si presentano ai miei occhi interiori se penso di uscire di casa lasciando sole queste due creature.
Matilde alle prese con un nuovo arrivato. Coccolone, mite, affettuosissimo. Piccolo.
Non so che tipo di lenti abbia lei, ma credo lo veda come un cinghialone zannato e demoniaco.
Sono le 7 passate e io, da un’ora buona, sono l’Arbitro Supremo degli Incontri Alieni Cosmici.
Lui si chiama Rossino (non mi si chieda il perché, che poi non è nemmeno un gatto rosso) ma potremmo chiamarlo UFO, viste le scene.
Vorrei postare una foto ma credo attenderò momenti più romantici tra i due.
Autore: gattointeriore
Per strada
Sono le sette e sono appena salita sul treno, di corsa.
Fa già caldo, l’aria è pesante, umida e il sole, senza troppe cautele, attraversa il finestrino, scalda la pelle e offende i miei occhi stanchi di una notte difficile.
Ho una fame violenta, come un cane che mi morde dentro. Stanotte non sono stata bene e ciò che ho poi forzatamente spinto, in tempi estenuanti e allucinati, dal mio stomaco verso ulteriori basse elaborazioni ha lasciato un vuoto quasi insostenibile.
Non sono riuscita a fare colazione perché ero in ritardo spinto. Quando al mattino ho fame, mi pare di non poter resistere e mi rendo conto allora di come ancora il controllo del mio corpo sia ancora parecchio imperfetto.
Certo la valenza emotiva del comportamento alimentare giustifica tale difficoltà. Ma tant’è mi dicono: “Infrangi ogni necessitá. Usa di tutto e astieniti da tutto a volontà. Fatti padrone assoluto della tua anima” (*).
Io ho fame. Ho sonno. Ho male ovunque.
Per strada ho trovato una molletta rossa, di quelle per bucato. Mezza molletta, per la precisione. Divisa, persa, inutile in quel modo ed in quel contesto.
Come sono precisi i Segni.
(*) vedi precedente post
Hai voluto la bicicletta?
“Se ora tu vuoi appressarti all’Arte nostra, sappi: è una lotta atroce e un andar su di un filo di rasoio. Si può vincere come si può perdere e due cose portano soprattutto al disastro: AVER PAURA E INTERROMPERE. Una volta cominciato, è necessario che tu vada fino in fondo, l’interruzione portando un reazione temibile con l’effetto opposto. Lo puoi facilmente comprendere: ad ogni tuo passo una quantità sempre più alta dell’energia turbinosa è arrestata e spinta contro corrente; eccitata, offesa, essa è tutta una tensione; e per un momento che tu ceda, ti si scaricherà addosso e ti travolgerà miseramente”.
(della tradizione solare del soggiogare le Acque)
(da “Conoscenza delle Acque, Abraxa, Gruppo di UR)
Una specie di viaggio a ritroso
Due occhi leggermente annacquati e un filo di saliva trasparente sul bordo
dei denti inferiori.
Un’espressione vagamemte interrogativa, sempre dolce, a tratti complice.
La stretta della mano che pian piano si addolcisce.
Come vorrei sapere i tuoi pensieri.
Per un periodo sapevo di averne paura, mi andava bene così insomma.
Ma ora rimpiango la tua piena coscienza. Vorrei. Sarei pronta.
Perché so che la maggior parte delle volte in cui ci vediamo, la coscienza c’è.
La percepisco, la sento.
Che fine hanno fatto le parole? Impigliate in circuiti che non hanno mantenuto
la continuità.
Intrappolate nella carne, tradite da una chimica avversa e da un’elettricità
che sobbalza, cede, che fulmina anziché condurre.
Che belle le tue mani. Che pura la tua risata.
Che peccato non essere stati capaci di amarci quand’era tempo.
O forse ci amavamo ma non lo si capiva. Né tu, né io.
Ora entrambi ci stiamo ripulendo.
La mia Nigredo è fatta di fuoco sottile.
La tua, è un esercito di tarme metaforiche che assottigliano la sostanza fisica.
Quel luogo preciso dove s’annida la parte grossolana e terminale della mente.
E così diventiamo bambini. Diventiamo essenziali. Diventiamo semplici.
Qual’è la tua lezione? E qual’è la mia, relativamente a te, al fatto che ti vivo così fortemente ora, fin dentro le ossa?
E’ una riconciliazione questa?
Si fa un gran dire che la gioia è data dall’amare piuttosto che dal sentirsi amati.
Non sono del tutto convinta di questo fatto.
Ma certamente scoprire di essere capaci di amore a questa intensità,
fa dimenticare voci interiori moleste che sostengono il contrario.
Insomma dopo tutti i doni che mi hai fatto, riesci anche a farmi questo.
Grazie.
Ratu.
Gli Elementi
La motosega
L’acquisizione un po’ forzata di un certo modello – presunto ideale -,
dettata dalla paura, dall’insicurezza e da un’inequivocabile autosvalutazione,
alla lunga fa decidere di mettere la motosega nella borsetta.
Giugno
Una volta era Aprile.
Negli anni ultimi però, ha preso piede Giugno. Sempre di più.
“Giugno la falce in pugno“.
Giugno il mietitore, l’alchimista, il vicario della crisi come forte momento di cambiamento.
Non vi faccio l’elenco.
Si sappia che però gli eventi hanno toccato tutti – dico tutti – gli ambiti importanti della vita. Gli affetti, la salute, il lavoro. Si. Come nell’oroscopo.
E allora? Allora niente.
Allora Giugno usa la sua falce in tempo, in modo che il grano non maturi troppo e non resti un po’ avvizzito, dicono.
Del resto il contadino – dicono anche – non deve aver fretta di “segare” il grano.
E’ sempre una questione di tempi e sincronismi.
Gestire bene i tempi e far ruotare gli ingranaggi in armonia limita al minimo il rischio di stridore, di incidentali fratture di certi indispensabili frammenti strutturali, di irreparabili affondi emotivi, di commettere altresì forme di stupro mentale semi-incoscienti.
Ma bisogna esserne capaci.
A Giugno la scuola è finita.
Basta lezioni.
Vacanza. Che piaccia o no.
The Phoenix
Voglio vivere così
.. in accappatoio, semisdraiata sulla morbidissima poltrona nuova, con la porta della terrazza aperta, con il sottofondo del cinguettio di incredibili uccellini felici, con una buona radio a mezzo volume, a ritoccare foto per puro divertimento, o a scrivere pensieri colorati e leggeri come fiori, con le riviste preferite di fianco, i capelli raccolti, le mollettine, i lineamenti sereni, i piedi all’aria aspettando che asciughi lo smalto, con il gatto sdraiato accanto.
E guardando, ogni tanto, beatamente nel vuoto con la più totale assenza di pensieri.
Ma chi mi credo di essere?
Gatti svelati
Sono tre anni che blatero qui sopra, canalizzata da una quarantenne piena di perché, e non sapete nemmeno che faccia ho.
Che faccia ho?
Questa qui di fianco.
BUONGIORNO GATTI


