Infinita analisi (1998)

Ho creduto di vivere mille sentimenti distinti verso di te,
granitico, immobile, arrogante menhir.
Credevo fosse un susseguirsi di sentimenti minori. Alcuni prevedibili, altri magari un po’ meno.
Pensavo che ogni sfumatura interiore avesse un nome, una funzione, una precisa causa.
Cercavo di dare una parvenza logica e sensata ad ogni impulso emergente, pur essendo io, un’irriducibile istintiva.
Ho classificato, studiato, meditato, misurato ogni parola o gesto
o situazione.
Ho sviluppato elenchi di interpretazioni, distese di definizioni.
Ho abbozzato brevissime ed inefficaci strategie per riportarmi
sui binari di una tiepida e superficiale noncuranza.
Mi sono impegnata molto.

E invece era amore.

Appuntamento con il mostro

Sale dal cuore come uno spavento.
Ma lo fa lentamente, ad intervalli, con un fare progressivo.
Si traveste da malessere fisico ma io lo riconosco ormai:
attanaglia alla gola come nessun male sa fare.
Inizia come un fastidio, diventa una tensione e irrompe in un lento,
profondo, opulento spasmo.
Una contrazione, una specie di orgasmo quasi, una condensazione velocissima di mille emozioni trattenute, sfociano in un pianto catartico
che non so e non voglio arrestare.

Mi sforzo di trovare un volto a questa cosa che ho dentro
e che pare un’intrusa, una dissonanza estranea.
La interrogo, la guardo, la chiamo. Insisto.
E quando finalmente si volta, con non poco sgomento scorgo me.

Integrare una parte della propria ombra, abbracciare le nostre paure,
accettare il proprio esistenziale No per trasformarlo in Vita
è l’operazione alchemica più difficile, dolorosa e bella che ci sia.

Esserci o non esserci

Ho due programmi simultanei.
Non ho tempo per una presenza totale.
Saldamente ancorata al corrimano della ratio,
se guardate bene, in realtà vacillo.

Memorie (2006)

Nella dispensa, dove giocavo sempre, c’era un mondo tutto mio.
Ero irresistibilmente attratta dal mistero del buio e degli angoli.
L’imperscrutabile aura degli spazi confinati, dei segmenti di materia – confini appunto – che mi attraevano come se, anziché un limite tangibile, celassero porte per altri spazi che non potevo vedere e che intuivo o generavo con la fantasia.
Per me il muro non finiva lì.
E l’angolo era l’ingresso di un altro mondo.
Avrò avuto, allora, circa 5 o 6 anni.

A distanza di tanto tempo, ho sfondato il muro introducendomi negli sguardi e ho penetrato gli angoli sviscerando le esperienze.
Il gioco è ancora quello: una caccia al tesoro dove il premio è la scoperta dell’invisibile che precorre e sostiene il manifesto.
E che è reale come e più di quanto non lo sia
ciò che gli occhi possono vedere.

“Per quanto queste immagini possano essere deboli nell’uomo fisico vivente, esse tuttavia esistono, e lo accompagnano come germi di desideri, così come la cometa è accompagnata dalla sua coda”
(Rudolf Steiner, L’Iniziazione, 1946)

Realtà parallela (1998)

Quel silenzio carico di attese
Quelle finte spudorate.
Quei discorsi con triplo significato
Quei discorsi senza significato.
Quella distanza per non bruciarsi
Quello sfiorarsi in cui tutto esplode.
Quegli sguardi accidentali
Quelle fuorvianti e false freddezze.

Quella tensione intensa verso una sognata meta
Quella paura terrificante nel rendersi conto che è ad un passo da te

Quello che mi piace di più è tutto ciò che non ci diciamo.

Mare

Il caldo rende l’aria tremula, come il profilo di un ferro rovente.
Non è così in realtà. Ma è così per me.

Sdraiata, con gli occhi semichiusi, seguo i lineamenti dei monti,
delle case, dell’orizzonte poi.

Respiro al minimo, in una pigrizia addensata che mi rende immobile.
La pelle reagisce ad ogni forma incontrata dallo sguardo.
I sensi sono a mille e questo mio motore, finalmente lento,
rende percettibili minimi, cauti, impalpabili movimenti.
Sento i colori con il corpo, tocco l’umido con gli occhi.
Accarezzo il mare e le sommerse asperità rocciose con il pensiero.
Il suono del mare mi scivola nel cuore.
Il sole mi riempie, mi satura, mi matura.

Tutto diventa plastico: il tempo si dilata, lo spazio si contrae.
Insoliti parametri creano inedite interferenze.
E’ il rilassamento, è il non pensiero, è, finalmente, il solo Essere:
sciolgo i confini, e sono dappertutto, e Tutto è me.
In mezzo alla moltitudine e tuttavia da sola.

Scivolo nel sonno mille volte, e mille volte rinasco per una nuova sensazione.
E’ la mente che si perde, la struttura che si scioglie, il silenzio che subentra.
Ed è solo il silenzio il non-luogo in cui il contenuto, gradualmente, affiora.
Sono soddisfatta. E mi fermo qui, per ora.

Mare, spazio insondabile, specchio delle mie possibilità.

26 Luglio 2008

Buon compleanno.

Sei arrivata molti anni fa, senza far rumore.
E’ nel silenzio che si costruiscono capolavori.
Sei arrivata molti anni fa, con un preciso disegno,
semplice ed importante, che hai portato a termine
con dignità, forza ed eccellenza.
La tua vita è stata un costruire, un nutrire, un arricchire.
La tua vita è stata un Dare.

Sei arrivata molti anni fa con una volontà d’acciaio
e una congenita Sapienza.
Tu conosci le Leggi, tu cavalchi il Movimento.
Tu hai capito il senso dell’esistenza.
Tu non hai bisogno di religioni, di culti, di filosofie, di scuole.
La ricerca dell’essenza delle cose trova in te una delle più amabili
ed armoniche soluzioni.
Tu sei la manifestazione del giusto e del vero senso dell’amore.

Tu hai dato tutto e quando hai tolto lo hai fatto soltanto per
farci trovare altro.
Resci a dare un senso anche alla separazione, alla difficoltà.
Non posso rimproverarti nulla. Nemmeno questa estrema assenza.
Nemmeno il fatto che stai un passo indietro al velo,
quando ti cerco per lenire i miei brucianti bisogni.
Te ne stai dietro al velo per vedermi iniziare a volare.
Te ne stai dietro al velo, mentre tutto si sfalda

per ricostituire un nuovo ordine, un nuovo equilibrio.
Buon compleanno,
sebbene a qualcuno potrà sembrare assurdo.
Tu sei viva. Non importa dove.

Goliarda Sapienza

“Non sapevo che il buio
non è nero
Che il giorno
non è bianco
Che la luce acceca
E il fermarsi è correre
Ancora
Di più”

(Goliarda Sapienza)

l’Araba Fenice

Se mi fermo un attimo, è solo per prendere meglio la rincorsa.

PM Syndrome

Sono nervosa.
Mi dimentico tutto.
Rimando un sacco di cose.
Mi telefona troppa gente o non mi telefona nessuno.
Sto invecchiando.
Non riesco nemmeno ad alzare una pallina e spaccherei in due il bastone.
Quando cambierà? E cosa cambierà?
Non trovo parcheggio.
Ho sonno, sono rallentata, vacua, finemente polverizzata.
Ci sono persone che mentre cammino mi guardano.
Cos’avranno da guardare tutti?
Ci sono persone che mentre parlo mi guardano la bocca
o la fossetta giugulare.
Ci sono persone che non vedo affatto
nonostante le guardi con certo impegno.
Non ottengo quello che voglio.
Di fatto non so quello che voglio.

Questo disordine estremo, talvolta mi rilassa.