Insonnia

foto copia

Avendo, di consueto, necessità vitale di scrivere, capite bene che questo silenzio è patologico.
In realtà è solo una forte inibizione le cui cause non possono essere trattate in questa sede.
Siccome però non è il caso di esplodere, mi faccio tutta una serie di discorsi mentali sostitutivi. Immagino frasi come se dovessi scriverle.
Poi però non le scrivo. Questa no. Questa non va bene. Questo non dovrei scriverlo. Questo si ma così è monco, e via con questo andazzo.
Blocco a metà i concetti, capisco che è cosa stupida e deleteria e tento allora di disciplinarmi al silenzio.
Inutilmente, bisogna dirlo.

Le poche frasi che compongo, di solito prologhi di epici trattati in odore di psichiatria, ad un certo punto incespicano, si contraggono, perdono la forma ed infine, pur di precipitare nella materia, si coagulano in acronimi: la censura, la schiavitù travestite da gergo giovanile.
Come se qualcuno potesse sentire anche quello che penso. Sono veramente alla frutta.
Nella mia testa si scontrano e rimbalzano decine di CCV, MVFC, PM, PP, WTF, SUM, TLC, SAV, NCPC, ecc.
Me li ricordo tutti perché mentre vago per casa rapita dal non senso, li scrivo su dei foglietti.
Peccato che non riesca a ricordarne tutti i significati.
Comunque BN. Che tanto sonno non ne ho.

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Flebile allerta

Credo che il Gatto Interiore stia tirando le cuoia.
Non lo so. Non vorrei. Ma temo sia così.

Da tempo la mia scrittura (pubblica) è inibita, collassata.
Non ha alcun senso mantenere questo spazio.
Non so. Magari non sarà così. Magari scrivo domani.
Sinceramente non lo so. Staremo a vedere.

Perché ve lo dico?
Perche sono una di quelle che dice tutto, anche quando se ne potrebbe fare a meno.
(E spesso pago per questo.)

Mi raccomando: stay tuned with your God.
And with your Love.
Se avete la fortuna di averlo trovato o di non averlo perduto.
Ciao gattacci.

gatto

La verità su certe noiose omelie.

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Ora che la distruzione sta accelerando senza più alcun freno, come uno scherzo di cattivo gusto, ecco che sorge svelandosi.
Spudoratamente, violentemente, con un boato greve e crescente.
Beffardo ed incurante degli strati inferiori che vanno a fuoco.

Esiste davvero qualcosa di immortale. Invincibile. Eterno.
Molti l’hanno già scritto o detto molto meglio di quanto possa farlo io.
Persino i preti. Non si sa se con cognizione di causa oppure no.
Ma non posso tacere.

Non c’è da sfondare nessuna porta. Basta tirare la maniglia ed aprire.
Non c’é da forzare nulla, né resistere a nulla.
Solo sciogliere, accogliere, arrendersi, abbandonarsi.
Aprire gli occhi. Aprirsi. Svegliarsi.
Non è impossibile. Ma dura così poco.

Ho un nemico e questo nemico ha il mio volto.
La mente mente.
Ho scoperto l’acqua calda, lo so.
E poi, perché arrivarci sempre quando si è in punto di morte?
Morire, sempre morire!
O per vertiginoso amore, o per insostenibile dolore.

Se ami, e sei ancora invischiato di brutto con la tua macchina biologica, l’altro diventa la trivella del tuo pozzo nero. E ad un certo punto la cacca è tanta e ti viene paura e scappi e ti difendi e ti rinneghi. Non capisci che non è il caso di chiudere la botola e far finta di niente come fai con la polvere sotto il tappeto.
Allora, a D-io non resta che prenderti a bastonate fino a quando perdi il controllo, per infilare poi, svelto, il piede in mezzo alla porta in modo che tu possa vedere quello spicchio di luce. Che ti investe e si fonde con te perché la sostanza è la stessa.
E allora è vero che non sei più solo.

Sarei pronta per fare il prete.

Pagina bianca

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Uno dei consigli letti da qualche parte utili per affrontare la famigerata pagina bianca dello scrittore o presunto tale, é quello di stilare una lista di parole chiave.
Parole “attinenti all’argomento”, “cui poter attingere in fase di redazione”. 
Nel mio caso, ovvero nel caso in cui la pagina bianca sia metaforica, non è difficile trovare queste parole chiave.
Vitalità, amore, energia, libertà, gioia, umorismo, musica, complicità, azione, responsabilità, realizzazione, entusiasmo, creatività, natura…
La difficoltà sta nell’aggregare a tali concetti abbastanza materia ed energia da trasformarli in solide e vive realtà.
É dura. Ma è anche una bella sfida. É crescere.

La condizione attuale, un abisso bianco sconfinato, è ancora troppo vissuta come privazione di tutto. Sono immersa, sprofondata in un nulla che non è oscuro ma che è tutt’altro che rassicurante.
E invece, si sa, il bianco è la somma di tutte le possibilità. 

L’abisso è la totalità che smarrisce o sveglia.
L’abisso bianco contiene la soluzione.
Come al solito dipende da me.
C’è bisogno di silenzio per ricevere i segni.
(23.07.2013)

Vorrei ricominciare a scrivere. 
Anche sul blog.

(foto: Elsa Morante, fonte: web)

Aver da scrivere in una sala d’attesa

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Sto aspettando per fare l’ecografia alla caviglia. Seduta vicino a me c’è una donna sulla sessantina e ancora più in là, accanto a lei, sua madre. Un donnino di 90 anni. Uno scricciolo con le mani grandi, lo sguardo sveglio e un’espressione un poco sofferente.
Quando vedo persone così, mi viene in mente lei.

Mi sono chiesta – mi chiedo sempre – come sarebbe stata lei a novant’anni.
Ma anche a ottanta, non importa.
Come si sarebbe contratta ed intensificata in un solo punto la sua grande forza, trasferendosi in una zona remota all’interno di lei, ancora più intima e prossima al cielo.
Come si sarebbero trasformati i suoi lineamenti. Come si sarebbe reticolato ulteriormente il suo viso, con le incisioni del suo produttivo e talvolta forsennato pensare.
Come si sarebbe valorizzata quella luce bambina e intelligente e brillante che scaturiva dai suoi occhi.

Sei anni fa, in questo stesso ambulatorio, da sola, lei ha incontrato se stessa.
Da quel giorno è rimasta sempre sola. Anche in mezzo agli altri.
Tra la generosa dissimulazione e la caparbia volontà di combattere e di continuare a mantenere il suo ruolo di nutrice, lei iniziava in quel momento a salire la sua montagna. Da sola. Avevo la sensazione che per la prima volta in vita sua avesse iniziato a farsi precise domande, avesse deciso finalmente di valutare l’ipotesi di esistere per davvero. Avesse finalmente deciso di conoscersi. Troppo tardi si. Ma anche no, se vogliamo fare gli spirituali per forza.
Umanamente parlando, comunque, troppo tardi.
Non l’ho mai vista vecchia insomma. Nemmeno quando la sembrava.

Io ho seri dubbi sull’esistenza, di chi qui non c’è, più in quelle dimensioni che chiamiamo popolarmente aldilà (del Velo). Anzi, lo credo possibile, ma sono tristemente convinta che ‘chi’ abbiamo conosciuto, di fatto non esiste più. Ciò che resiste è spersonalizzato. E tutti i dialoghi fantastici che intraprendiamo mentalmente con i nostri cari e meno cari non sono altro che un aggiustamento romanzato con frammenti di nostre memorie. Stop.
Comunque, se mai fosse possibile, la rivorrei qui per un attimo.
Oggi come oggi non vorrei nemmeno dirle nulla (sono cresciuta!).
Ma vorrei poter vedere il suo sguardo per percepire di nuovo un’antica luce che conosco e che è casa.
Una luce che posso trovare anche in pochi altri qui, a mia disposizione. Non senza l’immane fatica di penetrare in giungle inesplorate prima di scorgere un minimo scintillio.

Comunque, ho una tendinite post-traumatica.
Vi interessava?

Parole inutili

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E’ inutile ribadire il blu profondo ed intenso del cielo di stasera?
Lo vedranno tutti. Perché scriverlo?
E’ inutile celebrare Bellezza e meraviglia?

E’ inutile traghettare sogni, pensieri ed emozioni fuori dal proprio universo, affinché chi sta fuori possa intercettare il varco?
E’ inutile il prodromo dell’Unione?
E’ davvero inutile l’espressione creatrice per eccellenza?

Parola, Verbo, Nome.
Altrimenti, un’isola irraggiungibile.

Foto: web

Video-Film Of Lady In All Star

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Non sono una filmmaker.
Ma so cosa ci vuole per fare un video di qualità: la vita ordinaria e un iPod.
So di averlo già scritto da qualche parte. Ma non fa niente.
Basta essere in stazione la mattina, con gli auricolari inseriti e funzionanti, aspettare che sia aprano le porte del regionale per Sestri Levante e guardare la gente che scende. E ne scende tanta.
Guardare come fosse la prima volta. (Come fossi appena sveglia, a dirla tutta.)
Focalizzare l’attenzione sui passeggeri di età, o quelli con aria prettamente borghese, sui loro abiti, le borse, gli atteggiamenti, le loro espressioni, ascoltando Piranha (The Prodigy) ad un volume di tutto rispetto, mentre il raggio di sole, selezionato dallo spazio tra la tettoia e il convoglio, ti trafigge l’occhio destro confondendo gli emisferi e inondandoti di gioia inattesa.
Un altro pezzo ben riuscito é stato quello di una sera mentre stazionavo con aria indifferente vicino ad un gruppo di ragazzotti pseudo-punkabbestia, pieni di oggettini di metallo che spuntavano da ogni possibile curva di carne. Allora era il finale di ignoto pezzo di Mozart (non posso mica sapere tutto). E subito dopo Lemon Tree*. Il treno aveva tipo mezz’ora di ritardo. Dall’aspetto truce ed incerto dei ragazzacci, si levavano impalpabili ed inattese aure romantiche.
Un’attesa sgradita ti diventa un film indimenticabile.

L’effetto contraddizione é il più affascinante, ma non può essere applicato a tutti e ad ogni circostanza: in alcuni casi, come davanti al ferroviere con barba corta accuratamente arabescata a foggia tribale – tipo graffio di gatto – in entrambe le guance e capelli pietrificati dal gel, non può starci altro che L’Italiano di Toto Cutugno. Che nel mio iPod non entrerà mai. E non ce l’ho con gli italiani.
La musica a sbalzo, l’effetto Marie Antoinette versione Sofia sulla propria immagine, bisogna meritarsela.
E per meritarsela bisogna avere stile.
E la signora ultrasettantenne di stamattina, inconsapevole protagonista del videoclip di Strict Machine**, quel donnino dall’espressione semplice e di chi é in pace con se stesso, con piccola Louis vintage, strangolino in seta celeste, capelli grigi a caschetto, tailleur antracite con pantalone alla caviglia, All Star grigie e spocchiosa figlia al seguito, di stile ne aveva da vendere.

A me piace giocare.
Forza, che arriva l’estate.

*Herp Albert, versione di Thievery Corporation
**We Are Glitter Mix, Goldfrapp

si puo fare

Maggio, per dire.

Ho sentito dire che questo é il Maggio più freddo ai registrato da 50 anni ad oggi.
Ma a noi non ce ne fregava una cippa di questo primato.