Una volta c’era la Quaresima.
Per esserci, ci sarebbe anche adesso. Ma non ce ne curiamo più.
Quella che mi pareva una tradizione obsoleta e per di più rivestita di cattolicesimo – nel momento in cui avevo il diavolo in corpo – suscitava in me l’istinto ribelle e la totale negazione di ciò che era stato fino ad allora e che fino ad allora mi era stato caldamente consigliato se non imposto.
Invece.
Invece gli antichi avevano ragione.
Basta fermarsi in quella specie di silenzio sospeso, in quel momento di calma in cui l’attenzione si ritorce all’interno di quando, nel mezzo delle corse quotidiane, ci si ferma un attimo a fare il punto della situazione.
Dove sono, cosa sto facendo, come mi sento, adesso?
Adesso c’è la Quaresima.
Adesso sento la Quaresima.
Il senso della pulizia di sé, il bisogno di rinnovare la corteccia e raffinare la linfa, il lavaggio, la riduzione di complesse sovrastrutture, l’insalatina verde, l’acqua, l’aria aperta, il minimalismo organico, l’atteggiamento spartano, la strigliata del manto, lo sfogliare di strati, l’apertura al respiro.
Preparando il terreno.
Aspettando la fioritura.