Una festa della Madonna

L’otto settembre era festa.
L’otto settembre si mangiava, si beveva, ci si incontrava tutti.
Prima nella saletta della nonna, con quella specie di tappezzeria dipinta, con le pastine di pastafrolla e i baci di dama.
Poi nell’ex stalla, con le foto appese ai muri, le pastine di pastafrolla e i baci di dama.

L’otto settembre è inciso nelle mie ossa già dalla fase di crescita.
E invece basta un assenza a disgregare una data.
Che poi le assenze sarebbero più d’una, certo.

Insomma un pò di nostalgia.
Ma io guardo avanti.
Con un occhio di riguardo a ciò che mi ha permesso di arrivare fino a qui.

Casa cantoniera

Perché niotri au seimu.
E vogliamo solo quietare.
Grazie Gilli

In cantiere

Dopo il disordine, l’ordine.
Dopo l’eccesso, il calibro.
Dopo il caos, la sedimentazione.
Dopo l’azione, il riposo.
Dopo troppi si, qualche no.
Dopo l’informe, il confine.
Dopo il dubbio, la scelta.
Dopo un muro, la porta aperta.

L’essenziale esiste perché esiste il dettaglio.
La libertà esiste se esiste la regola.

Misteri

Andare di nuovo a dormire alle due passate e ritrovarsi svegli alle 06.36.
Con due occhi come due fanali, nessuna stanchezza e il gatto arrotolato sulla testa.
Ricevere invettive umorali altrui, da chi non brilla per discernimento ed imparzialità,
e rimanere stupendamente eretti, inscalfibili, immanenti, forti come dei tori.
Censirsi e accorgersi che non è (ancora) cambiato niente
e tuttavia espandersi come la marea in luna piena.
Misteri.

Resurrezioni (2)

In tre giorni e tre notti ho dormito un totale di 9 ore.
Senza contare la settimana precedente a questa.
Sono scomposta da giorni.
Sono interiormente a pezzi da tutto questo tempo e ieri pensavo di morirne.
Ora, a parte il sonno, ho la spinta di un vulcano in piena attività.
Direi che sono un mostro.

Agosto di quest’anno è l’Agosto più forte che io abbia vissuto, da che ho memoria. Anche se, si sa, la mia memoria fa spesso acqua da tutte le parti.
Non capisco se queste siano le prove generali per una prossima vita da romanzo o sono soltanto amplificata al mio massimo.
Anche perché ormai questa storia dura da almeno tre anni.
Da quando mi sono detta “deve cambiare qualcosa!”.
E sì che qualcosa è cambiato.

Mi guardo allo specchio alla ricerca dei segni di questo sbattimento micidiale e, a parte un’espressione un po’ stanca, da una che dorme poco insomma, non vedo tracolli evidenti. Anzi. Ho uno sguardo tutto nuovo e davvero tutt’altro che spento.
Faccio le scale correndo, con il fare di un bambino che gioca, e mentre le risalgo mi chiedo come cazzo faccio ad avere tutto questo entusiasmo. Mi chiedo da dove venga questa stupefacente energia e cosa c’entri con le mie tempeste interiori.
Che ci sono momenti che una marina di Turner non me la fa, né in drammaticità, né in melanconia.
Les autres accorrono ad intingere le loro quotidiane noie nella mia mai smessa ironia. E io mi chiedo spesso quando e dove potrò fare altrettanto. E se mi è davvero necessario farlo.

Ho deciso che il noviziato è finito. Ora sono pronta per darmi in sposa al mondo. Cercando, con tutte le mie forze, di essere Nel mondo e non essere Del mondo… Senza la presunzione di imitare santi ed iniziati, è ovvio.
Inanellerò esperienze, mi specchierò nei fatti.
Lascerò ciò che va lasciato e cercherò di identificarmi con forza in un fluire che non cristallizza, di volta in volta, la forma.
Ce la farò?
(Non mi sono drogata. Smettetela.)

Io voglio

Ho ripreso energia.
Salto la staccionata con un balzo solo, fulmineo, deciso, leggero.
E torno nell’Amore che tutto risana.
Qualunque sia la condizione.
Tutto è perfetto.
E non c’è altro da dire

Me lo dedico

Questo è il commento che ho postato sul blog di un’amica.
Si parlava di trovare la propria essenza..
Si parlava di predicare bene e razzolare male..
Si parlava del mondo che è come lo creiamo noi..
e cose simili.
Io stasera lo dedico a me stessa, senza riserve, nel tentativo di alleggerire una condizione un pò difficile.

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Allora, senti.
Premetto che oggi sono di pessimo umore quindi la mia comunicazione potrebbe non essere scevra da venature contraddittorie e/o da grossolani errori. Ma la vita è anche questa perciò non mi astengo e scrivo perché voglio scrivere.
Come sai anch’io predico bene, anzi, talvolta benissimo, ma poi razzolo da schifo, nel senso che cado. Cado mille volte.
Ma diciamoci un pò una cosa.
RICONOSCIAMO prima di tutto, che Scegliere bene è una fatica.
Ammettiamo la nostra fallibilità e ammettiamo che si, occorre svegliarci. Ma svegliarsi è faticoso, difficile. Svegliarsi è riconoscere come falso e superfluo quasi tutto quello che abbiamo creduto di essere fino ad ora.
Non molliamo la presa, no, questo mai. Ma vogliamoci bene lo stesso anche se qualche volta sbagliamo, cadiamo, neghiamo l’evidenza e restiamo ancora un attimo abbarbicati alle propaggini del mostro che ci devia da dentro.
Non siamo tutti uguali e non tutti possiamo prendere di petto la vita senza prendere dei colpi nella pancia.
Non mortifichiamoci per essere quello che di fatto siamo: esseri umani.
La prima Via è l’accettazione.

Il primo insegnamento di Matilde è stato questo: non serve a nulla forzarla e rincorrerla per prenderla in braccio. E farle fare quello che voglio io COME lo voglio io. (Che poi vorrei solo averla addosso per farle due coccole, alla fine).
Bisogna aspettare che raggiunga il suo momento di fiducia, senza che si senta sopraffatta da una volontà non sua e che non riconosce subito come benevola.
Allora piano piano capisce, “sente” e si avvicina. Mentre esplora tentennante ogni centimetro che ci separa, acquisisce elementi fino a sentire e riconoscere profondamente l’ambito emotivo in cui si sta muovendo. Poi, maturata la sensazione, si getta contro le mie mani in un impeto d’Amore mai visto.

Non prendiamo per la coda il nostro gatto (interiore…).
Utilizziamo volontà e fermezza ma con compassione ed amore.
Altrimenti creiamo un altro mostro. Solo più sofisticato.
Atti di volontà e sincero impegno.
Non Forziamo. Nessuna forzatura.

Non smettere mai di tendere al raggiungimento della tua Essenza: la vita serve a questo. Ma sii amorevole con te e i mostri allenteranno la presa più facilmente e più velocemente.
Diamoci respiro e possibilità, casso.
Non siamo poi così sbagliati.
Siamo solo dove siamo, in questo momento. E ci sarà una ragione anche per questo no?

Oggi è così

E’ una vita che non mi sento così.
Maledizione.
Una colonia gigante di tarme nella pancia e un uguale tormento, sommesso e continuo, nel petto.
Il muovermi senza una direzione.
Il galleggiare su un mare di scelte tutte plausibili e tutte difficili.
E un pietoso osservarmi, un paziente seguirmi, con sguardo accigliato,
forse un po’ preoccupato.
Un ritorno alle antiche cure, come modo per temporeggiare e sentirmi anche carnalmente.
Uno sforzo per muovermi secondo i binari degli ordinari giorni.
Non perderti. Non ti perdere.
Lasciati andare si, ma non perdere la visione di te.
Mi dico.

In tutto questo un’inedita sensazione di vitalità, mai vissuta insieme alla fatica di risalirmi.
Quando e se mi riconquisterò, stavolta avrò fatto un buon lavoro.
Con o senza.

Ciò che pulsa è vivo.
E io lo sento.
Ora posso uscire.
A dopo – sicuramente.

Specchio delle mie brame

Sono di pessimo umore.
Detesto la non coerenza.
Detesto la visione tubolare dell’esistenza di alcune persone.
Patisco la non considerazione dell’intero.
La non considerazione di tutti i riflessi che si propagano da esso e che vengono giudicati elementi superflui anziché preziose indicazioni dello stato dei fatti.
Non tollero la prevaricazione.
Aborro la mancanza di umiltà.
Patisco la considerazione monca di aspetti si, sottili, ma fondamentali.
Soffro le mie impulsive – e di conseguenza – errate valutazioni.
Devo avere Marte direttamente nel didietro.
Bisogna ammetterlo.

Ora, tenuto conto che ciò che mi tocca, mi tocca perchè risuona in me,
capite bene che non sono per niente contenta di dover riconoscere l’esistenza di tali gravi imperfezioni.
Guarirò?
Perché rompere lo specchio non si può.
(ci mancherebbero altri sette ani di sfiga)
Grrrr.

Benvenuta Matilde