L’idea che qualcuno legga davvero quello che scrivo qui sopra
(e qualcuno, in effetti, legge) mi spinge, di solito, alla ricerca di un’espressione gradevole, misurata in qualche modo, di un’armonia e di una sorta di razionalità nell’esporre i miei contenuti i quali, molto spesso, sono tutt’altro che razionali.
Adesso basta: tolgo le briglie.
Non sarò né la prima né l’ultima. Pazza.
All’inizio questo blog aveva un altro nome: Il Diario di Fufy.
Un’amica mi ha detto “ma che stronzata!”.
Quindi quel nome è durato un giorno e mezzo.
Ed è diventato quello che è ora.
Chi è Fufy? Il Gatto Interiore, ovvio.
L’organismo mentale primario.
Tutto quello che sono o che credo di essere.
Tutta una complessa struttura coagulata intorno al mio Essere
(“E” maiuscola..), che fa da interfaccia verso tutto ciò che percepisco come separato da me: gli altri, tutto il resto che c’è, il mondo intero.
Questo Gatto in realtà non è un singolo Gatto, ma un compattato complesso di sottogatti.
L’insieme di tutte le identità, le credenze, gli stati emozionali per intenderci.
I sottogatti sono fatti della stessa sostanza del Gatto.
Sono varianti. Sono specializzazioni. Sono peculiari increspature della materia primaria.
I sottogatti sono tutti dei Fufy.
Tra tutti i Fuffies, quello della paura è il più spaventoso.
M non credo che comincerò proprio da lui.
(continua)