Oggi è così

E’ una vita che non mi sento così.
Maledizione.
Una colonia gigante di tarme nella pancia e un uguale tormento, sommesso e continuo, nel petto.
Il muovermi senza una direzione.
Il galleggiare su un mare di scelte tutte plausibili e tutte difficili.
E un pietoso osservarmi, un paziente seguirmi, con sguardo accigliato,
forse un po’ preoccupato.
Un ritorno alle antiche cure, come modo per temporeggiare e sentirmi anche carnalmente.
Uno sforzo per muovermi secondo i binari degli ordinari giorni.
Non perderti. Non ti perdere.
Lasciati andare si, ma non perdere la visione di te.
Mi dico.

In tutto questo un’inedita sensazione di vitalità, mai vissuta insieme alla fatica di risalirmi.
Quando e se mi riconquisterò, stavolta avrò fatto un buon lavoro.
Con o senza.

Ciò che pulsa è vivo.
E io lo sento.
Ora posso uscire.
A dopo – sicuramente.

Specchio delle mie brame

Sono di pessimo umore.
Detesto la non coerenza.
Detesto la visione tubolare dell’esistenza di alcune persone.
Patisco la non considerazione dell’intero.
La non considerazione di tutti i riflessi che si propagano da esso e che vengono giudicati elementi superflui anziché preziose indicazioni dello stato dei fatti.
Non tollero la prevaricazione.
Aborro la mancanza di umiltà.
Patisco la considerazione monca di aspetti si, sottili, ma fondamentali.
Soffro le mie impulsive – e di conseguenza – errate valutazioni.
Devo avere Marte direttamente nel didietro.
Bisogna ammetterlo.

Ora, tenuto conto che ciò che mi tocca, mi tocca perchè risuona in me,
capite bene che non sono per niente contenta di dover riconoscere l’esistenza di tali gravi imperfezioni.
Guarirò?
Perché rompere lo specchio non si può.
(ci mancherebbero altri sette ani di sfiga)
Grrrr.

Saturazioni

“E’ solo quando si è stufi di essere stufi che se ne esce.”
(Anthony De Mello)

Progetto

Mi incanto, stanca del rincorrersi dei pensieri, dei tentativi di ragionare cose impossibili da razionalizzare e accedo accidentalmente a quel mondo fatto di immagini casuali e paesaggi surreali non strutturati.
Ci metto un attimo ad entrare in quel non luogo che in passato cercavo di conquistare con sensibile sforzo e disparate tecniche.
Mi fermo un attimo e nell’immobilità si apre il sipario che si sovrappone alla visione reale rivelando tutta la mia incoerenza, tutto il mio caos e tutti i sentieri possibili che pur essendo assolutamente a partata di mano, sembrano lontanissimi.
Vedo il mio campo pieno di scorie e particolari inutili.
Riesco ad intercettare gli ostacoli nascosti dietro alla mia presunta ricchezza interiore e comprendo che la frammentazione attraverso la quale mi esprimo è una ricercata e sofisticata via di fuga.
Il coltello che mi apre e mi esplora così profondamente e minuziosamente è un meraviglioso e spaventevole dono per questi miei anni.
Ho la voglia di entrare in questo paesaggio con un grande sacco nero in cui buttare piccoli arabeschi ormai deformati, decorazioni inutili e fuorvianti, frammenti di spazio-tempo ormai inerti da tempo.
Ho voglia di ripulire al massimo per trovarmi.
E per fare questo ho bisogno di uccidere tutto quello che sono stata fino ad ora.
Ho bisogno di estirpare tutto in tutto l’orto, dissodare la terra.
Ararmi, confondermi con il caos primigenio, destrutturami e tornare vergine.
E tutto questo forte impulso di distruzione – che potrebbe preoccupare più d’uno di voi che leggete – anziché abbattermi e rendermi ad un inquietante oblio, mi accende una fiamma, mi rivivifica, mi fa vibrare, mi espande.
E mi lascia intravedere una guizzo di Libertà.

Il percorso pare lento ed articolato. Ma non mi fermerò.

Bilanci

La vita è una partita doppia.

Occhiali

E’ il vizio del dettaglio che mi fa perdere di vista il cuore delle cose.
A volte piccoli particolari fanno la differenza, é vero.
Ma il particolare, per definizione, é solo una parte dell’intero.
Non dovrei dimenticarlo mai.

Dicono che la presbiopia sia tipica della mezza età,
il momento in cui si abbandona la tendenza egoistica
e la visione individualistica. (o si dovrebbe farlo..)
Sono andata a farmi fare gli occhiali.
Sarà, alla fine, una buona notizia?

Tra il dire e il fare

Sono andata in giro dicendo, specie negli ultimi tempi, che Dare è più bello che ricevere.
Non so se involontariamente faccio opera di autoconvincimento e poi – e solo POI – ci credo, o se ho una specie di autoprecognizione.
Fatto sta che dopo essermi annunciata la scoperta di tale verità, ho toccato con mano più volte che è tutto vero.
Funziona proprio così.
Vuoi bene a qualcuno e lo stesso amore che elargisci nutre anche te.
Anzi, nutre soprattutto te.
Cerchi di aiutare qualcuno e il godimento che ne deriva ti riempie e ti fa esplodere come una cornucopia enorme, esagerata, sfrontata.
La compassione ti avvicina ad un’osservazione estatica della vita.
La generosità ti rende oggettivamente immenso.
L’Amore ti da la bellezza più bellerrima che c’è.
E notare bene che, se per caso dalla parte ricevente non arriva nulla in cambio,
E’ LO STESSO. Fa niente. E’ uguale.
Insomma, è veramente tutto dentro di noi.
Anche gli Altri sono dentro di noi.
Va bè, ragazzi. Un altro momento santo.
Di questi tempi tenetevelo stretto che qui si cambia come il vento.

A pensarci bene

Perché mai dovrei scegliere, andando a ridurre?
Io posso avere tutto.
Io posso essere tutto.