Evoluzione

Il pretesto dell’evoluzione come arma letale.
La correzione degli errori con una lama, senza anestesia
Dare un pugno in faccia e ricevere una lancia nel petto.
Il sanguinamento che non smette.
La sproporzione che stride e nasconde altre istanze.
Il giudice che predica il non giudizio.

Fosse crescita sarei contenta.
Ma così io torno indietro.
Non permetterò a nessuno di vanificare le mie faticose salite,
facendomi cadere e rotolare indietro di mille passi.
Al cielo degli Dei salirò SOLO quando avrò sviluppato le ali.
Non voglio certo cadere dal ramo anzitempo e schiantarmi giù,
su di una Terra così dura da sembrare granito.

Hanno sempre ragione gli altri

Ci deve essere un perché.

Strabismo di Venere

Che nome gentile per un difetto.
Sarà per questo che vedo cose che molti non vedono.
O che le vedo diversamente.
Che la mia ottica è atipica.
Che il punto di vista è spesso l’Altro.
Che solitamente divergo, che parto per la tangente,
e che, ugualmente, curvo con facilità.

Una volta era un problema.
Oggi sono io.

La Quaresima

Una volta c’era la Quaresima.
Per esserci, ci sarebbe anche adesso. Ma non ce ne curiamo più.
Quella che mi pareva una tradizione obsoleta e per di più rivestita di cattolicesimo – nel momento in cui avevo il diavolo in corpo – suscitava in me l’istinto ribelle e la totale negazione di ciò che era stato fino ad allora e che fino ad allora mi era stato caldamente consigliato se non imposto.
Invece.
Invece gli antichi avevano ragione.
Basta fermarsi in quella specie di silenzio sospeso, in quel momento di calma in cui l’attenzione si ritorce all’interno di quando, nel mezzo delle corse quotidiane, ci si ferma un attimo a fare il punto della situazione.
Dove sono, cosa sto facendo, come mi sento, adesso?
Adesso c’è la Quaresima.
Adesso sento la Quaresima.
Il senso della pulizia di sé, il bisogno di rinnovare la corteccia e raffinare la linfa, il lavaggio, la riduzione di complesse sovrastrutture, l’insalatina verde, l’acqua, l’aria aperta, il minimalismo organico, l’atteggiamento spartano, la strigliata del manto, lo sfogliare di strati, l’apertura al respiro.
Preparando il terreno.
Aspettando la fioritura.

Facebook

Mi hanno disabilitato il profilo su facebook.
Senza preavviso. Senza motivazione.
Sono degli stronzi.
Ma ancora una volta noto come le orecchie dell’universo siano dannatamente pulite.
Non molto tempo fa mi chiedevo quanto mi sarei sentita più libera senza il “piacere obbligato” di restare in contatto con una certa quantità di persone.
Era solo una domanda! Non era il caso di farmi sparire così.
Anche perché esistono sempre i telefoni. L’isolamento funzionale è un’utopia.
Mi sento molto Jessica in questi momenti.
Che abbia ragione lei?
Comunque creerò un profilo per il Gatto.
Personalmente, se mi “riattivano” posso anche valutare l’ipotesi di restare
(dopo aver tolto tutto ciò che mi appartiene arbitrariamente cacciato nel nulla come le foto, ad esempio).
Diversamente, non ci sarà un altra Lola.

Al modo di San Sebastiano

Ho domande infilate ovunque.
Come frecce, come piccoli coltelli.
Una frenesia carnale ai confini con un tenue e sordo dolore.
Un fastidio disseminato, sostenibile ma molesto.

Vado a dormire con tutte le mie freccette.
Buonanotte gatti.

Mare poco mosso

Conosco questo mio raro e benedetto momento di pseudo oblio.
Arriva da sotto e affiora sulla superficie della mia giornata.
Sale come una marea soffice ed ottundente, come un’enorme portata di panna montata, come la schiuma densa e profumata di un bagno cremoso.
E mi rende calma – pur se molto attenta – serafica.
La percezione è limpida ma i cannoni sono scarichi, il personale addetto a riposo e il comandante, calmo, quasi metodico, si limita a registrare ogni variazione di rotta con estrema precisione.
E’ uno stato dell’essere che assumo, dicevo, molto raramente.
Tanto raramente che non mi sento di interpretarne la motivazione, il vero fondamento.
Conosco solo la sua probabile origine e sento che la calma di oggi è un acciaio temprato dal fuoco più violento.
Una cosa che arriva “dopo”.
Va bè. Galleggio, fissa e appena mossa, come una boa al largo.
Si ha tempo quanto basta di guadagnare una certa distanza di sicurezza prima che un’ondata, strattonandomi forte, rompa la corda.
Nel caso di tale ipotetico avvenimento – qualcuno avesse dubbi – non andrò alla deriva.

La diga

Sono vicino al momento in cui la fisiologica tenuta
si trasforma in resistenza.
Prima che la pressione possa farmi scoppiare
apro un certo tot di finestrelle.

Averci il pane

e non averci i denti.
Guardare in alto
ed essere bassi.
Voler piantare un chiodo
e brandire una piuma.
Cose così.

Dinamico standby

Come al solito, scrivo poco quando accade molto.
Sono giorni intensi, densi di vibrazioni irregolari, di impulsi che scalpitano,
imbrigliati da un tempo non ancora maturo.
Il ribollire vivace di una fanghiglia fertile, di un vulcano attivo ma calmo.

Con in mano un biglietto per destinazione ignota,
sono finalmente una donna in partenza.