosi talismani translucidi veleggiano nell’aria
illustrando esattamente il contrario di ciò che dico.
Un fiume rosso arancio lambisce l’interno dei miei confini
spostandosi lentamente, lascivamente.
Sigilli incomprensibili sanciscono imperscrutabili disegni
scivolando fuori di me e arroventando progressivamente
l’aria che ci separa.
I miei occhi, dai quali emergono remoti lampi dell’Ente rossastro che mi possiede, sotto il totale controllo di una ferma, intenzionale ma discreta voluttà: il sottogatto seduttivo non divampa, preferendo una solida lenta lievitazione.
Possibilità di riuscita quasi nulle.
Ma il Fufy godereccio se ne frega.