Riflessione

Quando comincio a lavorare su qualcosa, su qualche problematica, l’oggetto della mia attenzione si scatena: il problema aumenta o ha picchi di intensità di notevole rilievo.
Ma perché?
Io lo interpreto come un buon segno. Il segno dell’efficacia della mia azione,
la precisa direzione del mio agire, il “toccare il punto”.
Però che due palle, ragazzi.

Farcela

Perché quando accade, penetro nella realtà come un coltello caldo nel burro.
E la modifico.
Perché quando accade sono tutta intera, avvolta all’albero maestro,
senza zone lasche.
Aderente al nucleo fino a fondermi.
Senza bolle, senza strappi, senza rarefazioni.

Come saperlo rifare, come?

Fobie 6

È enorme. Con gambe lunghissime e un corpo troppo grosso per i miei gusti.
Se é vero che portano soldi, allora mi aspetto un nutrito bottino. E subito.
E pensare che poco ci manca perché vada in rosso questo mese.
In ogni caso non si deve uccidere. Ma non lo ucciderei comunque.
Lo sposterei solo (molto) più in la da me. SE SOLO RIUSCISSI A CATTURARLO.
O a spostarlo, almeno.
Si è infilato nell’angolo del portoncino di ingresso. FUORI, per mia fortuna.
E non c’è verso a stanarlo. A meno che prenderlo con le mani. Non scherziamo.
E’ chiaro che ha più paura di me, povero.
Nemmeno io vorrei vedere una come me (grossa mille volte tanto) con un espressione simile sul volto.
DOPO 2 ORE CIRCA.
Jessica ha il terrore dei gatti.
Ovviamente non è più venuta a casa mia da un pezzo, data la presenza di Matilde.
Stasera si è fatta coraggio: non solo è venuta da me, ma è anche riuscita ad accarezzare la micia.
E’ vero che la micia ha un buon carattere, è morbidissima ed estremamente docile, ma le fobie sono fobie.
Io non avrei mai accarezzato il ragno, nemmeno dietro compenso in denaro.
(Certo, bisognerebbe sapere QUANTO denaro.)
Jessica ha stanato l’aracnide prendendolo per le zampone che spuntavano dall’angolo e lo ha lanciato nel cortile: “no, no, a me non fa schifo. Non ho paura”.
Data l’espressione [io : ragno = Jessica : gatto], deduco di avere un’amica estremamente coraggiosa ed intraprendente.
Io sono ancora da psichiatria.

Ottobre

Già Ottobre.
E le cose che sembravano lontane sono già qui.
E sono molto diverse da come me le aspettavo.
Una parte di me – coscienza, volontà, non saprei – alla fine è diventata incisiva: le cose cambiano.
Non tutte come avrei voluto.
Ma bisogna vedere se quello che volevo prima è veramente quello che voglio: lo sappiamo tutti quanti ormai che non so chi sono, non so dove vado, etc.
In questa nuova “me” che nasce c’è una nota inedita. Un qualcosa di morbido, di dolce. Una specie di tenerezza che prima non percepivo che penetra e stempera la paura.
Non è una resa o una rassegnazione, ma una specie di “stare” comunque, più o meno in pace. Restare e vedere quello che sta accadendo.
C’è anche un senso non ben qualificato che mi amplia il respiro. Un specie di senso di immenso che spunta tra la regolare scansione degli attimi di pratica quotidianità.
Sono solo tracce. Ma non me ne occupo. Quel che dovrà uscire, verrà fuori da sé.

Ho dovuto andare da un medico per farmi dire quello che so benissimo.
Come se, come al solito, non credessi nelle cose che scorgo, che penso, che percepisco.
E’ ora di occuparmi davvero del mio corpo, prendermi cura delle mie funzioni per rendere al meglio in questo momento in cui posso fare veramente una reale trasformazione.
Vorrei dire altre cose. Ma le ho già dette ieri sera ad un amica. Ripeterle qui non avrebbe più lo stesso senso. Mancherebbero di freschezza e, soprattutto, si confonderebbero con le mille dichiarazioni scritte mille volte sulla mia necessità di rompere lo status quo.
Stavolta non scrivo un tubo. Faccio.
E comincio preparandomi un buon pranzo. Tò.

The Key

Tanto leggere, tanto conoscere, tanto sapere per cercare la Chiave.
E poi scoprire che per trovarla basta solo usarla.

Gnau

Non ho mai visto un gatto così obbediente, rispettoso ed educato.
Si vede che me lo merito.

Dove sei?

Sono questi i momenti (peraltro rari, devo dire) in cui mi manca un riferimento protettivo, consolatorio, comprensivo.
Mi manca l’unica persona della mia famiglia che aveva le palle.
Io non le ho a sufficienza.
Mi difendo con l’unica arma che possiedo: impegnarmi il più possibile ad essere vera, essere quella che sono senza appesantirmi di maschere, deviazioni e falsità di comodo. Per lo meno ci provo.
Ma i risultati non maturano per forza di cose in un ambito roseo e armonioso: diventa inevitabile una frattura che separa un mondo dall’altro.
Se per (far finta di) vivere in armonia devo far finta di essere quella che non sono, allora non ci sto. Non riuscirei nemmeno volendolo ormai.
Ho a che fare con gente che non sa quanto siano importanti le parole e le eventuali ferite che ne derivano.
Con gente che non sa quando è devastante il giudizio, quanto corrosiva la critica.
Prima di tutto per chi le fa.
Aspetterò. E sono già triste per il disastro che ne deriverà.
Un disastro dal possibile duplice aspetto: la morte di chi sceglierà di restare addormentato (ma l’incoscienza ne risparmierà la sofferenza) o il dolore del suo eventuale quanto improbabile risveglio.
Voglio dire, mica mi sono fatta il culo per niente.
Ma sono responsabile solo per me stessa.
Momenti duri.
E quindi ti vorrei qui. Ieri mi è anche scappata una richiesta, disturbandoti per “cose del mondo”. Che non ti appartengono più.
A pensarci però, sono felice che tu non ci sia in simili frangenti.
Ti dispiacerebbe da morire.
Ok niente. Buon percorso, come sempre.

Movimenti

Una nota tecnica.
In questo periodo di profondi mutamenti (e quandomai non vivo profondi mutamenti, mi direte?) sento la necessità di cambiare grafica a questo mio tormentato diario.
Non trovo nulla che mi piaccia davvero e attualmente non ho i mezzi per creare un template come vorrei.
Perciò utilizzo questo che mi permette di cambiare colore ogni volta che mi pare.

Cosa ve ne frega?
Ve ne frega che il colore fa da “rilevatore d’animo” no?
Ciao gatti.

Modifica:
Sono tornata al vecchio modello.
Al momento non so fare altro..

I sensi

Un bicchiere di vino rosso
o lo sguardo disteso su una bella vallata.
Gli occhi immersi in un bel cielo.
O negli occhi di qualcuno.
Una carezza al gatto.
Una buona musica.
L’ipnotico e morbido ticchettio della pioggia.
Il calore del sole sulla pelle.
Il profumo di un fiore, di un albero gravido di mele mature.
L’odore della pelle o di un buon cibo.

I sensi del Corpo sono la strada per lo Spirito.
Sono viva. Questo è già molto.

Convivenze

Il nostro primo mese insieme.
(come siamo romantiche, eh?)
Firmato: la neoGattara