Alla conquista della realtà (tequila boom boom)

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Dopo l’abbuffata di spiritualità prêt à porter, naturalmente adesso ho la saturazione. Mi sento come quei bicchieri di tequila con il sale sul bordo.
Ecco, la piena si è sgonfiata, tutto si è seccato ed è rimasto quel fastidioso esito cristallino che è il mio impegno prima disperso poi condensato, infine sprecato e privato dei principi vitali.
Bere al bicchiere della vita e sputacchiare quegli inutili granuli che bruciano le labbra. Bruciano come tutti i fallimenti e gli sforzi inutili.
Adesso non esageriamo. In realtà a qualcosa tutto questo è servito.
Ma come in un buon sugo (non so se potrò mai fare a meno di metafore) che va ridotto, resta il meglio solo ed esclusivamente dopo una lunga e lenta esposizione al fuoco e dopo la perdita di ingredienti/fenomeni transitori senza i quali il piatto non sarebbe comunque riuscito.
Tutta questa marea insensata di informazioni, citazioni e patetici microatti di illusoria fede, cavalcata nella disperata ricerca di qualche punto fermo, coagulata ora nella cavità defilata delle cose già fatte, nel ritirarsi ha scoperto tutto ciò che conta: quello che c’è ADESSO.
Il senso ed il valore di quello che c’è adesso.
E, naturalmente, di riflesso, di quello che non c’è.
Che poi è sempre quello che c’è: un’assenza.
Ecco. Questo mi piace. A questo ci credo.
Anzi no, scusate, non credo ad una cippa: lo so, lo sono, lo vivo.
Quello che tocco, quello che vedo.
Quello che sento. Quello che percepisco.
Questo è il mondo.
Non c’è nient’altro.
Buon giorno di Marte, gattoni.

Crescere

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Diventare adulti è un traguardo arduo che spesso viene frainteso.
Non c’entra la famiglia, non c’entra l’età, non c’entrano certi traguardi (mentre ne c’entrano altri).
Il bisogno di essere accuditi, che ci cambino il pannolino quando la cacca brucia, che ci diano subito l’acqua quando abbiamo sete, che ci dicano che abbiamo fatto bene, che abbiamo fatto giusto.
Così come stizza sul fatto che nessuno riesca e/o possa partecipare i tuoi sentimenti e i tuoi movimenti così come vorresti – perché ognuno di noi ha il libretto di istruzioni diverso da quello degli altri -, che tu debba fondamentalmente arrangiarti e che l’unica gonna a cui tu possa attaccarti é la tua… (E spera che non sia larga.)
Ad un certo punto della vita, rendersi conto di tutto questo con estremo disappunto se non addirittura con sgomento, indica chiaramente che si deve ancora crescere.
La mamma non c’è, il gatto non capisce (anzi tu non capisci lui), il partner, se c’è, ti guarda come guarderebbe un’iguana in smoking che prende la metropolitana.
Mentre tu piangi, tu urli, tu non sai più con chi prendertela, tu non capisci, tu ti senti arrotata da tondi macigni di pietra focaia sulle pareti di un vortice senza fine, tu cerchi un maledetto gancio. Se c’è, meglio una maniglia.

Ci sono giorni, argomenti, scelte, dilemmi che vorremmo tanto non affrontare da soli come un palo in mezzo ad una rotonda stradale.
Mettiamo in dubbio il valore della nostra cognizione e non reggiamo l’ariosa ma altrettanto temibile responsabilità di noi stessi.
Vogliamo compagnia. Sguardi che accolgono. Mani che accompagnano. Fusioni calde in cui riporci. Grembi post materni.
E invece no. Ti stagli sull’orizzonte della tua vita, monolite sbilenco in una sterminata distesa di silenzio, e chi s’è visto s’è visto.
Anche se da te diluviava e lo sapevano tutti.
L’indomani, come se niente fosse.
Irrobustisci le fondamenta, rinforzi i varchi e ridi quando pretendono di entrare nelle tue cantine. Tra te e te, ovvio, mentre mostri loro un’entrata farlocca.
Depistaggi necessari alla conservazione di un minimo di identità.
C’è da dire che a parte la scomodità, scegliere da soli per se stessi, che dovrebbe essere la via naturale ed ovvia, a lungo termine da i migliori frutti.
E costringe, a pensarci bene, ad onorare la propria esistenza
Comunque, sto bene. Ciao.

P.S.: il post ha più di una settimana, ma la tecnologia mi é stata avversa. Miao

Giustizia

angelo guerriera assassina
“Nell’ingiustizia si trova la chiave per liberarti dalla sofferenza.
Non limitarti alla lamentela come fanno gli schiavi.. che piegano la testa digrignando i denti. Abbi il coraggio di entrare nell’ingiustizia e qui trova la vera Giustizia.
Ogni evento ingiusto della tua esistenza tocca un nervo scoperto, ma se invece di usare la lamentela come fuga (la “via larga”) indaghi dentro a quell’evento, scopri perché tu, e solo tu, lo hai portato nella tua vita, allora puoi diventare il Re del tuo regno.. L’unico RESPONSABILE per quanto ti accade.

Non lasciare che il mondo prenda il sopravvento.
Non delegare al mondo la tua felicità.
Questa è la psicologia dello schiavo.
Lo schiavo deve lamentarsi perché non sopporta la pressione della responsabilità: non può ammettere di essere lui il regista unico delle ingiustizie che subisce.
Il Re, al contrario, non può lamentarsi, perché in tal modo ammetterebbe l’esistenza di un potere superiore al suo che può decidere della sua felicità.

Percepisci come ingiusto qualcosa che non sei ancora riuscito a integrare nel tuo essere, qualcosa che ancora non riconosci come tuo, qualcosa che è ancora troppo elevato per te.
Sei come la volpe che non riesce ad arrivare all’uva: rifiuti ciò a cui non puoi giungere con il tuo Cuore.
Ogni ingiustizia è linfa per il tuo essere, perché rappresenta il metodo più giusto per aprire un po’ di più il tuo Cuore”

LA VIA PER LIBERTA’ E’ ANCORA LUNGA.
Sono indietro come le balle del cane.

(testo virgolettato tratto da Il Libro di Draco Daatson, Salvatore Brizzi)

Meteo di gennaio

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Anche se sono abituata, mi sorprende sempre come una folata di vento appena girato l’angolo, il fatto che nelle cose importanti si è sempre soli, faccia a faccia con se stessi.
Soli a cavalcare le onde dell’emotività, a fronteggiare le tempeste interiori che nessuno, da fuori, può percepire nella loro reale intensità.
E a noi si svela la più grande verità: siamo totalmente responsabili e ferocemente liberi.

Tanto per essere confermata come sempre, sta tuonando.
Ho anche preso una ramata di grandine a Sestri.
Ci sarebbe da chiedersi se è il temporale a scendere in me, se sono io a proiettarlo, o se finalmente, in un certo senso, sono assolutamente sincrona con il respiro di questa Terra.
Comunque un temporale a gennaio mi fa specie.
E anch’io mi faccio specie.
Sarebbe il momento di scalpitare.
E invece solo per un attimo è stata festa. E solo per me.
Per cui cessa di esserla immediatamente.
Ogni conquista merita una celebrazione, un entusiasmo, una festa.
Ma questa conquista ha un neo.

Per alcuni è una follia. Per altri è logico, “normale”.
Chi veramente può bere una coppa insieme a me?

C’è una paura gigantesca all’orizzonte, una massa minacciosa come il nuvolone grigio scuro che oggi incombeva dal ponente.
C’è anche la consapevolezza che si tratta appunto solo di un nuvolone.
E il nuvolone non è il cielo.
Grazie a Dio, c’è il Cielo!
Ma tant’è, al momento, di ombrelli non ce n’è.
Buona giornata gatti.

Politrauma (terapia del)

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Arriva un giorno in cui si è disposti a prendersi tutte le responsabilità.
E tutte le colpe.
Anche di ignoti.

Fa caldo, gatti.