Politica degli ingressi

Poter entrare dalla porta principale
rende ancora più affascinante quella del retro.

Grande abilità

Stanno per saltarmi i nervi.

Vita intensa

Mamma mi manchi.
Mi mancano le telefonate mattutine in cui ci diciamo tutto
e niente: piccole cose, frammenti di quotidianità, inutili insignificanti notizie.
Era un modo per stare insieme.
Mi manca il tuo perenne sorriso.
Io non sono come te: non regalo tanta gioia agli altri come fai tu con la tua espressione sempre tersa, semplice e festosa.
Mi manca il contatto apparentemente effimero
di una chiacchiera apparentemente superficiale.
Ancora ora, ad un certo punto della mia giornata, mi parte l’impulso di sentirti, di telefonarti e dirti “cosa fai???” e sentire la tua voce, sentire il tuo frettoloso affanno perché stai facendo il pane, o perché eri fuori a sistemare le piante, la legna o chissà cos’altro.

Tanti pensano che per vivere intensamente siano necessari chissà quali contenuti o chissà quali rappresentazioni.
Tanti sottovalutano il vissuto quotidiano che assume uno svolgimento silenzioso e regolare, come con una specie di modestia, intessuto nelle piccole cose che trasformano il tempo in vita.
“La vita è quella cosa che accade mentre siamo intenti a fare progetti”.
Questa è una frase che ho letto anni fa in un libro. Com’è vera.
Che vita intensa ci siamo scambiate.
Che vita intensa nelle cuciture dei tuoi rammendi.
Che vita intensa nel rinvasare una piccola pianta.
Che vita intensa pranzare di fronte a te, mentre mi chiedi
com’è andata la mattinata.
Che vita intensa salutarti e dirti “ci sentiamo domani, ciao”.

Mi senti?
Ci sentiamo presto, ciao.

La coscienza, il nuovo e la paura dell’ignoto

Penso alla coscienza come un fiume, contenuto ovviamente da argini. Due argini per l’esattezza (ecco perché il fiume!): ripescando il concetto della dualità e dell’imprescindibile costituzione di ogni cosa come coppia di opposti, abbiamo l’argine delle cose percepite come positive, piacevoli, costruttive e l’argine che sagoma il confine nella nostra parte oscura (negativo, dolore, distruzione).
Il fiume che sta in mezzo è la totalità del vissuto cosciente dell’individuo che corrisponde, inoltre, alla totalità degli elementi utili alla costituzione della percezione.

Di fronte ad uno stimolo nuovo (non ri-conosciuto) vari elementi idonei alla circostanza, contenuti nelle profonde acque del fiume, si organizzano in un modo nuovo, in una nuova forma, una nuova molecola che trascende la semplice combinazione matematica dei singoli e genera una nuova vibrazione, un nuovo sentire, una nuova realtà che va ad arricchire il materiale già esistente: il fiume si ingrossa, gli argini si spostano ampliando il letto (il potenziale) del fiume-coscienza.

Certo è che l’acqua che aumenta non si impone solo su di un argine, ma cambia i confini in entrambe le direzioni: la coscienza si espande, si eleva conglobando le nuove informazioni, ovvero maggiori possibilità di conoscere e riconoscere e, in definitiva, aumentando l’ampiezza e il potere della successiva percezione.
E’ come una spirale ascendente che accresce la possibilità di sperimentare, nel bene e nel male, e di sostenere eventi nuovi e, di fatto, ancora appartenenti al lato dell’esistenza ancora celato nell’inconscio dell’individuo.
Ancora non vissuto: ancora non integrato.

Se scopo dell’evoluzione è tornare all’unità originaria (allo stato indifferenziato) con consapevolezza, l’integrazione di quella parte del Tutto che ancora non conosciamo è il motivo dei nostri sforzi nell’abbattere le varie separazioni, nel tentare di divaricare ulteriormente gli argini, sperimentando tutto quello che manca.
E’ il tentativo di integrare ciò da cui ci siamo separati durante il processo dell’individualizzazione, per poi tornare al Padre – per così dire – coscienti di esserne parte costituente.

Uff, i miei pensierini. Sono tutta sudata.

Citazioni di Jessica

“Il segreto è stufare”
(21.08.2008)

I blandi confini

“Avete mai confuso il sonno con la veglia?
O rubato qualcosa pur avendo i soldi in tasca?
Siete mai stati giù di giri?
O creduto che il vostro treno si muovesse
mentre invece era fermo?
Forse ero pazza e basta
forse erano gli anni ’60
o forse ero solo una ragazza… interrotta…
Dichiarata sana e rispedita nel mondo …
Diagnosi finale: “borderline recuperata”.
Che cosa voglia dire ancora non l’ho capito..

Sono mai stata matta?
Forse sì o forse è matta la vita.
La follia non è essere a pezzi
o custodire un oscuro segreto
la follia siete voi o io amplificati.

Se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto
se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno…

Non erano perfette ma erano amiche mie…
…Alcune le ho riviste..
Altre no, mai più, ma non c’è un giorno in cui
il mio cuore non le ritrovi…”

(dal film “Ragazze Interrotte”, per indiretta geniale iniziativa di Mumugoshi che condivide con la sottoscritta il gusto di ardite, poetiche e fiammanti esplorazioni psichiche)

Il bivio

Il prevedibile temporale in un cielo mesto e azzurrino.
Il dilemma primitivo tra l’agire e l’essere agiti.
E’ l’ignoto, tanto evocato, che finalmente incombe.
L’inattesa disgrazia che si trasforma in opportunità.
La realtà che supera di gran lunga la fantasia.
Scelgo il nuovo o indugio nell’amata limitante paura?

Traguardi


“Arrivammo al rifugio e ci fermammo.
C’era ancora poco per arrivare alla vetta, e quello era, di fatto, il pezzo più importante.
Io mi fermai per riposare, per lavarmi, per mangiare qualcosa.
Per cambiarmi e ripartire alla conquista della cima nella mia veste migliore.
Il sentiero non era un vero sentiero: nulla pareva portare netti segni di precedenti percorsi.
La mattina, poi, il vento gelido mi parve un bacio più che uno schiaffo poiché sapevo di essere veramente quasi arrivato.”

Amore e morsi

Ho trascorso una serata con Raptor.
Sono scioccata. Ma da me.

Allarme

C’è una falla nello scafo.
Imbarco acqua già da un pò.
E me ne accorgo solo ora.
Troppo tardi, a quanto pare.