Non posso dimenticare il fragore sommesso ma profondo dell’oceano.
Un mare irritato ma trattenuto. Un ossessivo rimescolio, una forza palesata ma tenuta al minimo. Un costante debole boato che risuonava con i visceri più profondi.
Il ruggito di un animale immenso. Il cenno di una potenza enorme.
Mi è sembrata la colonna sonora ideale di questo mio continuo rimescolio di fondo.
Interessante l’aspetto fenomenico esteriore: costruzioni polverizzate in un attimo, maturazioni precipitose, schemi prima rigidissimi ora frantumati minuziosamente da questa sotterranea greve vibrazione che pare arrivare dal centro della terra.
Io in totale risonanza con quella grande massa d’acqua grigia, torbida ed inquieta.
Io rasa al suolo con forza, senza la minima traccia di angoscia.
Non temo la distruzione che precede la trasformazione.
E’ la stagnazione, che mi fa paura; l’assenza di movimento, l’uniformità a tutti i costi, il non agito, la quadratura di un cerchio che vuol restare tondo e fluido.
Ho raggiunto velocità stratosferiche nel processo di adattamento, facendo saltare sulle mani tutte le mie identità, con la padronanza e l’abilità di un vecchio giocoliere.
Ho concepito nuovi progetti, ho partorito nuove forme e ho fatto anche qualche funerale.
Ho fatto tutto questo, senza averlo minimamente progettato, dietro le quinte di una vacanza mondana, nella piena invisibilità, totalmente indisturbata.
Esperienza audace, difficoltosa in qualche tratto, che ha conferito una quantità imprevista di frutti.
Sono una donna ricca.
Il Gatto con l’Oceano Interiore
