Caccia al Tesoro

Cogliere la bellezza è l’unico dovere verso noi stessi, verso Dio
per chi ci crede, indipendentemente dal modo in cui ci crede.
Cogliere la bellezza in ogni cosa.
Coglierla nel cielo. Ma è facile…
Coglierla nella natura, si. Nei buoni sentimenti.
Coglierla in un sorriso, nella verità di certi sguardi.
Coglierla nel diavolo, che ti mostra l’ombra affinché la si diradi
nel trovarle un senso.
Coglierla nell’ingenuità altrui e di se stessi.
Percepirla nel dolore, nella rabbia, nel movimento che ci spinge avanti.
Cogliere la bellezza di un punto debole e nello sforzo di trasmutarlo.
Intravedere la bellezza nella nebbia così come coglierla senza sforzo
in un mattino in riva al mare. 
Fissarlo, il mare, sentire risorgere la Vita, talvolta tramortita, e cogliere il senso
di doversi talvolta spostare. Del volersi sinceramente accettare.
Cogliere la bellezza nel pianto risanatore. Anche quando questo dura a lungo.
Coglierla in incredibili momenti di gioia incondizionata che la logica riterrebbe inopportuna.
Cogliere la bellezza di una morte, nello schianto di uno strappo non desiderato.
Lasciarla entrare accettando uno sguardo sconosciuto che intercetta la tempesta interiore. E far fluire la vergogna per poterla stemperare.
Cogliere la bellezza nello sforzo disumano di scoprire come la solitudine sia
la porta da attraversare affinché la stessa possa sparire.
Coglierla in certi giorni disordinati. Coglierla nella bistrattata normalità.

Cogliere la bellezza nella Possibilità, pressoché illimitata, nascosta dalle nostre carnali identità. 
Coltivare il coraggio di addestrarci duramente prima di poterla esperire,
affinché tanta luce non ci incenerisca all’istante.
Questo potrebbe dare un senso a tutto.
Specialmente al termine di questi anni densi di sfide e di eclatanti cadute.

Cogliere la Bellezza.
This is my Goal.
Buona serata gattoni.

La stagione fuori posto

Capita che a fine Luglio c’è il cielo di Settembre.
Che stendi un costume usato nel weekend con addosso una felpa.
Che tutto è collegato e non sai se la tua mente segue il cielo
o è il cielo che obbedisce a te.
Capita che non hai mai tempo e all’improvviso ne hai troppo.
E questo non ti salva comunque dall’inefficacia di portare a termine
i quotidiani compiti.
Capita che ho due gatti e tutti e due con un’anomalia all’occhio sinistro.
E che mi scruto allo specchio per trovare in me lo stesso segno.
Capita che la gente fa un incubo e lo crede un sogno.
Che credendolo profetico lo nutre in se fino a materializzarlo.
Capita che alcuni sono vivi ma ne fai un funerale lo stesso.
Capita che alcuni sono morti, e ti parlano all’orecchio meglio di quando c’erano.
Capita che si ha una pena dentro e che la si usi per mettersi un po’ in ordine.
Capita di sentirsi spesso l’ultimo. E scoprire che il verso della fila può cambiare.
Succede di godersi le cose, per quanto umili possano essere,
con la mano del Vero e la pienezza della Dignità. Nonostante tutto.
Capita di fare un lungo e periglioso sentiero per poi scoprire
che la cosa vera è solo il percorso. Non c’è traguardo, non c’è arrivo.

Parrebbe un cliché, ma veramente non ci sono più le mezze stagioni.
O meglio ci sono ma si succedono in tempi sbagliati.
E questo è un grosso problema che riguarda tutti.

In mancanza della cioccolata concludo la cena con un goccio di vodka.

Hai voluto la bicicletta?

“Se ora tu vuoi appressarti all’Arte nostra, sappi: è una lotta atroce e un andar su di un filo di rasoio. Si può vincere come si può perdere e due cose portano soprattutto al disastro: AVER PAURA E INTERROMPERE. Una volta cominciato, è necessario che tu vada fino in fondo, l’interruzione portando un reazione temibile con l’effetto opposto. Lo puoi facilmente comprendere: ad ogni tuo passo una quantità sempre più alta dell’energia turbinosa è arrestata e spinta contro corrente; eccitata, offesa, essa è tutta una tensione; e per un momento che tu ceda, ti si scaricherà addosso e ti travolgerà miseramente”.

(della tradizione solare del soggiogare le Acque)
(da “Conoscenza delle Acque, Abraxa, Gruppo di UR)

The Phoenix

 

.. and even in the case of trouble
you would be able TO RISE AGAIN
like a Phoenix from the ashes.

Voglio vivere così

.. in accappatoio, semisdraiata sulla morbidissima poltrona nuova, con la porta della terrazza aperta, con il sottofondo del cinguettio di incredibili uccellini felici, con una buona radio a mezzo volume, a ritoccare foto per puro divertimento, o a scrivere pensieri colorati e leggeri come fiori, con le riviste preferite di fianco, i capelli raccolti, le mollettine, i lineamenti sereni, i piedi all’aria aspettando che asciughi lo smalto, con il gatto sdraiato accanto.
E guardando, ogni tanto, beatamente nel vuoto con la più totale assenza di pensieri.
Ma chi mi credo di essere?

Gatti svelati

Sono tre anni che blatero qui sopra, canalizzata da una quarantenne piena di perché, e non sapete nemmeno che faccia ho.
Che faccia ho?

Questa qui di fianco.

BUONGIORNO GATTI

La porta azzurra

Un forte raffreddore. Un monito per una più sensata gestione del mio veicolo fisico. Un momento di riflessione che si svolge nel tipico stato di coscienza cangiante che mi prende quando certe condizioni mi costringono a spezzare le mie nevrotiche abitudini.
Quando il confine con il sogno è più vicino.
Quando sono ferma in piedi, tentennante e diffidente, accanto a quella porta azzurra (non so perché azzurra, la vedo così) che mi può fare accedere alla Visione.
E mentre una parte di me piantona immobile – eterea e appena tremula come una specie di fantasma – quell’uscio smaltato di cielo, un altro strato a metà tra l’atomico e lo psichico brulica incessantemente in un capillare lavoro di tasformazione.
Ancora una volta la fermentazione che può completarsi solo in un momento di quiete, ricalcola la cifra del mio essere.
Mi accorgo di questo perchè chiodi ripetutamente battuti cominciano ad entrare.
Perchè spire auree che ho insistentemente tentato di inserire in me (in cucina si dice ‘lardellare’…) cominciano a sciogliersi, a compenetrarmi e a fondersi con il mio tessuto.
In tutto questo, questa tenue ma ostinata pioggia mi sembra giusta.
Perfetta, nonostante le comuni opinioni sull’opportunità del maltempo a Giugno.
Buonanotte Gatti.

Un altro 3 Giugno

– Adesso sediamoci un po’ qui.. Va bene? – tiro fuori una sigaretta, mi tolgo i capelli dagli occhi – c’è sempre un po’ d’aria qui – e l’accendo.
– Ooh sempre ste sigarette!
– Lo so. Non dire niente. Sai cosa diceva papà? “Chi fuma gli manca qualcosa”. Guarda che ha ragione. Però. Però, lo vedi, non è il caso che ti dica niente. Lo so bene che fa male. E’ chiaro che fa male, ma lo vedi? Hai visto no? Ecco. Adesso me ne fumo una.
– Io non ho mai fumato, mangiavo un mucchio di verdura. Andavo a dormire presto. Non vuol dire niente.
– Non è che non vuol dire niente. Insomma certe cose non che siano proprio una panacea… Ma non è quello. Non è SOLO quello. Certe cose accadono lo stesso, se devono accadere. E’ che io continuo a chiedermi il perché.
– Si dai, lo hai già pensato mille volte. Anch’io credo che le cose siano andate così come pensi tu. Pazienza. Tu non farti fregare.
– Ah si. Ci provo. Sai vorrei dirti tante cose e, soprattutto, chiedertene tante altre. Chiedere il tuo parere sulle cose che ho fatto e che faccio. Ma mentre lo penso sento anche che è sbagliato il modo con cui vorrei farlo: c’è ancora una traccia del desiderio di essere confermata. Di farmi dire che sto facendo bene e quindi vado bene, sono giusta. Capisci?
Non importa mica che tu non ci sia fisicamente. La Te che ho dentro ancora persiste. E ci mancherebbe mi dirai…
– No no, ho capito…
– Di questa Te che ho dentro una parte, ancora, è un’elegante maschera della mia paura, di uno stupido senso del “si deve”, del “si fa” e del non “si fa”.
Sarebbe stato bellissimo averti come amica.
Ed è stato meraviglioso averti come madre. Ma averti come madre ha implicato un ruolo archetipico che ci ha imprigionate in un copione. Va bè. Sono stata comunque fortunata.
Uffa. – La guardo con una sincera espressione di richiesta – E ora? Cosa devo fare ora, secondo te?
– Fai la tua vita. Fai uno sforzo e smettila di avere paura di tutto. E’ un’occasione UNICA. Hai capito? Fai quello che vuoi fare. Fallo.
– A volte non so quello che voglio fare.
– Nessuno si aspetta niente da te. E se se lo aspetta sbaglia. Sono affari suoi. Tu vai avanti per la tua strada.
– Sapere quale..
– Ma vaaaaaa! La tua vita è roba tua. Non te lo devo dire io cosa devi fare. Cercalo tu.
Vai. Fai quello che VUOI fare. – mi dice con quel sorriso che scioglie tutto.
– Sai che ti assomiglio di brutto? In certe foto si vede tantissimo.
– Ti ho passato necessariamente delle cose. Ma tu sei tu. Ammetto che la pensavo diversamente e a volte non ti capivo. Ma ora mi sta bene: non sei mica mia. Mi hai attraversata e devi, al limite, dirmi grazie solo perchè c’ero e essendoci hai potuto uscire qui.
– Adesso dove vai?
– Solo al di fuori del tuo sguardo fisico. Ma non scervellarti, come al solito, di capire. Poi lo capirai. Pensi troppo. Ora stai lì dove sei. Cerca di scoprire tutta la bellezza di cui parli sempre. Vivi. Fai quello che vuoi senza limiti che te ne metti già a sufficienza: non farai mai niente di sbagliato. Io lo so.
Crediti porca miseria.
Ciao

Resto a guardare una porzione di quel muretto assolato. Nell’angolo interno della finestrella una piccola ragnatela vibra, gli uccellini (non è uno spot del mulino bianco: ci sono davvero gli uccellini lì) cantano come nel migliori cliché della letteratura bucolica anche se questo, in teoria, potrebbe essere un noir o un mattone della vecchia letteratura inglese visto che siamo in un cimitero.
Il sole va e viene. Forse pioverà ancora.
La tua foto non suscita più quell’ingannevole senso di presenza come qualche tempo fa: è chiaro che tu non sei lì.
Mi alzo, mi pulisco i jeans e vado.

Crediti porca miseria.

Grazie per aver bruciato tu tutto un carico di sofferenza senza lasciarmelo in eredità.
Grazie.
Vado e spacco tutto. Con calma, si capisce..

Pasqua 2011

Quest’anno mi tocca la parte dell’agnello.

Evoluzione

Il pretesto dell’evoluzione come arma letale.
La correzione degli errori con una lama, senza anestesia
Dare un pugno in faccia e ricevere una lancia nel petto.
Il sanguinamento che non smette.
La sproporzione che stride e nasconde altre istanze.
Il giudice che predica il non giudizio.

Fosse crescita sarei contenta.
Ma così io torno indietro.
Non permetterò a nessuno di vanificare le mie faticose salite,
facendomi cadere e rotolare indietro di mille passi.
Al cielo degli Dei salirò SOLO quando avrò sviluppato le ali.
Non voglio certo cadere dal ramo anzitempo e schiantarmi giù,
su di una Terra così dura da sembrare granito.