Movimenti di un mercoledì qualunque.

Nuova fase di questa lenta trasformazione.
Mi sta passando la voglia di giocare.
Potrebbe essere un fatto definitivo per diventare finalmente adulta.
Ma non ci credo tanto. Secondo me è una fregatura.
E’ un fallimentare ritorno dietro le quinte. Cazzo.
Stiamo a vedere.

Mamma: sono una cretina. Ti scrivo pubblicamente perchè è il
3 di Dicembre.
E allora perchè non pubblico tutto quello che ti dico in un
qualunque altro giorno?
Perchè sono ancora scandalosamente convenzionale.
Perchè non sono libera.
E dire che tu mi hai aiutata tantissimo in questo senso.
Va bè. Dove sei ora? Chissà dove sei.
Più che altro, mi percepisci? Perchè io continuo a non riuscirci.
E ho il tremendo dubbio che questo dialogo, oltre ad essere una pavida esibizione della mia presunta profondità emotiva, sia solo un atto schizoide tra me e lo specchio di comodo che mi ritrovo dentro.

O forse volevate che io non avessi uno specchio Interiore?
Tant’è, la tendenza allo spettacolo e all’ironia non mi abbandona.
Nemmeno quando mi detesto.

Il fuoco si è acceso come si deve.
Guardo la legna che fa il suo dovere, con qualche scoppiettìo.
Vorrei buttare in mezzo alle fiamme le mie debolezze.
Vorrei incendiare certe distanze e fare un bel falò di certe forme per vedere se rimane qualcosa o se un misero sottile cumulo di cenere mi confermi l’esistenza di soli involucri, costruiti con la mia stessa sostanza.
Stendere una miccia velocissima e arrivare al cuore delle cose facendo saltare impalcature inutili e fuorvianti.

In ogni caso, vado bene così come sono.
Anche con lo scazzo che mi impedisce temporaneamente di comprendere questo concetto fino in fondo.

Centoottantadue giorni

Perché non ho cognizione dell’esatta durata della tua assenza?
Mi sento inopportuna, degenere, quasi blasfema.
E’ una mossa difensiva, questa?
O ho trovato il Miglior modo, senza saperlo?
A volte ho il dubbio di non aver ancora realizzato pienamente.
A volte invece penso di averti messa al posto giusto subito, senza esitazioni,
seguendo una forma saggia di evoluzione delle cose, che pensavo di non conoscere.

Mi sento in colpa per non vivere il dramma.
E per il fare, del ricordo di te, soltanto un’intima riflessione.
Talvolta ancora penosa, ma sempre più spesso gioiosa.
Se penso ai tuoi anni, al tuo entusiasmo, alla Tua vita, mi assalgono tristezza, rabbia, compassione e un profondo senso di ingiustizia.
Ma nella quotidianità non crollo. Non sono mai crollata.
Sono una stronza o sto facendo finta?

Neve

La Protezione Civile: “State a casa”.
La Gatta delle Nevi: “Uscite a piedi!!!”
Guanti, sciarpa e sorriso
in questo silente, frizzante,
appagante, ineffabile candore…

Nel silenzio, nel bianco
si manifesta il Cuore.
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Si mostri il Lupo.
Le sue tracce ho visto nel biancore.
Si pronunci, a modo suo,
che voglio della neve il suo pensiero.

Fortune esistenziali

Felice senza alcun motivo,
aspetto la neve.

Tutto il resto è mente.

(ancora un giorno così e il blog non ha più senso di esistere).

Adesso basta 2 -aggiornamenti

Progetto n. 1: Andiamo già bene: a mezzanotte a letto. Già da qualche giorno. Se questo post porta la data del 26 Nov, va bè. Non siate rigidi! E’ una questione di pochi minuti!!! (che antipatici..).
Ne deduco: ho cominciato bene.

Progetto n. 2: Progetto faticosissimo. Sforzi strazianti. Appena penso al limite che mi sono imposta mi viene subito voglia di accenderne una. Ma siccome sono fondamentalmente esoterica e rituale, mi basta fare lo sforzo di portare attenzione sugli estremi del presunto fioretto.
Con dovizia di particolari. Nel momento di massima fantasia, quasi al confine con la materializzazione.
Paradossalmente, potrebbe anche essere più facile l’interruzione drastica. Cosa non impossibile.
In pratica: prezzo altissimo. Inizio in sordina. Ma potrei stupirvi con effetti speciali.

Progetto n. 3: Grandi miglioramenti pilotati dal bisogno di avere più tempo per inseguire chimere. Senza la serenità che deriva dal dovere compiuto, anche le chimere si infrattano negli accumuli psichici e casalinghi. Curioso il ribaltamento di priorità: scaduto il precedente schema mentale, emergono nuovi valori, nuove interpretazioni, stress che si volatilizzano all’improvviso ed estreme facilità di relizzazione di cose che prima parevano interminabili scalate.
Evento pazzesco: il tempo, in questo modo, sta rallentando e, in un certo senso, aumenta. Ce n’è di più.

Sono abbastanza soddisfatta.
E ora di corsa a dormire.
Per la cronaca, sono le 00.01 di mercoledì 26. E io, in attesa di infilarmi la camicia da notte, ho già il pigiama interiore.

Non capisco una cosa

A dire il vero non ne capisco molte.

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L’inverno è arrivato.
Il freddo secco sotto la volta stellata mi pare quasi piacevole.
Non regge il paragone con il tepore di un clima mite ma anche il freddo
ha il suo perchè.
E’ una qualità fisica che ho imparato ad apprezzare nel tempo
ed è qui che mi accorgo di come si cambia.
Sembra che io stia parlando di una banalità, mi rendo conto.
Ma capisco che se arrivo ad assaporare l’aria frizzante sul volto, sono pronta per una serie di altre cose che prima non sfioravano nemmeno l’anticamera della mia mente.

In fondo il rigore mi piace. Il rigore del freddo, ad esempio, un limite fisico. E del Limite inteso nel suo senso più ampio.
Il rigore è quella gabbia entro la quale si svolge e si sviluppa la nostra reale libertà.
Senza confini non esiste il concetto di libertà.
Può sembrare una contraddizione in termini, ma è così.
E’ una lezione che ho imparato qualche anno fa.
I confini sono la misura della nostra esperienza. Definiscono l’ampiezza del nostro movimento. Ci qualificano in quantità, in specie, in orientamento.
I confini vengono definiti con l’esperienza e di essa ne sono la bandiera.

A pensare che tolti false credenze e condizionamenti vari, dei confini rimane solo il Rispetto (verso sè e verso gli altri) viene quasi una specie di vertigine.

(ascolto: il sordo fruscio del sonno che sale.)

Venerdi 21 Novembre 2008

CHIUSO PER INVENTARIO

Profondo pru

La luna è dritta, Giove e Saturno mi abbracciano, ho dormito bene,
ho una fame pazzesca, il Nata mi parla e tra poco esco dall’ufficio.
Cosa voglio di più dalla vita?
Vostra Cattivik

La paura dell’ignoto

Rallenta il destino.

(ascolto: il mio battito veloce)